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    February 23

    Immersioni canoniche invernali.

    E' un fiore che sboccia.
    Il più grande e simmetrico narciso io abbia mai visto, la più delicata e pallida rosa, il più rosso e vellutato geranio, il più coriaceo e multicolore bocca di leone...la più familiare e nostalgica voce io abbia mai sentito.
    Si vive di tumulti, si vive mangiando il tempo, si vive credendo di vivere. Ma fermarsi...quanto costa fermarsi? E tornare indietro? E' un lusso che pochi possono permettersi; no, anzi, che pochi vogliono permettersi. Io provo la voglia, il bisogno di atavicità, di ancestralità: vado avanti nella speranza di tornare indietro. Ma che dico? L'ho fatto! Son tornato indietro! A rivisitare polverosi cassetti certosinamente conservati, a respirare aria che avevo soltanto immaginato. Ho scoperto che è possibile colmare la nostalgia del futuro; quando? Nel futuro ovviamente...ma solo a condizione di tornare nel passato. Qualcuno obietterà che non è la stessa cosa: sacrosanta verità; ma d'altronde non è mai la stessa cosa, neanche quand'è la stessa cosa. Stasera ho voglia di cicli, ho voglia di chiusure e si vede, si sente. Vivo come le formichine nella famosa litografia escheriana dell'infinito moebiusiano; io sono una di quelle formichine e vivo e rivivo il mio nastro. Sì, hai ragione: sono poco costruito...perché perder tempo a costruirsi? Perché perder tempo a creare immagini somiglianti di sè stessi? Già gli altri creano un'immagine di tutto ciò che vedono, storpiata dai loro sensi, annebbiata dai loro pensieri: perché aiutarli? Tanto crederanno solo a ciò che vedono.
    E' un fuoco che muore (ignis, sit mecum).
    Ne ho visti di tutti i colori, in tutte le stagioni, piangendo, ridendo, amando, sognando, disperandomi. Il fuoco mi ha sempre accompagnato col suo rosso, il suo verde, il suo azzurro ed il suo giallo, il suo viola...fino a diventare nero. Il nero dei tizzoni, dei corvi, di alcune anime e di alcuni cuori.
    A volte vorrei abbracciare il mondo, quando perdo le mie inibizioni, vorrei amarlo. Poi tutto torna alla normalità e non posso far altro (che locuzione luchiana!) che averne timore, allontanandomene.

    "In your eyes forsaken me 
     In your thoughts forsaken me
     In your heart forsaken me."
    ("Chop suey",System of a down)
    February 17

    Ci sono ancora.

    Pioggerellina che cade sparuta e senza forza. So ancora riconoscere uno sguardo innamorato.
    Credevo d'averlo dimenticato, credevo d'essermi disabituato a vedere tali atteggiamenti. Sì, crescere mina qualunque certezza...soprattutto se crescere non vuol dire "adeguarsi" o procedere per inerzia trasportati dal tempo, soprattutto se crescere vuol dire rimanere abbarbicati al proprio passato per cercare di correggerne gli errori e così migliorarsi. Sì, crescere in questo modo fa sentirci piccoli ed incapaci.
    Sole che tremulo e pallido cerca di squartare l'aria algida. Ricordo ancora cosa vuol dire essere vivo.
    Credevo d'esser morto, mi sono finto morto, mi sono imposto d'esser morto. Non è stato un male: è stato un bene...per la mia IDEA. Ma "i cosi longhi diventunu serpi", dice la saggezza popolare (me' nonna) e col trascorrere del tempo ogni stato ristagnante diventa un po' putrescente. Ovviamente non ho intenzione di svegliarmi per non morire, ho intenzione di prendere solo una boccata d'aria. La criptobiosi mi si addice, mi ci trovo a mio agio (ma poi mi si addormentano le braccia...anche se è piacevole il formicolio che ne segue).
    Vento che sbatte le ante delle finestre e porta, cupo, il tonfo delle onde. Questo non sono io, non è ciò che sono ora.
    Quello sguardo che diceva "Non vedi come ti guardo? Non lo vedi? Sì che lo vedi." impersonava tutta l'ingenuità di cui solo l'istinto può essere matrice. E poi quelle due parole, dette ad un morto, quasi con la paura che non potesse rispondere (e ci credo, era morto! (No, no...anche i morti parlano)) a più riprese, interrotte. E dopo il lampo blu, dopo la boccata d'aria, si ritorna nel caro, vecchio e 'più comodo di prima' sepolcro.
    Vivere di passato è gradevole se si ha avuto la fortuna di avere un passato intenso...e forse questo è uno status normale per chi non può far altro che vivere (o morire) intensamente. Mi è capitato di non aver mai più rivisto quegli occhi.
     
