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28 mars Quattro.Ed è così giunto l'ennesimo lunedì dell'angelo; mai così sereno.
Il resto? Bla-bLa-blA-BLa-BlA-BLA-bla-bLA.
"Ci ucciiiiiiido!" (una delle tante volte, luca)
15 mars "ImPaZzImEnTI"Vedo cose che non dovrei vedere (perché forse non ci sono). Non sento cose che dovrei sentire (perché forse ci sono).
Sento cose che non dovrei sentire (perché forse non ci sono). Non vedo cose che dovrei vedere (perché forse ci sono).
Sono stanco, io mi ricordavo di tutto, io ricordavo volti di quando ero bambino (io ricordo ancora i volti di quando ero bambino) ma ora ho difficoltà a ricordare i volti che ho visto qualche anno fa, qualche giorno fa...chi ho visto qualche ora fa?
Sensazioni strane, ammalianti, immerse in atmosfere stantìe ristagnanti di tenue color seppia; sensazioni che lasciano adito a ben poca immaginazione, a ben poche speranze. Inizio a sentire la finitezza neuronale, la tocco con mano. Rigiro tutto come se fosse un cubo di Rubik con 3x3x3x2 colori distinti ed ogni mossa è la soluzione ed gni mossa non è la soluzione. Non è poi una sensazione tanto spiacevole, a ripensarci meglio. D'altronde è frustrante non trovare la soluzione se questa c'è...ma, quando questa non c'è, è bello continuare indefinitivamente ed uniformemente a moltiplicare, a sommare..finché tutto si azzera.
Quando mi guardo non mi riconosco, perché non sono quello che vorrei essere. "When a boy is still a worm it's hard to learn the number seven". Tutto sembra semplificarsi, ma dunque esiste o no quest'equilibrio cosmico? Questa sorta di nemesi benigna/maligna abraxasiana è reale o immaginaria? Nel linguaggio che stravolge tutto vi è un solo caso di coincidenza fra tali entità, come al solito il valore nullo. Esiste o non esiste il valore nullo? Non vedere è vedere qualcosa? Non sentire è sentire qualcosa?
Un punto singolare che trova tutti d'accordo, un punto di convergenza di ogni visione, di ogni semantica, di ogni sintassi...no, non di ogni cosa, ad onor del vero. Guardiamo tanto all'infinito, cerchiamo di esplorarne i misteri e spesso così non guardiamo allo zero, la vera fonte della nostra ricchezza. Ed allora forse è un bene che io non senta e non veda quello che c'è o senta e veda quel che non c'è: è un omaggio all'esistenza del nullo. Sì, esiste. Se non esistesse sareste tutti pazzi a farvi così tanto influenzare da qualcosa che non esiste.
Sì, siete tutti pazzi...anche se esiste.
Ora sto bene. No, non per avervi detto che siete pazzi ma forse per aver detto che sono io pazzo. Non l'ho detto? Ne siete sicuri? Io se fossi in voi rileggerei. No, ma che dico...neanche al peggior nemico proporrei questa sbobba. Boh, sto meglio. Almeno a qualcosa i blog servono, sono terapeutici...perché scrivere è terapeutico (ma scrivere a ruota libera, come se fosse parlare (e parlare è terapeutico) e così passa la bua)...ecco sta scemando...sta scemando...
Bene, è finita. Ora posso tornare a caricarmi di nuovi tormenti (tanto la gente giù al piano cosa ne sa?).
Ho voglia di una giornata assolata trascorsa ad infilare fili d'erba frusciante nei formicai...e veder nugoli neri febbricitanti salire a fiotti su per le mia gambe e braccia. Io la otterrò, tale giornata.
"Vi pari chi su i compiuter? Quattru flip-flop!"
(Lezione di elettronica,S.Merendino)
9 mars Implosioni esplosive.Mai come in questi giorni ho avuto tanta voglia di urlare.
Non un urlo di spavento nè un urlo di felicità. Non un urlo di disperazione nè un urlo di incredulità.
Forse un urlo liberatorio...ma ancora devo ben pensarci.
Costretto, imballato, strizzato e oppresso. Un urlo come a voler dire "BASTA!".
