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April 30 N-dimensionalità.Mi son sempre chiesto come si possa immaginare una quarta dimensione spaziale (flatlandia docet) ed ovviamente a parte qualche piccolo risultato (immaginato induttivamente) lo sforzo è sempre stato vano o visionario.
Ma cosa accade ascoltando della musica (end aaaaaaaaiiiii, uilllllll oluaisssssss lov iuuuuuuuuuuuuu), su di un letto, ad occhi chiusi, accarezzando superfici continue in coordinate sferiche (e Dini?)...cosa accade? Accade che non ci si capisce più nulla. Le tre dimensioni canoniche collassano, il tempo collassa e ci si accorge che esistono solo punti di riferimento che non si riconoscono, punti impropri che cambiano continuamente configurazione. Tutto diventa così strano.
Ma intanto, riacquistando personalità, SO di continuare a vivere, a respirare, nel mondo che ricordavo fino a tre secondi prima. E' cambiato solo il riferimento oppure è questa una visione delle altre dimensioni in cui siamo immersi (senza accorgercene)? Ma anche la metrica viene stravolta e si scorgono in lontananza vecchi e stantii assi che ricordano xyzt ma è come se fossero stati accartocciati o implosi a causa di forze maggiori. Perché? Perché esistono sensazioni alle quali mai potremo dare un nome: potremo solo ricordarle e cercare di spiegarle...e sarà difficile (e sono strani o tristi dolori).
Così non ci si accorge del tempo che passa, dei raggi del sole che mutano la propria inclinazione, delle rotazioni che aperiodicamente stropicciano la vecchia trapunta...e si finisce che è già tardi subito dopo aver iniziato, iniziato una dolce e serafica maratona di battiti cardiaci ad occhi chiusi: batte più forte il mio, poi il suo, poi di nuovo il mio...
Sì, esistono altre dimensioni e noi possiamo solo percepirle, raramente, quando non siamo impegnati nella ricerca; è come quando qualcuno ti parla, dandoti dei consigli, e ti si sblocca qualcosa in qualche parte del cervello (dire cosa e in che parte ancora ci è impossibile) e ci si ferma a riflettere vedendo tutto sotto una nuova luce. Così credo abbiano percepito gl'infiniti, gl'infinitesimi...li hanno proprio visti, con i loro occhi, con le loro sensazioni.
Io non voglio tornare a vedere come prima, io voglio vivere in un altro mondo, con altre regole, fatto di altre priorità...un mondo in cui le voglie, le regole e le priorità di questo mondo siano ipotizzabili solo tramite strane visioni...magari in una macchina, a bere un "corvo", a guardar le luci gialle che illuminano desuetamente la costa (ut-veeeeeg-gio, ut-veg-gioooo). Forse per ottenere tutto ciò non bisogna cercare un nuovo mondo, forse basta solo costruirsene uno tutto personale in questo. Cosa mi importa di quel che fanno gli altri? Ma ci vuol fortuna, tanta pazienza, sciroppo di lampone e un filo d'incoscienza...
- "...Iè chi mmi nni futti a mmia."
("Le buttane",A.Grimaldi) April 25 I miei primi trent'anni.E' come se dovessi ricominciare ad imparare tutto.
Be', sì...dopo che ci si abbandona ritrovarsi è difficile (questo lo supponevo) ma non credevo fosse come scoprirsi per la prima volta. E' una sensazione disarmante...per me, poi, che non sono tagliato per le praticità è a dir poco snervante. Cosa è difficile?
E' diventato difficile rivolgersi ad un coetaneo senza balbettare (e solo per avvisarlo che la lezione è stata spostata) e sentire la propria eco blaterare confusamente. E' diventato difficile cercare una persona dal micro-secondo piano (due metri di superficie sorvegliati da telecamera ed attorniati da porte "aliciane" ed inapribili) ai vasti e temibili scantinati (luci al neon, rumori soffusi, linoleum ghignante che sembra volerti masticare le scarpe). E' diventato difficile abbracciare qualcuno e far finta che sia una cosa ovvia, che tutti sanno fare (e poi si vede nero e non si ricorda nemmeno quello che si è pensato). E' diventato difficile camminare lungo il buio corridoio (e il frastuono ed i lampi multicolore che accecano e depistano) e sentire brulichii sommessi provenire dal fondo...no, questo difficile lo è sempre stato. E' diventato difficile fare tutto ciò che non ho fatto per lungo tempo: è come affrontare percorsi della memoria avendo perso gli attrezzi per la scalata (la memoria è molto ripida e con pareti a strapiombo) ed ogni volta bisogna ricostruirseli, riprocurarseli (ed ogni mezzo a quanto pare è buono)...e qualcuno ha pure il coraggio di dire che fa bene!, ci mantiene mentalmente giovani e serve a creare nuove connessioni neuronali! E' difficile, io questo so.
