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    January 26

    Promenade 2 - la vendetta.

    Mi ritrovo, mio malgrado, nella fase dello stupore.
     
    Senza rendercene conto attraversiamo stadi, da quello dello specchio a quello della bilancia, con una nonchalance inaudita credendo di vivere con e per continuità mentre compiamo delle evoluzioni circensi come minimo di terza specie. Sto raggiungendo la convinzione che il nostro cervellaccio ed il nostro sistema nervoso ci tengano sotto sedativo: siamo spiati e manipolati dal nostro stesso corpo! (Un'ovvietà per chi sa che anche la mente è corpo.) Così crediamo che gli altri non ci capiscano, che non ci osservino come invece facciamo noi; crediamo che gli altri non sappiano ciò che facciamo anche nella nostra intimità della quale invece riportiamo dei segni tangibili su viso, mani, occhi. Viviamo tranquillamente una privacy che invece non esiste, ci lasciamo avvolgere e cullare dall'illusione che gli altri non sappiano. Gli altri invece sanno: ma affrontare con tale consapevolezza ogni nostra giornata sarebbe davvero troppo! E nonostante io lo stia dicendo e lo sappia, proprio in questo momento già le mie meningi stanno rilasciando ordini per la contaminazione tramite qualche enzima "cancellatore" che presto rimetterà tutto a posto. Ah, cos'è successo? Ma che scrivo? Gli altri sanno? E cosa dovrebbero sapere? (Inizia a fare effetto.) E se pure fosse che importanza avrebbe: non si tratta di segreti malvagi, solo piccole libertà. Attraversiamo stadi anche più volte, a diversi livelli. Pochi giorni fa ho attraversato lo stadio dello specchio 2 - la perversione, e immaginavo le mie facce e faccine quando propongo espressioni d'assenso, di dissenso, d'ascolto interessato, da gnorri o da vapore. Alcune proprio non riuscivo a vedermele cucite addosso, non erano come me le ero immaginate attraverso i muscoli e la pelle: poi ho giocato a riconoscere i pensieri da quelle immagini. Quante cose da imparare abbiamo? Infine ho guardato fuori dall'ipod ed ho visto il mare "muccato" che ondeggiava al ritmo di canoni in fuga e assoluzioni cantate.
     
    Non riconosco la strada buia. Non la riconosco per come l'ho vista poche ore fa ma la ricordo solo per averla vista, sconosciuta, parecchi anni addietro. La riconosco come sconosciuta: ho perso la mia memoria a breve termine? Bella altra regressione da dover subire! Schiamazzi, vita che straborda, e l'ansia di essere assaliti da una qualche strana creatura collo-torcitrice. Stanotte è una luna meccanica a svelarmi la via, con mari e monti di forme aguzze; non mostra volti umanoidi (forse solo androidi). Per un attimo vengo rapito come mi accadeva con l'altra luna. Ricordo le passeggiate, le tante passeggiate per voglia o per esigenza e mi arrendo al ricordo di notturne esitazioni, scoperte, paure e solitudini. Tutto il mondo comincia a scorrere come in un diorama animato a più dimensioni e tutto comincia a confondersi fra spazio, tempo e idea. Grandi inferriate nascondono pullman in partenza per mete lontane e una torretta si aziona (cigola la catena al polso) e figure bardate e capellute aspettano anonimamente un richiamo (brucia la catena al collo) e i jeans cavalcano e i ricci ruotano e le automobili scivolano inceppandosi...e l'automa curioso cammina a grandi falcate con lo sguardo alla sua amata luna. Arriva al ponte ed è salvo, volente o nolente. Un semaforo diventa rosso. Con le palme alle spalle si assapora il silenzio, si cerca un motorino desiderato e si avanza sotto la luce tremolante dell'unico lampione che sta per spegnersi, dopo aver superato la stanza dalle mille luci. Asfalto brullo e sassi rendono rumoroso il cammino e si temono i quadrupedi invisibili ma la luna conforta a volte ed a volte si lascia desiderare. La meta è vicina e dopotutto il peggiore nemico di colui che cammina è colui che cammina, un nemico sincero però. Il semaforo diventa verde. Discesa e salita si avvincendano, quasi a rendere pericolose le infradito e umida la magliettina aderente. E' l'era delle scoperte e della voglia di riscatto, della forza e dell'ottimismo e quindi si può anche uscire in pantaloncini. La luna è nascosta dalle fronde vorticose e fruscianti, la lupa che copre un intero continente è un ricordo ancora da scoprire e nel cuore vi è solo la tristezza dell'essere rinchiusi in una scatola e di dover pulire per se stessi. Il bianco armadio enorme rifletteva un animo ancora speranzoso, nonostante tutto (e forse proprio per quel tutto). Il semaforo diventa giallo. Qui la luna non c'è, troppo cresciuto ormai per continuare a cercarla, troppo cresciuto e troppo impegnato...o forse solo un po' timoroso di non esserne più degno. Ccà si mancia macara senza soddi: peccato che non tutti i luoghi (e i tempi) siano così, ogni pietanza è fin troppo costosa soprattutto quando non si dispone di merce di scambio. Un arco che rimane sempre troppo lontano ed una divisione che non si colma e le piccole evasioni non riescono a dare un migliore ricordo (e quello del manichino e dei tre santi e dell'extra-terrestre e di nonna Vita?).
     
