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    December 31

    L'albero degli impiccati.

    "Dies irae, dies illa solvet saeculum in favilla..."
     
    "Era l'ultimo giorno dell'anno: faceva molto freddo. Una povera bambina camminava a piedi nudi per le strade della città."
    ("La piccola fiammiferaia",H.C.Andersen)
    Sappiamo tutti come finì la storia, no? Morì sognando, quella povera bambina. Allora...dove sta il lieto fine? Serve solo a far piangere, questa fiaba? Credo di sì. La cosa più orribile, macilenta, è lo spiattellarci in faccia che noi non riusciamo neppure a morire sognando...moriamo e basta...basta. Nelle notti insonni non saprei con schiettezza dire se la mia mente martoriata sia stata maggiormente colpita dai boudoir del "divin marchese" o alle "innocue" bambine di Andersen...
     
    Oggi è ancora l'ultimo giorno dell'anno. E' una sensazione molto strana, una di quelle sensazioni a cui è difficile affibbiare un nome...o concederne uno soltanto. E' ricordo, è blu, è freddo ed è buio. Soprattutto quando una di quelle mille serate trascorse a passeggiare lungo il viale, fra le luci e l'esultanze, rivive nella memoria...ed è tutto così immutato! Tragicamente immutato, falsamente immutato. (Betelgeuse Betelgeuse Betelgeuse!)
    AlfredKubin_HangingTree
    Osservare gli altri (riconoscere le loro espressioni!) ci aiuta a crescere, a capire.
    Guardare tutti quei sorrisi che avevo quasi dimenticato, cancellato (in dissolvenza color seppia), mi catapulta in un mondo che stento a riconoscere...è come guardarsi impiccati ad un albero. No, è molto più: è come guardare un albero con tante longilinee figure pendenti che hanno qualcosa di familiare...ed allora ci si avvicina per osservare meglio. Si Riconosce la prima penzolante figura: <<sono io!>>. E poi si scopre che si è ogni salma ed ogni "io" dondola con moto diverso, perpetuo; "Es" morti secondo svariate modaltà ma sempre lì appesi: un altro da aggiungere alla collezione..."Uno, due, tre piccoli indiani!"
    E passerà anche questo. Sempre più mi stupisco di quanto grande possa essere la nostra capacità di dimenticare e di superare. Lo facciamo senza rendercene conto, superficialmente. A volte mi chiedo proprio perché ricercare la "profondità" quando non si potrà mai riuscire ad ottenerla in un essere umano...ma ovviamente la risposta è semplice...è una scelta. Per questo motivo l'uomo assurdo è forte: si accontenta di quel che desidera.
    {Il profumo di un mandarino appena strappato dall'albero, ricoperto da gocce di pioggia, ha un sapore antico...come quello del rosso fuoco fuligginoso nell'antro nero.}
      
    Era l'ultimo giorno dell'anno: faceva molto freddo. Un povero omino camminava a testa nuda per le strade della città.
    [A mille ce n'è, nel mio cuore, di anni da narraaaaaar (da narraaaaar).]
     
    "Sei già stato qui. Sì che ci sei stato. Sicuro. Io non dimentico mai una faccia.Vieni, vieni, qua la mano! Ti dirò, guarda, ti ho riconosciuto da come camminavi prima ancora di vederti bene in faccia. Non avresti potuto scegliere un giorno migliore per tornare a..." ("Cose preziose",S.King)
    December 27

    Perché no!

    ("Nature boy",eden ahbez)
     
    "There was a boy...
    A very strange enchanted boy.
    They say he wandered very far, very far
    Over land and sea,
    A little shy and sad of eye
    But very wise was he.
     
    And then one day,
    One magic day, he passed my way.
    And while we spoke of many things,
    Fools and kings,
    This he said to me,

     
    <<The greatest thing you'll ever learn
    Is just to love and be loved in return.>>"

     

    Spero che chiunque possa, prima o poi, incontrare chi sappia pronunciare quelle parole...credendoci (e non so se sia un buono o un cattivo augurio).

    December 24

    Zzù Luca(ooge).

