Profil de LucaFantasie distopichePhotosBlogListes Outils Aide

Blog


28 mars

...de rerum natura.

Questa ciclicità mi uccide.
Tutto è impreciso e si ritorna a condizioni iniziali senza seguir un ben distinto periodo. Invidio la stabilità. Riesco a trarre conclusioni esatte, ad applicarle per "subito" dopo giungere nuovamente all'errore esegetico...e si ricomincia. La cosa più orripilante è che i lassi di tempo caratterizzanti questi percorsi non sono costanti, dando così l'impressione di aver ottenuti dei risultati mentre ancora si è in una fase di passaggio. So cosa devo fare...so cosa dovrei fare...so cosa vorrei fare...so cosa vorrei: ecco tornato nuovamente all'errore. Non è giusto ciò che vorrei, è giusto ciò che devo fare. E si riparte, come il pendolo, a riprender velocità verso l'altra parte del mondo, smorzarla via via che si procede oltre l'infinito per poi bloccarsi, dover tornar indietro. Un solo punto fijo: il nihil.
E' inutile tutto ciò: mi vien da ridere ^_^ HAHAHahahahAHAAHahaa! Ridicolo! Ah, ma già lo sapevo, sì che lo sapevo! E' parte di quell'assurdità che mi contraddistingue. Ma non ci si abitua mai alla propria assurdità: forse è questo il segreto che la rende ogni volta viva e frizzante. Il solito "uroboro": il doversi (figura a me carissima fin dall'epoca delle dolci sinestesie cromatiche) estrarre (e salvare) da un vortice usando solo le proprie mani e braccia per sollevarsi, acciuffandosi per i capelli (e la cosa diventa ancora più inquietante se si pensa al fatto che di capelli me ne restan ormai ombre!). Magritte docet.
Stasera guardavo, alla tv, un'intervista a Giorgio Albertazzi da parte di Chiambretti. Che sensazioni. Ricordi. Insegnamenti. Sinceramente ricordo con più affetto e dedizione scene ed episodi della mia vita che riguardano...me, i miei pensieri, i miei stati d'animo. Perché allora incedo clamorosamente a declamare l'importanza degli altri nella mia vita? Perché? Perché sono importanti. Sì, gli altri mi hanno reso, nel bene e nel male, ciò che sono...ma a volte non basta. Apolidia: hai vinto tu, hai ragione. Costruiamo il muro.
Ho sempre "preso un po' in giro" le cosiddette "scienze storiche", per partito preso...per rigorosità. Ma so che a causa della nostra "fissità mentale" è possibile che lo studio della storia diventi scienza. Sarà che mi riferisco ai "corsi e ricorsi storici" "vichiani"...sarà che mi riferisco alla mia vita. Ho vissuto periodi d'una analogia strabiliante fra loro. Per questo il mio pensiero va, al di là di tutto il perbenismo, a Barbara ed a Linda. Nel mio piccolo, senza clamori, per ricordare che qualcosa cambia ma non tutto. Per ricordare che...punto.
Le alghe nere son tornate, sì tornate, col loro carico di genunità, di superiorità. L'aureocrinito c'è ancora? E' morto o relegato in chissà quale spazio? Non so più cos'abbia importanza. Forse niente ne ha ^_^ e qualcuno potrebbe dire tutto. Ho solo voglia di...punto.
 
"Quae medicamenta non curant, ferrum curat. Quae ferrum non curat, ignis curat."
("L'adolescente",F.M.Dostoevskij)  
24 mars

Ma torniamo a "noi".

Devo studiaaaaaaaaare!!!! ^_^ L'esame di algebra s'appresta. E' una tappa molto importante, è un riuscire a sconfiggere se stessi, l'idea che di se stessi ci si è fatta. Mah...iò a viu pigghiata, come si suol dire in quel della linguadoca, o scuru o scuru e petri petri! Vedremo. Del senno di poi ne saran piene le fosse, come al solito.
Ed ora basta, serenamente torniamo a quella poliedricità che ci contraddistingue, senza piagnistei e senza tumuli da dover rivisitare.
"...e nel momento in cui tutto finisce...niente finisce..."  

