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24 janvier

Bambole

"La scuola finisce e viene l’estate, poi arriva l’autunno e le foglie cadono. Anche gli amori adolescenziali ingialliscono ed ognuno fa tesoro delle passate esperienze godute o sofferte. I ricordi restano chiusi in un cassetto della memoria. Qualcuno rimane da solo a rodersi le sue colpe, a pensare a quello che poteva fare e non ha fatto.
Perché la vita è un corridoio…un corridoio con tante porte chiuse che solo la chiave giusta apre."
 
Che ricordi! Che storie! Che vite! Come si potrebbero evitare le lacrime nel ricordare tali stagioni della propria esistenza?
Siamo risultati.
20 janvier

Ancora una volta.

Stamattina ho sentito odore di polpette.

Ero seduto davanti al mio fido piccì e mantenevo una sostanziosa serenità anche se stavo chattando con qualcuno che avrebbe invece meritato qualche sparuto insulto. Sì, mi sono svegliato di buon umore. Perché? E chi lo sa! Ho imparato a non chiedermi alcunché su questi fortunati risvegli: come si dice…a caval donato non si guarda in bocca. Inoltre mentre picchiettavo sui neri tastini (un tempo fonte di ardua disperazione, ma questa è tutta un’altra storia) ricordavo il sogno fatto presumibilmente poche ore prima.

Una sorta di buio incubo pacato, ossessivo, snervante…che solitamente io adoro. Inizio a ricostruirlo e ricordo che vagavo nel mio paesino, con mio fratello e sulla mia vecchia e ormai scomparsa macchinina bianca, tonda, rumoreggiante e sobbalzante, non molto fida ma amica. Era giorno ma sembrava notte. Era un giorno feriale ma sembrava festivo. Dopo un parcheggio azzardato ed un ritorno ad una casa non nostra (eh sì, credo sia una caratteristica dei sogni trasformare in proprio ed abitudinario qualcosa che nemmeno si conosce) ecco che si sviluppa l’angoscia per aver lasciato la macchina parcheggiata male….e scappo via, corro, volo…su bidoni rotolanti, su rotoli bidonanti. Raggiungo la vecchia scuola elementare e gettando un’occhiata rivedo me ed i miei compagnetti, sulle gradinate : <<Calogerina e Calogerino sono fidanzati! Sono fidanzati! Hanno lo stesso nome e sono fidanzaaaaati!>> Poi, sempre sfrecciando, incontro Laura (che non ho più visto da vent’anni a questa parte) e la saluto con un “ciao” che aveva dietro tutta la spiegazione del perché mi stessi affannando così tanto. Ma intanto sono arrivato! Abbiamo parcheggiato lì la macchina…ma…ma…ora non c’è. Rivedo, come in un flashback, che mio fratello l’aveva già spostata…aaaahhhh, vero! Allora posso tornare a casa…e cammina cammina che il lupo non c’è, lupo che fai?…mi ritrovo nel quartiere buio, quello dietro il castello, quello dopo il castello. Ripensandoci anche quel quartiere non esiste ma dovevo attraversarlo per tornare nella casa che non era mia, ma era mia. Mmhhmm, ora che ci passo ricordo d’averlo già sognato questo posto, queste viuzze. Sì! Lì c’era un fantasma, tanto tempo fa; ora sarà andato via, a cercare una società “meno civile” e più credulona. Qui sembra proprio notte fonda, le luci lampeggianti dei lampioni lasciano in vita solo pochi oggetti, pochi muri: tutto il resto muore nell’ombra. Corro veloce, come prima…per lasciarmi dietro la paura. Ah, ecco dov’è la macchina! E’ parcheggiata sotto casa! Bene, missione compiuta! Posso svegliarmi.

