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27 mai Osservazioni afone.Nebbia (sì...nebbia) e sole (sì...sole) a far da sfondo ad un veloce sguardo al "pizzo scurzi". Pioggia, caldo, sole e nebbia istantaneamente si ritrovano ad enfatizzare un'unica visione. Croci lontane e rovi troppo immaginari, pietre che rotolano in strade scoscese e pietre da millenni immobili caratterizzano antichi rumori. Tutto è troppo strano, la quotidianità è resa ancora più strana dal fatto che non la si creda strana.
Ho avuto modo di pensare, qualche giorno fa, ad una di quelle frasi ad effetto ma stavolta trovandovi più verità di quante l'antipatia che nutro verso di esse cercava di nasconderne: è proprio vero! Nel momento in cui sei più attorniato da chiasso, fremiti ed entusiasmi, capisci quanta solitudine vi sia fra noi, creature del gelo, che non sappiamo "toccarci" gl'uni con gl'altri...al massimo solo dei lenti "sfiorarsi" ed effimeri ed opportunisti.
Così rimaniamo soli facendo finta d'esser esplosioni nel bel mezzo della caoticità...mentre è solo il tempo che esplode ed è caotico, nella sua seraficità. Ed il tempo non ci degna nemmeno di uno sguardo. Fingiamo d'esser importanti, d'aver cose importanti da fare, da dire, da pensare...e siamo solo poco importanti per ogni verso, per ogni prospettiva: sussurri che a volte danno solo fastidio e che a volte consolano ma semplicemente chi ne sente il disperato bisogno. Guardando così la vita, paradossalmente, tutto assume un'importanza soverchiante. E si ricomincia.
Si vede che oggi non ho proprio nulla da dire: produco spirali come attrattori strani. E si ricomincia.
Il futuro inizia a starmi stretto: dovrei rivolgermi di più al presente. Tutti i nodi vengono al pettine? A volte continuo a sperarlo, vanificando anni ed anni di esperienze per divenir saggi.
Non vedo più alcunché. Mi sento notevolmente peggiore e peggiorato.
"...e di fronte a Simone il Signore delle Mosche ghignava, infilzato sul bastone.
... :vide i denti bianchi, gli occhi velati, il sangue...e restò affascinanto riconoscendo
qualcosa di antico, d'inevitabile." (W.Golding) 20 mai Strade Parallele."Duminica jurnata di sciroccu, fora nun si po stari. Pi ffari un pocu i friscu mettu a finestra a vvanidduzza e mi vaiu a rripusari."
Che dire? Proprio appropriato...in una domenica in cui si ha come ossessione la geometria, in cui la propria strada parallela sembra essersi perduta (ma è una strada parallela contenuta in quella "originale"? In che spazio siamo? bbedda matruzza, a testa mi doli!Baaasta!!!)...
Sono abbastanza mogio, oggi. Apatico nel senso positivo del termine: tendente all' ascetico. Penso agli universi paralleli in cui ho vissuto e non riesco quasi a distinguere quale sia il più bello, il più "vero", quello più soddisfacente. Ovviamente tutto ha influenzato tutto...e rimango con un bel calderone colmo d'insegnamenti universalmente validi e dei quali ho fatto tesoro. Sono contento di ciò che sono stato. Forse è questo il segreto: alla fine esser contenti di ciò che si è stati. Quel che sarà deve sfruttare basi solide, per esser solido. Ora non voglio, però, creare fraintendimenti: sono contento di ciò che sono stato non perché appagato ma perché so che meglio non avrei potuto e saputo fare. Sono contento del mio quarto livello, sono contento del mio saper eclissare il tempo, sono contento della mia "sconclusionatezza".
Ad un'altra vita. Leland Gaunt. Ogni cerchio si chiude. Ogni cerchio rimane aperto.
12 mai Strani anniversariPenombra fra le inferriate del balcone, guardando un ormai grigio e noto cortile. Le tenebre stanno calando. Nonostante la mia proverbiale meticolosità devo stendermi sul divanone reso estroverso da estroversa signora e rimanere lì, senza pensieri...anzi, senza riuscire ad afferare nessuno fra gli zero pensieri che ronzavano nella stanza. Occhi socchiusi, silenzio, niente brezza. Solo. Poi niente ricordi, nemmeno quello di non ricordare; soltanto l'allegro fantasma d'una voce di sirena. Fu questo l'inizio.
E ci risiamo.
Tre giorni fa un ennesimo anniversario, vissuto in una giornata di sole (di quanto infingarde possan esser le giornate di sole ne avevo già parlato), vissuto come se un anniversario non fosse...come d'altronde ho vissuto i miei compleanni e tutti gli altri anniversari: tali e quali ai miei non compleanni. Conclusione: non son tagliato per le "occasioni speciali" ^_^
E' strano come episodi campali, ma campali per dire essenziali ed essenziali per dire decisivi, della nostra storia possano essere a poco a poco allontanati, rimpiccioliti, trasformati in leggere sfumature che più che dar sapore danno colore ai nostri ricordi. Forse è per questo che l'uomo riesce a sopravvivere alla realtà; è il recto della moneta. Ma sì, ne son felice, dopotutto.
E così ricordo quei momenti quasi con tenerezza, delicatezza, nonostante tutto. Ovviamente lungi dal volerli rivivere ma scontento che siano passati così in secondo piano. Tutto si riduce allora ad una parete...una pera cotta, marrone, sgonfia e raggrinzita...lampi verdi, di sfuggita...un andirivieni lontano non per le distanze ma per il modo in cui lo osservavo ed in cui esso osservava me. Idealizzo proprio tutto, anche qui momenti che mi hanno riempito di disperazione, anche qui momenti in cui piangere è stata l'unica cosa da fare (e piangere è sempre l'ultima cosa da dover fare!)