    "...
    - Buon Natale, zio! un allegro Natale! Dio vi benedica! - gridò una voce gioconda. Era la voce del nipote di Scrooge, piombato nel banco così d'improvviso che lo zio non lo aveva sentito venire.
    - Eh via! - rispose Scrooge - sciocchezze! -
    S'era così ben scaldato,  a furia di correre nella nebbia e nel gelo, cotesto nipote di Scrooge, che pareva come affocato: aveva la faccia rubiconda e simpatica; gli lucevano gli occhi e fumava ancora il fiato.
    - Come, zio, Natale una sciocchezza! - esclamò il nipote di Scrooge. - Voi non lo pensate di certo. -  
    - Altro se lo penso! - ribatté Scrooge. - Un Natale allegro! o che motivo hai tu di stare allegro? che diritto? Sei povero abbastanza, mi pare. -
    - Via, via - riprese il nipote ridendo. - Che diritto avete voi di essere triste? che ragione avete di essere uggioso? Siete ricco abbastanza, mi pare.  - Scrooge, che non avea pel momento una risposta migliore, tornò al suo "Eh via! sciocchezze." - Non siate così di malumore, zio - disse il nipote.
    - Sfido io a non esserlo - ribatté lo zio - quando s'ha da vivere in un mondaccio di matti com'é questo. Un Natale allegro! Al diavolo il Natale con tutta l'allegria! O che altro é il Natale se non un giorno di scadenze quando non s'hanno danari; un giorno in cui ci si trova più vecchi di un anno e nemmeno di un'ora più ricchi; un giorno di chiusura di bilancio che ci dà, dopo dodici mesi, la bella soddisfazione di non trovare una sola partita all'attivo? Se potessi fare a modo mio, ogni idiota che se ne va attorno con cotesto "allegro Natale" in bocca, avrebbe a esser bollito nella propria pentola e sotterrato con uno stecco di agrifoglio nel cuore. Sì, proprio! - 
    - Zio! - pregò il nipote. - Nipote! - rimbeccò accigliato lo zio, - tieniti il tuo Natale tu, e lasciami il mio. -
    - Il vostro Natale! ma che Natale é il vostro, se voi non ne fate? -
    - Vuol dire che così mi piace, e tu non mi rompere il capo. Buon pro ti faccia il tuo Natale! E davvero che te n'ha fatto del bene fino adesso! -
    ...
    "

    ("Un canto di Natale",C. Dickens)

    December 23

    Strane stranezze stranizzanti.

    ...e quando si crede che la diversità sia imperante ecco che ci si ritrova a fare i conti con una valanga di "ugualità"...
     
    E' iniziata stranamente, la giornata, con un odore di cipollata da farmi svenire! Io adoro la cipollata...quella fatta con il pomodoro e le cipolle tagliate a rondelle che poi si trasformano in semi-trasparenti nastrini carnascialeschi. Mmhhmm...tutta l'ora ad annusare profumi antichi...e curvature...sì, curvature nel piano e nello spazio. Superfici a curvature positive e negative. Be', capita...ma se poi si prosegue parlando di classificazione di quadriche e si scoprono iperboloidi e paraboloidi? E se poi si conclude comprendendo che le varie geometrie dipendono dalla curvatura delle superfici sulla quale sono immaginate? Tre discipline che convergono nello stesso giorno in modo così caratterizzante...be', può starci...può starci. Basta solo notarlo. Poi è finita...e non so più cosa pensare.
    Cambiando totalmente ambiente ho speranza di trovare più varietà, senz'altro. Così parlo animatamente e rido e scherzo...e labbro leporino numero uno: non ne vedevo da molto tempo. Continuo a parlare e...labbro leporino numero due. Vabbè, anche questo capita! Pacca leggera sulla nuca e poi ad accarezzar i capelli color carota - <<Da lì sta partendo un treno per Termini, vai là che fai prima dai!>> - un vecchio ricordo di giovane gioventù. Ma attenzione: family guy e labbro leporino numero tre. Mah!! Non sarà troppo? Pure i cartoni animati ci si mettono!
    Cerco di divincolarmi dalla staticità ma son fermo sul treno e si prosegue a parlare, con un libro in mano, e leggo <<athanatoi>>...che riconosco solo perché attratto dall'esiodeo thanatos. Ma poi una ragazza lascia cadere la mano dal libro che stava leggendo e che ora chiuso le giace in grembo: "Taras Bulba", Gogol, che conosco per aver letto delle famigerate "anime morte" di Cicicov. Ormai son quasi rassegnato...ed ecco comparire il terzo che attendevo. La cinturina nera a teschietti rossi, tutti ammiccanti e lieti come non mai a confermare che quando si è sotto una valanga non si può altro che lasciarsi trascinare...e rotolare. Ed in poche ore si consuma il due+1 di due+1. Coincidenze o incroci? Un uroboro strano è questa esistenza.
     