"Memorie di una testa tagliata"

" 'Ste cose non si imparano con la teoria. Mi capiterà di perder la testa: non è successo con te, capiterà con qualcun altro, me lo auguro e so che te lo auguri. Se capita, allora capirò finalmene come ti senti e si chiuderà il cerchio.". Ragazzi, chiunque voi siate, spero solo che la persona di cui siete (stati?) follemente innamorati (e che sembrava ricambiare) non vi dica o scriva mai tali parole. Fanno male, bruciano, soprattutto se siete "sensibili" e si sa che lo siete, soprattutto se per questo amore avete e avreste fatto molto...soprattutto se ancora non potete far altro che pensarla. E' triste, il mondo, se visto da questa prospettiva...ma forse il mondo è triste e basta. Nella maggior parte dei casi chi accusa di egocentrismo, gode di egocentrismo...chi accusa gli altri di voler sempre ragione, vuole sempre ragione. E' uno strano meccanismo di autodifesa? La "discrezione", l'arte del discernere decantata dal Guicciardini , è rara, non è umana. Viviamo in guazzabugli umettati di collanti fetidi che non ci permettono di andar oltre, ci costringono a rimaner saldi, appiccicati, alla nostra vita...come se fosse realmente importante. Credo che esista qualcosa in più. Non credo molto nelle religioni, non credo molto nell'etica, ma credo che ogni puntino che compone questo universo sia importante. Non possiamo esser buoni con tutti: è un'utopia...ma non esser cattivi con chi è stato buono con noi? Anche questa credo sia un'utopia. Io non ci sono riuscito, con me non ci sono riusciti. Forse è vero, il cerchio deve chiudersi...e che allora si chiuda. Non ho, purtroppo, il carattere per dire: "ma si, ne verranno altri, di amori...arriverà...sarò felice, prima o poi...": no, non fa proprio per me. Ogni cosa che ho perduto mi rimane come un peso nell'animo e non posso esser felice d'averla perduta. Non credo nella bellezza del futuro, da questo forse la mia nostalgia. Ragazzi...cambiare perchè la vita ci cambia non è giusto. Cambiare, se si può, perchè si capiscono gli errori va già meglio. Ma intanto a volte siamo troppo deboli per rendercene conto...e si cambia. Esistono moltissime verità e non si può capirle tutte: fisicamente non ce la facciamo. Mi guardo e mi vedo pessimo. Sono conscio di tutti i miei difetti, degli errori che commetto. Non sono giusto. Non so cosa volere. Dovrei solo volermi un po' più di bene, forse.
Forse sono io il primo a permettere che non mi si voglia bene.
 
"La sua voce era d'una straordinaria tristezza. Pura d'ogni sostanza corporea, d'ogni passione, attraversava il mondo solitaria, senza risposta, rompendosi contro le rocce." ("La camera di Jacob",V.Woolf)  
17 mars

Il cerchio si riapre.

L'infinito ha inizio o fine? Può aprirsi o chiudersi? Be', la risposta non credo sia banale. Esistono diversi tipi di infiniti, di diversi gradi, circoscritti o meno...Ci penserò.
Intanto so che un altro nuovo infinito si è aperto (certe cose le si percepisce anche se non le si riesce a spiegare) e mi ritrovo contento...a ridere della genuinità che son riuscito a conservare nonostante tutto. ^_^
Sono stato buono, sono stato cattivo: intenso al di là di tutto (ecco, questo vorrei riuscire a mitigarlo...un "cicinino") e non credo riuscirò a cambiarmi nonostante mi metta sempre in discussione e ci provi pedissequamente. Rimarrò cattivo e buono...intensamente :)
La cosa che spero di imparare è a "non disilludermi" dopo aver dato e non aver ricevuto: è normale che sia così. Devo acquisir distacco dalle cose di questo mondo: divenir asceta HAHAahhahahahahahahah ma soprattutto imparare a dire "no". Vitea: perchè mi salvi sempre? Così mi rendi tuo debitore a vita. Per questo ti "adoro" ^_^
Grazie.
10 mars

...via alle danze.