    I luoghi ed i tempi volano via come se perdessero tutto il loro significato. TUTTO IL LORO SIGNIFICATO! E' il prezzo da pagare per una contropartita onerosa: il dolore. Il nostro cervello sceglie di cancellare non il ricordo ma la potenza di tutto, senza preferenze monoteiste. Quando ci si accorge di ciò tutto il resto sembra finzione, mistificazione, e si riaprono per la millesima volta gli occhi scorgendo tutto come per la prima volta. Piedi che poggiano su un greto sabbioso ed evanescente, figure deformate e suoni alterati; si perde ogni coscienza e bisogna riaffrontare ad uno ad uno tutti gli stadi già superati ma ad un livello successivo. Ho sempre detto che siamo "finiti", quasi in tono disilluso, ma non mi sono mai seriamente posto una domanda: quanto siamo potenti? Lo saremo così tanto da arrivare al nostro limite (che esiste immutato al di là di ogni convenzione?)? Questo pensiero dovrebbe gettarmi nello sconforto ma a ben pensarci non è questo il mio problema; continuo invece a crogiolarmi nell'eterna ricerca di qualcuno che sappia riconoscere ed apprezzare una solitudine...più sentita che reale, più d'indole che tangibile. Un problema fittizio, ad onor del vero...non riesco a superare un problema fittizio e non mi pongo le domande giuste. Non disprezzo ma compassione, per l'uomo intermittentemente cosciente (è orrrrrrenda!). Ma quando la sirena ululava, la luna c'era? Perché non ricordo niente? Mi piacerebbe rivedermi come in un film ma non riesco nemmeno ad immaginarmi. Vorrei essere bello, in qualche luogo o per qualche momento...anche solo per qualcuno, almeno.
     
    "Masako, ridendo, colpì la spalla di Mina con la punta aguzza dalle unghie curate. La carne pesante, elastica, sospinse le unghie. Una sensazione sorda indugiò nelle punte delle dita di Masako, che non seppe più che fare della sua mano."
    ("Morte di mezza estate"-"I sette ponti", Y.Mishima)
     
    January 11

    Il giorno dopo.