    Non avevo niente da scrivere ed ho scritto ciò che non avrei voluto: osservazioni acardiache. Perché? Perché è come se da un paio di giorni non provassi più nulla, nulla, nulla, svuotato al pari di una bottiglia di birra in un'allegra serata fra amici. Forse è una nemesi. Forse è solo la mia immaginazione. Forse è solo .
     
    "Che stupidi che siamo...Quanti inviti respinti, quante parole non dette, quanti sguardi non ricambiati...e intanto la vita ci passa accanto e noi non ce ne accorgiamo nemmeno."
     
     
     
     
    December 15

    Le mie romanticherie.

    Passeggiando per le vie di Palermo mi son reso conto  che non riuscirei più a dire "ti amo", nè riuscirei a pensarlo. Falso. Probabilmente la verità è che non so se riuscirei ancora a dire "ti amo", ma credo di poterlo pensare. Poi ho cercato di cambiar pensieri, col telecomando, e mi son reso conto di aver imparato a non pretendere, di essermi disabituato a pretendere. Falso. Probabilmente la verità è che non so se ho imparato a non pretedere e credo d'essermi solo un po' disabituato a pretendere (però ora capisco e "vedo" cosa sono). Poi ho cercato di cambiare ancora una volta pensieri: ma che cazzo! Tutto quello che penso è falso (e quello che dico?)! <<Basta, non penso più!>>, mi son detto. E passeggiando per le vie di Palermo ho iniziato a fissare il cappellino della signora che mi camminava davanti, dandomi le spalle. Cappellino interessante: colorato d'indifferenza su una trama di autocompiacimento. Ma il mondo, d'altronde, è di chi indossa siffatti cappellini...tutti gli altri appartengono al mondo, e lo subiscono. "Chi ha paura del buio?", mi sovviene in mente, ma non sono felice nè credo d'esser un eroe: non posso andar in giro a strangolar la gente.
    Cammino ed è una soffocante gioia, o forse un soffocante dolore. Perché io voglio, vorrei. La verità, se non importante, è poco interessante. A noi non interessa la verità, a noi interessa solo ciò che vogliamo e per questo a volte inventiamo verità fittizie, ad hoc, per esser più spensierati. Oh no, ora inizio pure a ricordare! Ma sono riuscito davvero a piangere per un amico? Si può in questo mondo? Mah, chissà! Ho sempre sognato la "facilità dei legami", quella facilità che viene stra-utilizzata nel film per accorciarne i tempi, quella facilità che vede tutti interagire supersonicamente, nel bene o nel male, e che invece è solo l'immagine di una realtà lenta ed a volte estenuante. Ecco, la pazienza: ottava virtù!
    "Σ' αγαπώ τώρα και θα σ' αγαπώ πάντοτε", com'era intenso...quando pensavo di poterlo dire senza nutrire dubbi.
    Più cammino e più mi rendo conto d'esser un estraneo per questo mondo. "Sebastian era considerato un forestiero, infatti viveva nel paese solo da vent'anni" e come Sebastian io ho vissuto nel mondo per meno della metà della mia vita (l'altra metà devo ancora trovarla). Forse mi manca la concezione di limite, nonostante io sostenga fermamente che tutto sia limitato. Ma è così: sapere una cosa è un conto, farla propria è un altro paio di maniche. "Ancora prima che sorgesse il sole sapeva che quello sarebbe stato il suo ultimo giorno, non perché si sentisse poco bene ma perché, a differenza di tanti altri, sapeva quand'è il momento di fermarsi." Vorrei anch'io imparare a capire quand'è il momento di fermarmi, il momento in cui cambiare direzione...e invece mi sa che continuerò, alla Homer, a sbatter la testa contro la credenza e a ripetere indefinitamente D'OH, D'OH, D'OH, D'OH, D'OH...
    Non sembrerebbe, ma sono felice per quello che ho. Per esser felice di quello che sono mi sa che dovrò aspettare la demenza senile (lo so che state pensando che nel mio caso non tarderà ad arrivare!).
    Ed ora cercando di non congelare, nella mia stanza freddissima, inizierò a pulire...o a passeggiare per le vie di Palermo...
     
