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November 29 Nostalgia (rabbiosa) della pre-esistenza.Sono diventato grande, uno di quei grandi che fa le cose anche se non gli piacciono. Prima o poi è il destino di tutti, quello di diventare grandi...eccezione fatta per i meno fortunati che non dovranno nemmeno porsi il problema. A volte mi chiedo cosa ci sia di veramente bello nel procedere a tentoni, preda delle intemperie: fosse per quelle causalità che chiamiamo casualità andrebbe ancora bene, ma quando si tratta di veri e propri capricci cosa dovremmo fare, come dovremmo reagire? E poi?
Mi chiedo se sia giusto anche solo pensare di salvare tutto questo, osannando soltanto la speranza che quelle rare stille di bontà possano moltiplicarsi; non sarebbe meglio prendere atto della cattiveria che ci circonda e di cui siamo costituiti? Millenni di storia (di quella parte d'immagine eufemistica di storia che ci è giunta) non ci hanno ancora insegnato che l'efferatezza di alcuni gesti è mille volte peggiore della purezza di altri? La frase che risuona sempre nella mia testa e credo anche in molte altre è: "vale la pena di sperare perché trovare una piccola cosa buona ne cancella tante cattive". Funziona in maniera così deviatamente selettiva il nostro cervello tanto da non accorgerci nemmeno delle idiozie che ci vengono propinate? Eh sì, quella famigerata fissità mentale che ci caratterizza viene sfruttata con scaltrezza da chi ne ha le capacità...e noi andiamo avanti come piccoli meccanismi innescati che non hanno coscienza d'essere. D'altronde è più facile così. E' una fortuna che non tutti i nostri desideri vengano esauditi.
L'involuzione è quasi completa. C'è chi da crisalide si schiude a farfalla e c'è chi da uomo ridiventa Verme. Com'era bello essere vermi, vivere solo di ciò che si aveva e non dipendere nè dalle idee nè dalle materialità altrui. Anche senza conoscere il numero 7 era meglio d'adesso: sono caduto nella trappola (cipitì ricorda) e per tutti questi anni ho creduto fosse cosa buona e giusta...invece era un calesse. Il primo passo? Quello di riaquistare serenità. Il secondo? Quello di non dimenticare. Il terzo? Non credere.
Un avviso per tutti coloro che crederanno che io stia diventando più cattivo: sto solo cercando di diventare più buono. Lavori in corso.
Un giorno di NULLA, durante il quale parlare non serve.
("I have said to the Worm: Thou art my mother and my sister.", William Blake)
Good times for a change So please please please
See, the luck I’ve had Let me, let me, let me
Can make a good man Let me get what I want
Turn bad This time
Haven’t had a dream in a long time So for once in my life
See, the life I’ve had Let me get what I want
Can make a good man bad Lord knows, it would be the first time
Lord knows, it would be the first time
("Please, Please, Please, Let Me Get What I Want", The Smiths)
November 16 Il cerchio si chiude, il cerchio si apre...<<Miiiii, non ci vado alla bottega...perché i cani di "Pippina a monchia" poi mi muzzicano!!>>
E com'era bello il ritorno; un tramonto tardo-estivo goduto a trotterellare con le buste di plastica penzolanti e oscillanti a fare il gioco di chi fosse l'ombra più lunga...o di chi fossero le più lunghe gambe dell'ombra: un gioco democratico poiché cambiando posizione a turno si vinceva tutti, avendo l'accortezza di non andare a finire sull'erba. Le nostre spedizioni erano solitamente quaternarie.
<<No, stasera non posso rimanere: sto morendo dal sonno e domani devo pure svegliarmi presto!>>
E com'era bella, la serata; sconfiggere il freddo invernale prima nella coccinella rossa a parlare parlare parlare e poi in casa giocando a tressette oppure quasi tutti riversi sul divano a guardare il film della serata per poi vedere tutto sfumare e svegliarsi che tutto era già finito: film, stufa e pure quasi la notte. Le nostre spedizioni erano solitamente quaternarie.
Io so di aver avuto quel che ho desiderato che è anche quello che ancora desidero, ma un senso di oblio (la maledizione!) non mi ha permesso di capire l'importanza di ciò che avevo. Sì, era proprio tutto al posto giusto: le modalità, i tempi, i luoghi, le facce. Peccato che l'uomo debba sempre desiderare oltremodo quel che gli manca: ho già avuto statisticamente le mie opportunità. Ora c'è solo un glorioso appiglio a quel glorioso passato; "Ma perché devo schivare con quaranta/scudo bianco?!? Truffa!".
Spesso mi fermo a ricordare, molto meno spesso per fortuna a desiderare. La frase più dura che mi sia stata rivolta è probabilmente quella che ho subito con più amarezza disincantata, come se fosse nulla, e accettando senza repliche...quel "Unni ti passasti a 'stati ora ti passi u 'nvernu". Lapidaria. Ma per fortuna si cresce e si va avanti, si superano gl'ostacoli più piccoli, si aggirano i più grandi e per certi versi si rimane vittime di quelli insormontabili. A volte provo rabbia, vivo di rabbia. Rabbia per ciò che non è stato, rabbia per ciò ch'è stato, rabbia per ciò che è e rabbia per ciò che non è (alla rabbia per ciò che non sarà e per ciò che sarà metto un dovuto bavaglio). Continuo a non capire ma in momenti come questo credo sia meglio non capire per poter arrabbiarsi a duepigreco radianti. La primavera, quest'anno, ha risvegliato il meglio di me; l'autunno ha risvegliato il peggio: Samhain apocalittico. In primavera ero colmo di sensi soffusi e soffici ora son stracolmo di non-sensi impulsivi ed impudenti. Sensazioni, devo ammettere, più vive ora che sotto i frutteti in fiore.
(Sai che sono fragile, vero?)
E torno a cantare della mela di Sodoma correndo sul Booster(Piii) o a spingere il Ciao(Si) per andare a giocare al bigliardino o a scorrazzare per strade dimenticate sull'Evolis(UFO) o per le passeggiate tranquille sul DjWorld(keso) per assaporare l'aria fresca fra ombra e luce...o sull'unico vero mostro che in un ferragosto lontano spingemmo e ci spinse a San Frareau. E torno a gridare "Dov Vito lo fa finire che mi disturba mentre gioco?!"("Ehi ragazzini, ora vi butto fuori!") e a guardare biliardi di pixel e sentire centinaia di storie nei pomeriggi tranquilli ("Ou pisano, ma tu hai un cugino a Torino che si chiama Omar?) dopo le mattinate uggiose e desolanti. E torno ad inseguire Marcantonio e Cleopatra per catturarle e metterle sott'acqua e vedere le loro terze palpebre chiudersi e riaprirsi e poi correre subito all'altalena e ad immaginare il bimbo aureocrinito (ma questa è già un'altra storia). E rimango trasognato nel trasecolare in un passato che sembra fin troppo lontano ma non irraggiungibile: da sempre ho pensato che la mia vita futura si sarebbe basata sull'assaporare i ricordi del passato, come dei jeans verdarancio e un chiodo rosso. Propoli mancato e brividi.
In tutte le estati che ho trascorso a leggere ho imparato che nessuno di noi potrà mai essere più potente del "continuo".
"Aut tace aut loquere meliora silentio" ("Autoritratto", Salvator Rosa) |
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