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24 mai

Quando il tempo morì.

Un albero di gelsi con le sue gemme rossastre intatte (che mai più vedrà bambini urlare arrampicandosi sulle sue fronde), la voce della prima finta cicala, il fruscìo dell'erba ondeggiante; di che colore è il vento? Forse ha il sapore di una fragola rubata alla terra, per caso. Comunque sia ogni calda immagine ricorda una notte insonne, trascorsa nel bisogno di dormire e nell'impossibilità di farlo...nel desiderio che non giungesse mai l'alba.
Un fremito perenne, un singulto continuo...paura, desiderio, consapevolezza. Sensazioni che tuttora sono difficili da descrivere, da consolidare, ed in un attimo si comprendono miriadi di pensieri che senza significato avevano affollato la mente, anni or sono. A volte tutto è così facile, a volte tutto è così difficile...si sfiora l'assurdità (e quindi la realtà delle cose).
La mattinata mi ha regalato tutto questo, suggellando le emozioni della scorsa notte...e così via, ricorsivamente. L''inizio di tutto in un lontano 5 marzo del 2003, guardando una finestra (quella di fronte) e non riuscendo a capire l'importanza delle cose. Pensieri contrastanti mi devastano. Non è giusto, non lo è. La vita non è giusta. Forse questa è la prima volta che provo davvero rammarico, rimorso per un mio errore dettato dalla paura, dall'inettitudine...dalla non conoscenza. Ho sbagliato io. Ed ora mi ritrovo faccia a faccia con il mio essere strano. E' davvero una desueta sensazione. Riconosco ancora uno sguardo innamorato?
Ritrovarsi in dormi-veglia, occhi chiusi, a desiderare calore...a sentire insinuarsi, liquidi, improbabili pensieri...e poi si realizza quel che sta accadendo e ci si apre verso emozioni mai provate. Periodiche oscillazioni di un sistema dinamico in perfetto equilibrio tanto che potrebbe durare un'intera vita (autovalori complessi allora!). E' la prima volta! E' la prima volta! E' la prima volta.
Stavolta ho paura...ho paura perché riconosco che non è la solita emozione da fuoco di paglia. Stavolta ho paura perché sembra una cosa diversa...che non ha nome e che vive da sempre e per sempre. E' una paura che è in realtà un moto della coscienza, ed è una paura che ha già perso la sua lotta contro la voglia di dare e l'istinto di avere. Non posso far altro che assecondare la mia volontà, i miei desiderii, e sperare che non ci siano segreti pronti a saltar fuori dai loro neri anfratti per afferrarmi l'anima, trascinandola via.
Chiedo soltanto un po' di temperanza...e che Kronos, stavolta, possa esser lui divorato da coloro che ha generato! Così sarò hachi per sempre (ed io che avevo giurato di non usare mai più la locuzione "per sempre"). Ti supplico.
 
"Cosa vuoi di più dalla vita?" - "Un lucano!"
 
"Ti amo e ti amerò...tu sei il mio sogno...tu sei tutto...e con te voglio invecchiare, con nessun altro! =,o( E non è mai troppo tardi..fidati di me...e di te..."
(sms ricevuti il 31 dicembre 2003)
   {Lo rispediresti ancora una volta?}
 
 
17 mai

Le mie romanticherie 2: l'inizio della fine.