    "E nell'attimo in cui tutto finisce, niente finisce."
    (dirlo quando non finisce alcunché è più vero che dirlo quando finisce tutto.)
    December 08

    Onde camuse e frasi in testa.

    Tutto è appiattito se visto dall'alto, se visto da un'ulteriore dimensione. "Angeli Domini orate pro nobis nomine patris benedicite nos." Grigio-verdi onde si disegnano dunque in basso, lontane, bidimensionali anche se come nella hokusaiana veduta cercano di sommergere perfino il monte Fuji. Cos'era il verde, che ricordo, di mille anni or sono? Verdi distese? Verdi acque anche quelle? Ma che importa: non c'è più alcun verde. Ricordi cari, preziosi, sinceri ma ormai inglobati  e trasformati. "Per Elisa, vuoi vedere che perderai anche me. Per Elisa, non sai più distinguere che giorno è (e poi non è nemmeno bella)." E' trascorso così l'ennesimo nostos, a rimirare i colori invernali e a ridere di buffe storie amorose dichiarate tramite odii millantati. Mi ritrovo scaraventato nella gretta materialità, come il lucifero del Doré e mi trovo disorientato: non so più cosa fare, cosa pensare. "and my soul from out that shadow that lies floating on the floor shall be lifted - nevermore!" Dove sono i miei ideali? Mi ritrovo a proseguire per indolenza, quasi senza capire alcunché. Mi riservo di capirmi più in là, qualche metro più avanti; ero così sicuro d'essermi capito che un piccolo smarrimento non dovrebbe capovolgere tutto. Aspetterò, con pazienza. "Mai, mai scorderai l'attimo, la terra che tremò; l'aria s'incendiò e poi silenzio." Anche oggi non sono soddisfatto di me. Non ho saputo trattenermi, non ho saputo dimostrare che ho imparato la serenità...e forse non l'ho proprio imparata. E' un percorso accidentato, impervio e devo impormi delle tentazioni a cui resistere...anzi da glissare con nonchalanche. Devo uccidere la mia aggressività, la mia morbosità. "Bun the witches, burn the witches: dont' take time to sew your stitches!" Devo uccidere per far nascere la tanto agognata fenice, dall'uovo del mondo. Io ho coscienza (maledetta), poi mi vergogno del mio modo di comportarmi. Sarei ancora luca senza la sua proverbiale "sanguignità"? Sinceramente è una domanda che ora come ora ha poco senso: non m'importa rimanere me stesso, so solo cosa voglio diventare. Oscillerò smorzandomi. "Un campo è perfetto se, e solo se, l'omomorfismo di Frobenius è surgettivo." Non riuscirò mai a esser simbiotico perché io non capisco, perhé io non mi lascio capire o forse mi lascio capire troppo...non lo capisco. So solo che non sarò simbiotico. A volte credo di amare solo il percorso: il risultato non m'interessa, mi annoia, mi confonde.
     
    Il tempo è un tiranno, sì, ma è anche un dispensatore di risposte ineccepibile. Per fortuna che il tempo scorre, "ma questi li divorava il grande Kronos, non appena ciascuno dal ventre della sacra madre ai ginocchi arrivava", e che ci abitua all'idea della fine, all'idea della perdita, divorandoci come suoi figli. Se dovessi ricordare davvero tutto, con intensità, non avrei il coraggio di guardare avanti (e già lo faccio a testa bassa). Cosa voglio? "Egli trasse un profondo respiro. <<Sono  tornato>>, disse."
     