Ma allora, se è tutto così "nuovo", cosa avrò mai imparato dai miei primi trent'anni?! Mmhhmm...qualcosa l'ho imparata anch'io.
Ho imparato che le parole sono armi potenti ed in quanto tali possono aiutarci come utensili o possono esser usate contro di noi; possono ingannarci o possono semplicemente volar via senza alcun significato. Ho anche imparato che "comprendere" è una cosa che pochi fanno e che l'egoismo è il segreto della nostra spensieratezza, e che giocare ad indossare panni altrui è un passatempo del quale pochi conoscono l'esistenza. Ho imparato che il mondo è proprio come lo vedi o come lo vuoi vedere: il concetto assolutistico di "verità" va a farsi friggere SE vengono applicate le leggi che giacciono scalpitanti nei meandri del nostro essere. Ho imparato ad essere paziente ed ho imparato ad osservare con più pacatezza.
"Ciao. Sai per caso se è qui la lezione di inglese per i matematici?"
"Sì, ma nell'aula ci sono i ragazzi di informatica. Intanto osservo."
"..."
"Ah, io sono Luca."
"Io Rosa."
Ho imparato a sorridere più spesso ed ho imparato che la "passione" è una belva da evitare se poi non ci si vuole pentire delle proprie azioni, o parole (per le omissioni non ci si può pentire...se si è preda di timidezza). Ho imparato che se vogliamo non siamo soli ed ho imparato che se vogliamo siamo soli (poi esiste anche un'altra, vera, solitudine).
Ho imparato che non si impara mai tutto e quel che si è imparato si può dimenticare.
(Però è un po' bello, avere dei "primi" trent'anni.)
"E tu che, con gli occhi di un altro colore,
mi dici le stesse parole d'amore...
fra un mese, fra un anno, scordate le avrai;
amore che vieni da me fuggirai."
("Amore che vieni, amore che vai.",F.De Andrè) April 19 Quando cambia il vento.Non si può far altro che aspettare, quando cambia il vento...soprattutto se il vento che arriva è quello di scirocco. In una giornata assolata, fulgida e splendente ed oltremodo calda è un vero toccasana saper attendere; seduti su di una pietra (messa lì dolosamente, con premeditazione) a guardare l'acqua che scorre, veloce, fredda, l'unica entità vibrante capace di sopravvivere nell'indolente quiete di un mezzogiorno quasi estivo. L'unica cosa invece che in tale situazione riesce a distogliere lo sguardo, fisso sui riflessi verdastri, è il velo maculato di luce che si stende sulla mulattiera. Quando si ha molto da guardare vicino a noi non ci viene nemmeno in mente di gettar lo sguardo laggiù, nella vallata, e poi risalir su per il monte. Tanto che importa? Il vento è cambiato! E' un piccolo promemoria per non farci dimenticare che con il vento passa il tempo e cambia tutto il resto, per fortuna. A volte ci si ritrova a passeggiare per sentieri fin troppo battuti tanto da sembrar abitudinari...e lo sono veramente: infatti ogni vicolo (ogni sanpietrino) nasconde un volto che subito dopo appare, a ricordare una fisionomia che si credeva perduta...ed allora ci si ricorda che è cambiato il vento. Ecco, del vento mi piacciono i turbini, la sua non linearità nello scorrere: fluttua in tutte le direzioni, regolato da chissà quale ricordo ed è sempre pronto a rincorrersi, a modersi la coda, cosicché in ultima analisi la fine è quella cosa che precede l'inizio. Avete mai pensato a quanti muratori mangiano godendosi la libertà di star seduti a terra? E' una cosa molto triste ritrovarsi non affezionati a luoghi troppo cambiati per rimanere amati...ma intanto il vento cambia. Non ho mai saputo cosa volessi fare, con precisione, cosa aspettarmi dal mio futuro; "cosa vuoi fare da grande?" Voglio avere il tempo e la libertà di sedermi a terra, su di una pietra, sull'erba, su un tronco cavo assalito dalle formiche, sotto il sole, coperto da un albero o da un continuo rumore di canne smosse dal vento, a guardare l'acqua che scorre, o il cielo che rimane fermo o le fronde che ondeggiano...e chiudere gli occhi, sonnecchiando, sapendo che il vento che cambia non potrà più influenzare ciò che sto facendo. Ascoltare le cicale o i grilli frinire o ascoltare il silenzio, caldo e odoroso. Quando si decide di aspettare, il vento non può far altro che cambiare...e che importa se è quello di scirocco?... "E' ora di andare. L'uomo in nero fuggì nel deserto e il pistolero lo seguì." ("La torre nera",S.King) April 10 Rabbiose ComplicAzioni.Non c'è che dire: siamo complicati.