Be’, ora posso anche smettere di ripagare frasi con frasi e rimango fermo fino a che il monitor non diventa nero (come il vicolo del fantasma) e poi, ancora attratto dall’odore di polpette mi precipito giù per le tre rampe di scale che separano le mie papille gustative dalle croccanti-fuori e morbide-dentro pepite. Io amo le polpette! Da bimbo invidiavo il mago pancione, quello dei cartoni animati, che poteva mangiarne liberamente a dozzine…ed io ci provavo: una, due-tre-quattro-cinque (e la mamma urla), sei, sette (e la mamma arriva di gran carriera facendo vibrare il pavimento)…<<va bene, basta, non ne mangio più>>, otto-nove (sberla). Ovviamente ora sono grande, ne mangio due e passo il resto del tempo a rimpiangere di non poter fare come quand’ero piccolo. Alla tv c’è un servizio sulla uova di pasqua…a gennaio…non c’è per caso qualcosa di sbagliato? Torno su.

Sì, è proprio una bella giornata, sono ancora di buon umore. Ecco, ci vuole una doccia! Ed ovviamente ad attentare alla pace del rito idrico arriva a casa mia “u strafalariu”, per quel cd. Allora concludo velocemente di vaporizzarmi e lo faccio salire. Scopro che ha pure tentato di sabotarmi i maccarruna! E non solo, ha sbirciato nel famigerato testo sacro di “matematica cerroni”…ah, che possano, lui e i suoi discendenti, trovare pace e perdono dopo aver compiuti tali empi gesti sacrileghi!

E finalmente ora sono solo, nella stanza illuminata dal sole. Il telefono non squilla, il campanello non squilla, mia madre non squilla…posso rilassarmi! Allora esco in balcone, assaporo il sole tiepido sulla spaziosa fronte e respiro l’aria (che non è poi tanto male). Passo una gamba sulla ringhiera grigia (è un po’ sporca, mi sembra), poi l’altra. Una spinta. Volo. Sto volando. Dura un attimo: il vento che passa veloce sul volto, le orecchie che perdono i suoni a causa di quello, troppo forte e ovattato, dell’aria ed il sole che va scomparendo. Passano solo pochi secondi che non sembrano un’eternità e non si ha tempo di pensare a qualcosa, solo sentire e provare strane sensazioni. Poi il tonfo, sentito attraverso la pelle e non le orecchie. La guancia destra sulla polvere. Poi un urlo. Mia madre? No, lei avrebbe urlato più forte, più stridula. Un pensiero mi passa per la mente: domani dovrei cominciare a studiare. Altre urla, più stridule stavolta.

Sì, domani comincerò.

11 janvier

Non al denaro, non all'amore né al cielo...