    À bientôt.
     
    "<<La sua Clavdia sta facendo palline di mollica, ho visto adesso. Educato non è.>>
     <<Dipende da chi lo fa>> obiettò la maestra. <<A Clavdia dona.>>"
    ("La montagna incantata",T.Mann)
     
    P.S. Sì, tutto si sgretola ed io non posso far altro che guardarlo sgretolarsi. E' la solita fase, quella che è già passata, passa e passerà. A volte una gran rabbia mi pervade e vorrei disprezzare tutto e tutti (ma non dovevo uccidermi?) ma so che non ci riuscirò a lungo, solo temporanamente...giusto il tempo per guardar le prefiche cicatrizzazioni. Sì, giusto il tempo...alea iacta est.
    December 02

    Serendipity-pitu-pitù-paaaaaà.

    Io ADORO l'ingenuità. Nella maggior parte dei casi non la leggo come "sempliciottaggine" ma come genuinità! Sì, l'ingenuità mi mette di buon umore! Sì...l'ingenuinità...!
     
    E' così difficile la genuinità, in questo mondo, è così rara. Spesso (sempre) desidero che le persone siano "trasparenti", come il giacomino di quella favola che amavo leggere alle elementari, per mostrare a tutti ciò che pensano, ciò che provano...senza dar adito a finzioni di sorta. D'altrode la verità si accetta: perché mai colpevolizzarla? Abbiamo così poco tempo che perderlo in falsi convenevoli mi pare proprio un mero e triste spreco. Mah, sarà che da quel cerimonioso che sono parlo così per il mio desiderio di poter riuscire ad approdare ai dunque (cosa che non faccio mai). Sì, queste sono parole propositive...non parole vere. Ma certo...se si potesse tutti diventar trasparenti...che fissa! ;D
     
    Ieri sera, che di buon umore non ce n'era e non se ne prospettava (perché è meglio che io non sia depresso), invece è giunto un soffio di allegria a causa della genuinità...ed una fragorosa risata, nonostante il cielo plumbeo, non sono riuscito a trattenerla. Ed ho iniziato a far il gioco. Quale gioco? Ma quello di saltare di ricordo in ricordo, no? Per vedere dove più lontano si può arrivare. Veramente l'avevo iniziato a far prima, quand'era doloroso, angosciante, ma poi è divenuto tiepido, confortante.
    Stamattina, anonima mattina, tutto questo buon umore è stato acutizzato dalla fauna trenistica. C'era di tutto, dal bulletto "hip-hop-paro" ganzo, alla nonnina coi capelli grigio-blu cotonati, dal dirigente in giacca e cravatta allo stravagante nonnino con la borsa ticchettante (No! Non ero io il nonnino!!! La mia valigia non ticchettava). Ma la nota particolare, quella stonata purtroppo, era la dose di umanità che si respirava: anche le persone che non si conscevano prima adesso parlavano fra loro! C'era il ragazzo del prosciutto...sì, quello che raccontava alla nonnina che lui mangiava il prosciutto ormai stantìo pur di non gettarlo e poi dell'abito da sposa della nonna, stra-riutilizzato. Poi c'era la signora che chiedeva a chiunque come dovesse fare per arrivare a Catania. Insomma, un viaggio desueto ma riappacificante (col mondo e con la gente). Mi ha rilassato questo viaggio in treno, e mi ha messo di buon umore, per la sua genuinità...ed ecco che ho ripreso a far il gioco! Ho ricominciato seguendo la pista di ieri sera...
     
    Associazioni libere (ma non euclidee).
    Pasta col tonno, capodanno, solitudine, dualità, affidare l'anima a qualcuno, "Giuditta non uccise Oloferne per obbedire a Dio: lo uccise perché lo amava", sguardi malinconici, morte, "Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus", quid pro quo, "Another day has gone", scarsissimo.
    Per stavolta è proprio troppo. Sono proprio stanco.
     
    "Oggi è la giornata delle delusioni." (Lezione di matematiche complementari, A.Brigaglia)