    A volte, quando vivo un "grande" evento (e per grande intendo campale, unico, decisivo), mi soffermo a pensare a come sarà il giorno dopo.
    Il giorno dopo solitamente lo si vede come un giorno infausto, quasi insulso poiché vive all'ombra della grandezza del precedente ma il giorno dopo è anche quello della consapevolezza pacata e calma, mondata da tutta la frenesia adrenalinica che ci pervade nelle occasioni speciali. Io adoro il giorno dopo. Una doccia, simbolo che tutto è finito e che possiamo riprendere il controllo di noi stessi, ed il cambio dei calzini mi rendono felice. Ma...ma...sto parlando come se ogni evento miliare lo si dovesse vivere con angoscia, con sensazioni negative: forse qualcuno il giorno dopo ama crogiolarsi nella bellezza del ricordo e non vuole affatto dissolverlo sotto una metaforica cascata e quindi per questo vede il giorno dopo come un nefasto allontanamento; forse è capitato anche a me di guardar con cipiglio , il giorno dopo, tanto tempo fa (delle quantificazioni non sarò mai in grado di farne). Da un po' di 't' a questa parte mi sono ritrovato invece a volere che ogni evento non standard trascorra veloce e silente, anonimo. Ho mostrato così idiosincrasia verso festeggiamenti, ricorrenze et similia. Ogni giorno dopo l'ho vissuto come una liberazione, un alleggerimento, da qualcosa che gravava sulla mia essenza: è questo il mal di vivere? Non lo so ma intanto si balla. Ah, spesso ho vissuto il giorno dopo di un giorno mai esistito...sì, ho solo evitato l'evento e festeggiato comunque l'arrivo del giorno dopo. Forse è per questo che capisco il Cappellaio.
    Stasera una luna enorme ha fatto capolino fra le case del mio paesello. Una luna davvero enorme, spaventosamente enorme, clamorosamente, assurdamente, oniricamente enorme. E bianca. Era scomparsa mentre parlavamo, perché mentre parlavamo lo spazio ed il tempo hanno cessato di esistere come in ogni vero scambio in cui si crede e nel quale si riversa l'anima. Due occhi a guardare in due occhi, dopo quanto tempo? Quasi vent'anni, durante i quali sono cambiati multi-versi. E' bello vedere come nonostante tutto muti l'essenziale lo si ritrova sempre, immutato e pronto a consolare. Il cielo è grigio e delle gocce cominciano a slittare a contatto con l'aria, poche e ad intervalli cadenzati. Poi, finalmente, non sapevo più cosa dire, incalzato da domande alle quali non sapevo rispondere e non saprò mai rispondere. Finalmente un sorriso vero, come quelli che ricordavo. Sono contento di non aver sprecato il giorno prima, stavolta. Ora la luna emana una spocchiosa luce bianca che inonda il pavimento della mia stanza. Non so come sarà la notte (non solo per me) e non so come sarà il giorno dopo (non solo per me). Io spero di non trovare la solita indifferenza. Sapete una cosa della quale mi sono reso conto oggi pomeriggio? Non parlo più di me, non parlo più di ciò che so, non parlo più di ciò che penso. Nessuno mi conosce più ed io ho smesso di farmi conoscere. O meglio...qualcuno ha visto qualcosa ma credo perché abbia saputo vederla: tutto merito suo. Ho provato un moto di ingenuinità adolescenziale nel voler mostrare ciò che sono...ma parte di ciò che sono lo mostro già anche solo muovendo le labbra. Non posso nascondere di aver avuto perfino paura, oggi. Parlare può essere pericoloso e può risultare un confronto oscillante farcito di alti e bassi (fortunae rota volvitur)..."Dimmi: cosa ho capito io di te, di Attilio e di me?" (die ragnarok)
    Fra poco sarà il giorno dopo ed io non so cosa aspettarmi. Mi dico che non cambierà nulla, forse spero non sia così ma so che non cambierà nulla. Domani farò la doccia e cambierò i calzini e partirò alla volta del mio "destino", come ogni giorno.
     
    "Signori benpensanti spero non vi dispiaccia se in cielo, in mezzo ai Santi, Dio fra le sue braccia soffocherà il singhiozzo di quelle labbra smorte che all'odio e all'ignoranza preferirono la morte." (F.De André)
     
    Qualcuno mi ha insegnato che ogni caso dev'essere esaminato singolarmente e se mi piace catalogare lo faccio solo per questioni analitiche e di comprensione, non certo per omologare e settorializzare. Qualcuno mi ha insegnato che ciò che non comprendiamo non dev'essere trattato con disprezzo o ridancianità ma che siamo piccole parti, tutte diverse e tutte uguali, a comporre un immane mosaico. Le cose che questo qualcuno mi ha insegnato ormai fanno parte di me e delle mie azioni, così questo qualcuno continua a vivere in una piccola parte di me; certo non si tratta di una vita vera e propria, non di una esistenza appagante ed appagata, ma è pur sempre un non essere definitivamente cancellato.
    Sto parlando di molte persone, ma sappiamo tutti a chi di loro dedico oggi (il giorno dopo) il mio pensiero. Ancora oggi, a dieci anni dalla sua morte, mi stupisco della sua enorme lucidità e capacità di analizzare e vedere ciò che ci circonda. Alcuni spiriti raggiungono vette inviolate.
     
    Buona notte.