Non amo le celebrazioni, non amo le ricorrenze, "tralaralalla tralallalleru": per me hanno un'effimera "dolcenera" importanza; chi mi conosce lo sa e spero cerchi di non farmene una colpa. Io amo vivere giorno per giorno (ma non per questo sono meno calcolatore), festeggiando se c'è da festeggiare: amo i "brividi di ragnatela, sul volto pallido della luna". Ovviamente esistono delle eccezioni, che "mostrano la differenza fra idea e azione".
Oggi è una giornata che mi piace ricordare...anche se "passa il tempo sopra il tempo", inesorabile. Anni fa, nel periodo nel quale pensavo "non ha vent'anni ancora! Cadrà l'inverno anche sopra il suo viso"?, in un freddo giorno invernale, come per un desiderio esaudito ("crepare di maggio, ci vuole tanto, troppo coraggio"!), un undici gennaio morì "e morì come tutti si muore come tutti cambiando colore" chi parlava di alcune realtà che cerchiamo attentamente di evitare giorno per giorno. "Marcondiro'ndà".
E' importante che ci sia chi sappia vedere al di là del proprio naso e "che non sappia che farne di occhi normali", è importante che non tutti facciano finta di dimenticare. Ma la nostra memoria "di un eroe morto, che ne farà?"
Be', io credo che debba esser questo a distinguerci dalle belve: il saper ascoltare chi ha detto qualcosa di bello, il cercare di imparare da chi ha detto qualcosa di grande. Capire non dovrebbe essere solo una conseguenza dello sbagliare. Io ho deciso che "aspetterò domani per avere nostalgia".
A modo mio questo è un omaggio...un omaggio a chi ha fatto vibrare le corde più nascoste dei miei pensieri, del mio cuore (ho un cuore?), semplicemente con le sue canzoni. C'è chi dice che egli non cantasse ma recitasse delle poesie: a me sembra risibile! Io ho sentito CANTARE delle POESIE. E' diverso. Spesso le parole risuonano vuote, atone, ma ecco che un giusto colpo di diaframma, di un-non-so-cosa, si dona a quelle forme cave un significato del tutto nuovo, pieno, trasudante...denso. Lui regalava densi significati alle parole, quando "ci voleva, per fare il mestiere, anche un po' di vocazione". Perché? Forse "per la stessa ragione del viaggio: viaggiare" o forse per quella "voglia di dare, l'istinto di avere...e tu, tu lo chiami amore e non sai che cos'è."
Sì, era amore, passione. "Quand'ero piccolo m'innamoravo di tutto" e poi si cresce e si continua a crescere e "cadrà altra neve sui camposanti" e s'inizia a dimenticare l'amore, a forza di essere labili, "a forza di essere vento". Ma qualcuno, colui che "non vuole tradire il bambino per l'uomo", riesce a innamorarsi e a soffrire ancora, da grande, perché "l'amore ha l'amore come solo argomento". E quando non tutto va sempre come vorremmo allora si "ama e si ride se amor risponde, si piange forte se non ti sente" essendo consci che alla fine "passerà anche quella stazione, senza far male". Sì passa...e quel "dolore, la perla più scura", diviene dolce e si "scioglie la neve al sole, ritorna l'acqua al mare, il vento e la stagione ritornano a giocare"...
Non si può dire fosse obiettivo, al di sopra delle parti, forse proprio per quella sanguignità che lo animava (ed io lo capisco bene, ohh se lo capisco beeeene!): lui "viaggiava in direzione ostinata e contraria per consegnare alla morte una goccia di splendore". Lui sentiva "piangere ed urlare anche il vento ed il mare". Ma, cosa essenziale, lui viveva in modo da confermare i suoi pensieri...in un mondo in cui invece "la gente dà buoni consigli, se non può più dare cattivo esempio".
E ora lui ed i suoi sogni "dormono, dormono sulla collina". Ha realizzato i suoi propositi? Ha ottenuto il suo premio? Io credo di sì. Per fortuna non "visse solo un giorno, come le rose". Mi perdo così in uno specchio antico, merito del suo lavoro, e mi chiedo se "quando scadrà l'affitto di questo corpo idiota" anch'io avrò il mio premio. Ognuno di noi avrà il proprio? E che premio sarà? Un altro mondo ("gli arcobaleni d'altri mondi hanno colori che non so"?), il paradiso? Ed avremo anche delle punizioni? L'inferno? Forse "l'inferno esiste solo per chi ne ha paura"...ma come si fa a non aver paura dell'inferno? Abbiamo paura soprattutto della morte: "chi bene condusse sua vita, male sopporterà sua morte"! Non siamo così maturi, così illumiati da poter accontentarci e urliamo sempre "tu sei più felice di me!". Eh sì, "è una storia sbagliata".