Chissà cosa ne direbbero gli altri...chissà cosa ne direbbero. Il luca che sta sempre attento a non esplodere e che poi ogni tanto esplode pacatamente (ed è un bene), il luca che tenta sempre di implodere e ci riesce...e l'esplosione?
A volte mi sento urlare, mi guardo attorno e capisco che nessun altro mi ha sentito...perché forse non ho urlato (ma con tutta l'indifferenza che c'è si può mai dire?). L'altro giorno mi son sentito urlare ma ho subito capito che ero in silenzio e mi son chiesto come facessero gli altri a tacere, a non disperarsi. Una sola volta, anni ed anni or sono, ho urlato e non è stato un bene...ho dovuto ripiegare, fanciullescamente. Chi eccede non è visto di buon occhio, ecco forse perché mi piacerebbe (e mi son abituato a) vivere nei non eccessi.
Forse abituandomi a sentirmi urlare potrei distruggere la possibilità di urlare davvero...così da imparare ad esplodere implodendo.
"O madre, o madre Notte,
che mi generasti a castigo di ciechi e veggenti,
ascolta: il figlio di Latona
annulla il mio prestigio
strappandomi questa lepre spaurita,
unica vittima valida
a espiare la morte materna."
(Eschilo,"Eumenidi")
1 mars Occhi chirghisi.Non c'è che dire, i miei venerdì son diventati diversi.
La solita routine che andava avanti ormai da più di un anno è stata interrotta, bruscamente mutata, dolcemente appesantita. Mi sono così ritrovato a contatto con nuovi mondi, nuove necessità (sempre caotiche ad onor del vero) e per di più nella penombra.
"Un viaggio strano come questo io non l'ho mai fatto e sai perché?"
No, non lo so più...cioè lo sapevo cinque minuti fa ma ora non più. E' quasi divertente cambiare idea (passioni) così velocemente, così drasticamente. Avevo intenzione di parlare di occhi chirghisi, di labbra piatte, di strabismi di Venere ed invece mi ritrovo a non parlarne. Credo sia indice che il vaccino funzioni (anche se non me ne rendo conto ad alto livello, funziona) e quindi ora è più facile guarire dalle mie divagazioni: sì, è stato bello, è stato emozionante, è stato dolce, è stato adolescenziale...ma solo finché è durato. Poi abbiamo altro da fare che pensare ad occhi chirghisi, a labra piatte, a strabismi di Venere...
Mentre le valigie di Damocle pendevano sulle nostre teste, in bilico, mi stupivo come sempre della enorme varietà di teste che possono sedere accanto sui consunti (questa ai miei tempi "jollyani" era la parolaccia più ambita e temuta!) sedili di un vagone riadattato chissà a quali e quante traiettorie. Ed una frase riecheggia nella mia capoccia: "La felicità non ci è dovuta", pronunciata con una pacatezza sovrannaturale, dalla mia voce, in una macchina...e seguita da una fragorosa risata. Non so come sia andata a finire la storia. E non so neanche come sia andata a finire la storia degli occhi chirghisi, delle labbra piatte, degli strabismi di Venere. Era già notte.
C'è poco tempo e sono già in ritardo (a proposito voglio leggere per bene le storie di Alice: ora credo d'esser pronto ad imparare).
Raccogliere informazioni, raccogliere conoscenza, serve sempre anche se quando lo facciamo non si sa per quali usi impiegheremo il frutto della nostra raccolta ed allora "Buona notte prìncipi del Maine, re della Nuova Inghilterra."
E poi che male c'è a pensare ancora alla possibilità di riparlare con quegli occhi chirghisi, con quelle labbra piatte, con quegli strabismi di Venere? Nessun male, credo (e nessun bene, so).
Ci sono parole e parole. Parole che diciamo e scriviamo perché le pensiamo, parole che diciamo e scriviamo perché vorremmo inconsciamente auto-convincerci della loro veridicità e poi ci sono le bugie, cioè parole che diciamo e scriviamo perché vorremmo consciamente fossero vere (così mi capita).
Ah, ma come minchia si caratterizzano veramente degli occhi chirghisi?
"Keine gegenstaende aus dem fenster werfen."
(Ferrovie dello stato, anonimo)
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