E va bene...mi avete come "amico"!...ma chi ha mai detto che la vita è facile?!?
(Citazione GENIALA, tributo a "The beautiful thing")
9 mars

Riaprir di nuovo gl'occhi.

...e ci si risveglia con una nuova concezione del mondo. Quando accade ciò sicuramente s'è andati a sbatter la testa contro un muro (solitamente le rivelazioni per virtù di spiriti più o meno santi son rare se non oniriche). Non è vero che tutto ciò che non ci uccide ci dà forza, o meglio possiam dire che è SOLO il recto della moneta. Il verso consiste nel fatto che ciò che non ci uccide ci ha comunque fatto male. Sul "cuore" (per quello che metaforicamente intendiamo per esso) di ogni uomo vi sono cicatrici come crepe nella roccia: prima o poi ciò che non ci ha ucciso renderà impraticabile il cammino su di esso. Ci distrugge a poco a poco...tante cose ci prendono a poco a poco...Sono felice, sono triste. Sto attraversando momenti di lunaticità improponibili. Cerco di essere più egocentrico...e mi vien detto che son egocentrico...mentre soffro per non esserlo stato. Beffarda la vita, no? :)
Per fortuna ogni frase detta da chi non ci conosce lascia il tempo che trova: ognuno può dire ciò che vuole, a quanto pare (e solitamente è egocentrico chi lo fa senza pensare alle ripercussioni che potrà avere).
Mi sveglierò, domani, con la solita angoscia? Forse smorzata, forse ancora più forte? Mah. So solo che finiti siamo e, prima o poi, la successione stabilizzarsi dovrà. La successione delle mattine in cui ci si risveglia con un nodo alla gola. Si, l'indifferenza mi fa paura. Se fossi egocentrico non me ne fregherebbe 'na cippa. Vorrei esser egocentrico. Ehy!!! Ma sto parlando di me!!! Forse son sulla buona strada :pPp
Mah, spero presto di poter ridere di tutto ciò che ho scritto, di poter ridere pensando alle stupidaggini che ho "vissuto". Dopotutto domani...è un altro giorno (e parta la musichetta "vespasiana" :P).
Sono ferito, sono incredulo ma sto cercando di reagire come meglio so: anche con lucida stupidità, se necessario. E spero, in una situazione diversa, di poter "Riaprir di nuovo gl'occhi".
 
"I professori sanno tutto, ma non tutto."
 ("Memoria delle mie puttane tristi",G.G.Marquez)
3 mars

Cosa sono?