Allora inizio a vedere quello che ci ha lasciato come uno sprone ad esser forti, ad acquisir coscienza, anche se è vero che le "le avventure in codesto reame debbano risolversi con grandi puttane" e che "coltiviamo per tutti un rancore che ha l'odore del sangue rappreso". Ci ha parlato del saper accettare, "dammi quello che vuoi, io quel che posso", e che tutto può essere visto da diametralmente opposti punti di vista per cui esiste "una lettera vera di notte, falsa di giorno". Ma credo che questo sia un messaggio troppo forte, ancora, da comprendere e "pure se vivò fino alla fine del tempo" non ho la speranza di veder corretti i nostri errori, da lui cantati. E' difficile che si riesca ad essere più forti, a vedere "scherzando con gli occhi ed il cuore", a "chiamar i ricordi col loro nome", e "correre all'incanto dei desideri". Trasciniamo "il cadavere di Utopia" sulle nostre spalle senza neanche accorgercene poiché "per tutti, il dolore degli altri, è dolore a metà" (che eufemismo!). Siamo abituati a leggere nella "prima pagina venti notizie, ventun'ingiustizie" e a "filare i nostri giorni", quasi senza passione, mirando ad una realizzazione materialistica che non lascia spazio all'osservare gli altri, quegli "altri che sognan loro stessi...e tu sogni di loro"?
E così ci si sveglia nel cuore della notte, come stanotte..."stanotte è venuta l'ombra, l'ombra che mi fa il verso", e ne ho avuto paura. Forse ognuno di noi pian piano tende a diventare la propria ombra, "quando il rimpianto diventa abitudine" e "non resta che qualche svogliata carezza e un po' di tenerezza": ci si stanca...perché "più ancora del tempo che non ha età siamo noi che ce ne andiamo". Ed allora cerchiamo di distrarci amando in cento l'identica donna ma che "questo ricordo non ci consoli: quando si muore, si muore soli". E dicci, "tu che sfiori il cielo col tuo dito più corto", allora cosa dovremmo fare di quello che hai lasciato, con la nostra debolezza? "E' stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati"? Certo che sì: abbiamo qualcosa da ricordare...ma "la memoria è già dolore, è già il rimpianto di un aprile giocato all'ombra di un cortile" e spesso questa memoria ci incattivisce, ci isola e "in un vortice di polvere gli altri vedevan siccità": tanto è amaro il retrogusto di sentirci abbandonati. Così facendo non riusciamo a comprendere che siamo tutti su di una stessa barca, "che la carogna è già abbastanza attenta: non c'è nessun bisogno di reggerle la falce"...e invece di COMPRENDERE ci chiudiamo in un bieco egoismo e rubiamo l'amore.
Io ho rubato l'amore, forse perché "Inverno mi convinse che Dio non sarebbe arrossito rubandomi il mio". E tutti si sbaglia e tutti si continuerà a sbagliare. Ma poi ci si guarda e "lo stesso sorriso, lo stesso colore dove sono sul viso di chi ha avuto l'amore"? Allora confortati da parole più volte ascoltate si inizia a capire. Può sembrare strano ma proprio "nella pietà che non cede al rancore io ho imparato l'amore". Sapete, ho sempre creduto di parlare seriamente "e mai che mi sia venuto in mente, di essere più ubriaco di voi"!
Sono cresciuto così con la paura di "avvertire il tempo sprecato a farmi narrare la vita dagli occhi" e un po' mi ci sono abituato, quindi ora "non si risenta la gente per bene se non mi adatto a portar le catene". Appaio anonimo, qualunque, insignificante ed in parte lo sono...ma ognuno di noi ha una propria realizzazione personale (Vitea docet), ed è in onore a questa realizzazione che ognuno di noi ha diritto di esistere e di non essere inferiore ad altri. Sì! Questo, finalmente, riconosco nel suo messaggio. E pensando, cantando, sognando "io, per un giorno, per un momento, corsi a vedere il colore del vento."
 
Ora, Fabrizio, "lascia noi piangere, un po' più forte, chi non risorgerà più dalla morte".
 
Aspettando.
 
"Vanno, vengono.
Per una vera mille sono finte
e si mettono lì, tra noi e il cielo,
per lasciarci soltanto una voglia di pioggia.
"
 
P.S. Scusate per questo "esperimento sbagliato": so che "qualcuno dirà che c'è un modo migliore"...