    "Gli sguardi iniziarono a divergere…nulla è rimasto di quell’avvenimento, tranne il pianto d’un bambino..il pianto innocente di un bambino che sa di non poter ottenere quello che ha tanto desiderato."
    (dal diario di luca, maggio 1999)
     
    {E' strano vedere come per quanto si possa cambiare...non si cambi mai.}
    February 03

    Frammenti.

    Questo blog...altro che divulgazione (come dichiaravo tempo fa)! E qualcuno avrà pure pensato sia stato frutto di puro autocompiacimento, o di virtuale narcisismo, o di semplice moda...o addirittura d'egocentrismo. Be', di certo non servirebbe a nulla smentire tutte queste allettanti prospettive. Ma è giunta l'ora (delle tentazioni) della verità. Questo blog nasce per puro egoismo...non un egoismo edonistico o pieno di vanagloria (almeno spero) ma per un egoismo atto a conservare (come in una "teca" ingiallita vergata di nero) me stesso. Una sorta di surrogato.
    Non ha avuto inizio in maniera consapevole o premeditata, di questo posso risponderne. Forse la scelta pavesiana (pavesina mi fa troppo ridere :p) di rinunciare a TUTTO per seguire un'idea: ma ho scoperto che si può rinunciare a tutto, meno che a sè stessi.
    Ed ecco quindi un'estensione naturale dell'ormai abbandonato uso di scrivere carte su carte (e l'omologia?). Un ampliamento trascendentale che sileziosamente ha funto da co-enzima nel ritrovare le parti di me che avevo quasi dimenticato (perduto?).
     
    ...andare ogni mattina unni ddonna caloria, con una verde banconota da 500 lire nella manina, per comprare due panini al burro con la nutella (perché mio fratello duenne era invidioso del mio andare all'asilo)...piangere morbosamente perché non era possibile comprare il transformer che mutava da robot a tirannosauro, e non capire il perché di tanta infelicità...giocare ad organizzare una fattoria costruita con mattoni e legnetti in mezzo metro quadrato in cui mucche e pecore erano pietroline (e i cani erano gusci di lumachine)...andare a nascondermi dietro l'armadio grande, dove mia madre teneva la scopa, e pensare quasi in lacrime all'orrore della morte per la guerra, quella di quel golfo...chiamare l'ovetto kinder "uovo di pasqua" ed essere corretto e continuare a chiamarlo uovo di pasqua...sveglio nella notte, febbricitante, a preoccuparmi di dover contare fino a cento e nel frattempo dover fare al buio tutto il giro di san giovanni...il tempo trascorso con bobby, giorgia, cippi, romeo e giulietta, marcantonio e cleopatra...dondolare sull'altalena, a turno, a scorrazzare per i campi di felci ad acchiappare farfalle mentre esploravamo a valanca...guardare il buio, nella notte, da sotto le coperte per spiare con paura i fantasmi o gli scheletri che allegri si radunavano per farmi dispetto...guardare, inerme sotto il velo, il suo corpicino bianco che mi aspettavo di veder muoversi da un momento all'altro, alzare un braccio, o ridere, perché era carnevale...
     
    Ecco, tutto questo serve a me, solo a me, nient'altro che a me. Lo giuro.