Domanda alquanto spinosa, ne converrete. Qualcuno rispose "tutto", qualche altro "niente" od ancora "il saltimbanco dell'anima mia"...mistero insoluto insomma. Ma d'altronde non credo possa esistere una risposta generalizzata. Forse dovremmo lanciarci in una discesa infinita verso la personalizzazione.
Cosa sono? Lascio poco spazio, agli altri, per conoscermi. Solitamente preferisco esser schivo, riservato...e molti, credo, m'individuino come "pieno di me" (argomento già accenato). Altre volte, invece, perdo completamente la concezione della mia individualità, dove per "completamente" ne intendo il senso letterale. Raramente capita ch'io perda ogni ritegno, ogni sostegno, ogni contegno, ogni pudore. Ed allora rendo tutto me stesso trasparente, per quel bambino che sono, per quel sognatore, per quell'idealista. Il caro Fëdor sosteneva che "un idealista che ha sbattutto la testa contro la realtà è sempre il più incline a supporre qualunque infamia", ed io credo sia in parte una buona motivazione ma, non solo non è l'unica, a volte è fallace. Nonostante abbia sbattuto più volte la testa (ma pure fegato, milza, costole, braccia...) la mia voglia di idealismo rimane invariata. Credo solo momentaneamente d'aver perso ogni amore per il futuro, ogni fiducia, ma irrimediabilmente giunge sempre un nuovo avvenimento a rimetter in discussione i miei risultati: son in perenne agognare l'infinito. Una condizione che porta a sofferenza, indubbiamente, ma alla quale non solo ancora non saprei rinunciare ma dopotutto alla quale non vorrei rinunciare. Mi piace questa mia dicotomia, questo equilibrio formato dall'alternanza di estremi...anche se a dir il vero spesso ho desiderato un equilibrio delicato, soffice, indolore. Mi piace donare me stesso ma solo a chi quell'istinto che si chiama "amore" (e qui le diverse sue forme entrano in gioco) m'indica con i suoi sussurri melliflui. Non scelgo, in questi casi, mi lascio trasportare dall'irrazionale; ne son felice. Il dubbio, il dover scegliere, invece è per me fonte di dissidi. Preferisco verità, belle o brutte ma purchè verità..anche se di seconda mano, riciclate, raffazzonate...Vorrei sempre poter agire di conseguenza ad una certezza. Si, confesso: ciò che speravo nell'intervento precedente è  un'utopia, per me. Saper gestire il dubbio, voler il dubbio, è un'atrocità senza fine per la mia mente. Ho capito di non riuscirci. Sarà che mi sento una nullità, una componente infinitesima di quello che chiamiamo mondo. Da piccolo credevo che lo scopo della vita fosse quello di lasciar traccia di se, sotto qualunque forma. Ora so che quelli eran sogni d'adolescente. Lo scopo della vita a quanto pare è divertirsi, investire per vivere bene, per costruire. Non riuscirò mai. Non so costruire, non so vivere bene...non so divertirmi. Posso, si, a volte far il buffone, ma chi dei miei amici non mi ha visto con un mesto sorriso smorzato, con quello sguardo rivolto verso il basso a cercare ciò che ho perduto, a non aver il coraggio di guardare avanti. Molti. E pochi mi han visto pure piangere, e per cosa? Per un amore rubato, per un labile attimo di felicità, per quello che sono. Ecco cosa sono. Un pensiero nostalgico al passato, uno nostalgico al futuro e l'incapacità di viver il presente. Maschere: quante maschere bisgna indossare nella propria vita, affinché coloro che non ci conoscono vedano solo un sorriso, lieto, una vita serena, calma, forse addirittura felice. Dietro si nasconde l'abisso. Vorrei esser davvero più pacato, meno istintivo quando sono istintivo e meno razionale quando son razionale. Vorrei dar felicità a chi voglio bene, a coloro i quali voglio mi stiano accanto. Purtroppo nella maggior parte dei casi non dono altro che malumori. Per questo forse ho imparato ad esser più tollerante con gli altri: perché spero gli altri possano esserlo con me, ché mi diano una seconda opportunità. I miei sogni non crolleranno mai e sarò sempre pronto a tormentarmi per realizzarli. Non esiste regolarità, stravolgo la mia vita in ogni modo nel tentativo di raggiungere ciò che desidero ma contemporaneamente mi abbatto facilmente dinanzi agli ostacoli che mi si presentano. Sono un mostro, ecco cosa sono. Una chimera, impossibile composizione, uno specchio rotto riflettente immagini impossibili. Sono solo io, ecco cosa sono. Un omino che difficilmente riuscirà a capirsi e a correggersi. Vivrò di sogni, di realtà. Vorrei imparar a viver di me ed intanto vivo per coloro che amo.
Non so cosa sono, ecco cosa sono.