Ora mi ritrovo immerso in una nuova vita, che non mi va a genio ma per la quale e sulla quale posso operare delle scelte...che poi io scelga sempre male questo è un altro paio di maniche che non imputo ad altri se non a me stesso ;) E quando di scelte non ne ho avute? Quando ho trascorso secoli ad attendere un verdetto che non arrivava mai? Era forse meglio? Be', credo che la virtù stia, come sempre, in mezzo.
E proprio in questi giorni mi ritrovo assillato da un incombente problema: quello di dover crescere, quello di dover acquisire più dimestichezza nelle "cose della vita" (io, com'è ben noto, non son fatto per le "cose della vita"). Sembra che l'anniversario sia caduto a fagiolo (ma si spostano, gli anniversari? Almeno uno sì): il ricordo dovrebbe spingermi ad acquisire quella stabilità che sembra non esser mia. Devo far esperienza di questo tesoro, e tesoro di quest'esperienza. Devo ricordare meglio, non devo dimenticare...
del giorno in cui non sono morto.
"- Come un cane! - disse, fu come se la vergogna dovesse sopravvivergli."
("Il processo",F.Kafka)
1 mai Ricordi assassini.Trovarsi involti da ricordi che hanno caratterizzato la propria vita è indefinibile.
Verrebbe da pensare "bello" e subito dopo si viene sommersi da una valanga di dolore misto a nostalgia. Verrebbe da pensare "brutto" e subito dopo si viene sommersi da speranza e sembra che il cuore riparta nella sua folle corsa. Verrebbe da pensare.
Ma quanto abbiamo dimenticato? Diamo così tanta importanza al presente che non ci accorgiamo della "sublimità" del nostro passato. Vi sono esperienze degne d'un altare. Riguardarsi dopo secoli è un'emozione da tener da conto, un'emozione che forse poche altre cose possono fornire. E' importante lasciar traccia di ciò che si è stati, non tanto per gli altri quanto per sè stessi. Aiuta a capirsi meglio, aiuta ad individuare il proprio carattere...aiuta a sognare, soprattutto per chi non crede nel futuro come dispensatore di sogni, per chi come me crede che sia il passato a rappresentare l'unico, vero, grande, potente, crogiòlo di sogni (il futuro è non solo incerto ma anche tendente alla distopia (perché noi lo siamo)). E' veramente la più bella età, la giovinezza, soprattutto perché la si vive non sapendo che sia la più bella ^_^ E' bella per i tormenti, è bella per le indecisioni, è bella per le paure...perché ci si può permettere di essere tormentati, indecisi, impauriti. Tali stati assumono connotazioni quasi magiche, eponimi di intere vite. In quegli istanti esiste l'infinito, esiste il mai, come esistono il sempre ed il nulla; parole che perdono di significato nel "raziocinio" dell'età adulta. Ricorderò ogni singolo batticuore vissuto, nel pianto o nel riso, da giovane...ogni folata di vento, perché ogni cosa era importante, ogni cosa sembrava mutare tutto il proprio destino. Oggi viviamo di praticità. La memoria si fa labile come labile si fa il nostro osservar gli eventi. Come potremo vivere e ricordare con la stessa intensità? Non possiamo, ecco la risposta. L'unica nota positiva? Be', ci si abitua alla morte.
L'argomento tabù, il più pauroso, quello che non permette di prender sonno nelle notti uggiose, diviene pian piano abbordabile...ci si assottiglia per prepararsi a saper abbracciare la morte.
Ma forse questo è un iter valido solo per me :) capisco che possano esistere delle casistiche speculari...ma non credo partendo dalle stesse ipotesi. Un uomo "sognatore" e "cosciente" (estremizzando potremmo riferirci a quello dostoevskijano, tanto per esagerare) non potrà che cogliere l'aspetto sognante e coscenzioso della vita.
Cosa mi sta accadendo? Vivo di attese...no, sto vivendo di fughe. Vivo da borderline, un piede nel passato ed uno nel futuro (non dico cosa ho nel presente!) senza preoccuparmi veramente nè del passato nè del futuro (il presente mi scivola addosso senza che me ne accorga). Forse mi manca l'esser più determinato, più deciso. Non ho mete, se non quella di vivere, scoprire, migliorare me stesso...e son solo un povero, sventurato naufrago che soltanto per fortuna riuscirà a farne qualcosa di buono, di sè stesso. Fortuna...ne ho già sprecata molta, senza gratitudine. Speriamo non se ne sia risentita ^_^ Mi stai ascoltando, vero? Ti sto chiedendo formalmente scusa, o Fortuna, ringraziandoti per quello che hai fatto! Ah, ehmm...non è che ti trovi nei paraggi, vero? Se potessi ripassar un attimino da qui... :P (paraculaggine acuta!)
Concluderò ricordando, ricordando un lieve sorriso, un delicato volto d'ebano, capelli come cotone (mica sempre seta posson essere!), braccia fragili che avvolgono ginocchia rannichiate, lunghe passeggiate solitarie...e poi l'ombra.
"Quando l'agnello aprì il quarto sigillo, udii la voce del quarto essere vivente che diceva: <<Vieni>>. Ed ecco mi apparve un cavallo verdastro. Colui che lo cavalcava aveva Morte come nome e dietro di lui veniva l'ade."
("Apocalisse",Giovanni)
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