Non conosciamo noi stessi e crediamo di conoscerci. Crediamo, siamo sicuri, di conoscere e capire gli altri (quei piccoli satelliti che ci gravitano attorno) senza riuscire a concepire la mutua satallitarietà. Il più delle volte sprechiamo i nostri pensieri, la nostra "virtute", per gloriarci di chissà quale misero risultato...senza guardare all'universo, senza guardare al multiverso. Siamo piccoli.
Non c'è che dire: siamo complicati.
Conosciamo noi stessi e crediamo di non conoscerci. Crediamo, siamo sicuri, di non conoscere e non capire gli altri (quei grandi pianeti attorno ai quali gravitiamo) senza riuscire a concepire la mutua satallitarietà. Il più delle volte sprechiamo i nostri pensieri, la nostra "dannazione", per nascondere chissà quale grandioso risultato...senza guardare all'universo, senza guardare al multiverso. Siamo piccoli.
Il risultato è che siamo piccoli...anche quando ci si sente e ci si comporta da semplici. Il risultato è che rimaniamo inevitabilmente avvinghiati ai nostri occhi. Agiamo o non agiamo in preda a paure o ad istinti. Qualcuno mi smentirà dicendo che molti pensano...ma pensieri di che tipo, di che meta-livello? Pensare a compilare il modulo per il tfr è un pensiero che giunge all'essenza di ciò che siamo e di ciò che vogliamo? Pensare a cibare l'anima giunge al nocciolo dell'esistenza? Eppure tutto ciò "bisogna" farlo, eppure è giusto farlo. Come per un gioco che non ha alcuna soluzione tutto potrebbe essere lineare, facile, giusto. Ma di questo ne avevamo già parlato senza giungere ad alcuna conclusione (ci sarebbe?). Quindi tutto è giusto o tutto è sbagliato, dipende da lor signori.
Ah, la verità? La verità è che ci si stanca. Vi è mai capitato di guardarvi attorno e di pensare ingenuamente all'inutilità delle azioni che quotidianamente si compiono? Perché comprare la macchina che ha una buona tenuta di strada? Perché leggere questo blog? Perché sento questi rumori provenire dalla "finestra a vanidduzza"? Un brusio continuo e caotico, un andirivieni cadenzato di puntini neri. A guardare tutto dall'esterno, da un'altra prospettiva, è 'na gran fregatura! Ma come esimersi dal rimaner fregati? Il giorno dopo ci si sveglia non ricordandosi di queste domande e si procede come se nulla fosse...come se fosse normale acquistare macchine, leggere blog ed ascoltare rumori alla finestra. Forse la cosa più bella è ascoltare i rumori...per poi poter ricordare meglio i silenzii, quelli al chiar di luna, quelli accompagnati dall' idrorimuginio sul bagnasciuga.
Ah, la vera verità? La vera verità è che ogni cosa ha un senso, perché viviamo di tentativi ed ogni "buon" tentativo ci avvicina a ciò che siamo o ci allontana da ciò che non siamo. Ultimamente mi è capitato di riflettere sull'abominevole diversità di uno stesso avvenimento visto da occhi adolescenziali o da occhi d'adulto. Non esistono ,credo, visioni corrette: tutte le interpretazioni vanno giustificate in funzione del tempo...e la magia DEVE essere conservata intatta, con immutata dignità e chi crede in questa dignità non può che rimanere deluso dall'osservare quanta cecità vi sia in questo mondo generato dai demonii che siamo.
Non c'è proprio nulla da dire. |
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