Passeggiando per le strade di Palermo, ho già provato, si fanno strani pensieri. Ma non sono solo pensieri: si fanno anche strani incontri.
La gente per strada non sorride o se sorride è pazza o se sorride lo fa per un sorriso falso e di circostanza. Forse la gente per strada è se stessa. No, non è vero neanche questo...qualcuno in grado e con la voglia di sorridere ci sarà pure ma comunque per strada non lo fa, se non vuole esser preso per pazzo o per ipocrita. Perché? Perché siamo incattiviti dalla dignità di persone civili che dobbiamo vestire e dimentichiamo che la civiltà non consiste nell'apparire sempre ligi ed impeccabili ma anche nel saper sorridere. Ah, ma questo sono io...mi stavo solo guardando nel riflesso della vetrina che separa i passanti da quel gioco che si chiama scrittura. Sono io che non sorrido. Il mio sorriso non mi piace ed è la cosa più spontanea che sguiscia dai primordi del mio essere...e cerco di trattenerlo. Perché? Perché non mi piac(e-cio). Uno strano pensiero.
Poi, all'uscita, mi ferma chiedendomi del perché non sono mai stato in Africa. Cosa devo rispondergli? 1) Siamo in Africa; 2) Mi piacerebbe; 3) Non ho soldi nè tempo. Scarto il cinismo e la diplomazia e mi dirigo verso la nuda e cruda verità (la terza possibilità, per chiarire con i cinici e i diplomatici). "Sei giovane! Sei giovaneeeeeee!!!". Uno strano incontro.
All'individuo, nella folla, piace apparire per quello che non è? O non gli piace apparire per quello che è? Questo credo non riuscirò mai a capirlo. Quando dico che la vita è difficile mi rispondono che siamo noi a renderla difficile e solitamente risponde così chi la rende troppo facile. Abbiamo tutti ragione? Cosa ci spinge ad essere troppo buoni e comprensivi con determinate persone e troppo cattivi e menefreghisti con altre? Vero è che i "belli" possono permettersi tutto ma nel mio piccolo so che non è solo una questione di fisicità. Ah sì, è questione di punti deboli! Eppure me lo avevano sempre detto di non mostrare i miei...ma io non imparo mai. Stavolta lo strano pensiero è troppo variegato per poter anche solo a capire di che pensiero si tratti, la conclusione è che non capisco gli altri...e questa non è una novità.
Passeggiando, peripateticamente (sono un uomo, quindi nessuna battutaccia! Si stava filosofeggiando (dato che mi dicono lo faccio sempre (che cazzate abnormi è in grado di sparare la gente!) e non lo faccio quasi mai) e anche parlando del faceto), sotto i filari dei platani ed era uno dei rari momenti nei quali si perde la concezione del traffico che ti scorre accanto e quella delle luci ma non delle signore imbellettate che ti passano accanto, <<Ma ciueVto che sono stata a vedeVe l'Anna Bolena caVa...entusiasmOnmnmnte>>, ed ecco che a testa china, in abito grigio chiaro, capelluto e bianco-barbuto, braccia annodate sulla schiena mi passa accanto un pezzo di passato che credevo fosse già esauritosi. "Se un alieno starnutisce su Marte questo posacenenere cade dal tavolo!". Ho provato davvero voglia di inseguirlo e come raramente ho fatto mi son fermato e voltato a guardare indietro...ma ero troppo preso dal ricordo che non ho visto più nulla. Una delle visioni biciclopidi o vocianti che mi perseguitano in questo periodo? No, era lì. Passato.
 
Oggi abbiamo imparato che (morale della giornata come alla fine di ogni puntata di He-man) :
Io non sorrido quando vorrei e come vorrei.
Mi è venuta voglia di andare in Africa.
Tutto è più difficile di quanto si pensi.
La ca[u]s(u)alità regala brutte e belle sorprese.
 
Mi piacerebbe saper vivere di caos. Cercare, costringere, forzare i propri desideri è inutile: quello che rimane è la genuinità della passione, la trasparenza della volontà...e questo rimarrà con o senza ricompense.
 
"Pigghiti 'sti sordi, accussì non ti dimentichi di me."
("diario di Luca-agosto 1994", Zzà Rosaria in lacrime)
 
 
12 mai

...when the dreaming ends.

...per lasciarci soltanto una voglia di pioggia, scriveva. E poi la pioggia arriva, quasi a consacrare il desiderio trascendente.
 
J) E' un sabato trascorso a guardar la Dora fluire, senza più treni.
R) E' un "dolkerkko" scritto su di un ficus, mai visto di notte.
E) E' un pacco con i propri regalini restituito, un costume mai usato.
C) E' una giornata d'autunno trascorsa in acqua, liberamente.
R) E' una vigilia di natale con la consapevolezza che non si compreranno più giocattoli.
A) E' un profumo annusato, un allontanarsi lento dall'adolescenza.
N) E' in un letto caldo e impersonale, abbracciati, a provare sensazioni senza nome.
F) E' in una stanza buia, immersi nell'odore acre di farmaci.
 
Quando il sognare ha fine, forse, è come lo è stato per la prima volta...circondato da un'ingenuità disarmante.
E' su di un divano, di notte, a guardare riflessi bagnati e a non capire ciò che si prova.
Poi tutto si ripeterà, per chi crescendo non cresce.
Per fortuna, quando il sognare ha fine, sappiamo che ci aspettano sempre degli altri sogni.
 
"You cannot sedate all the things you hate!"
("Dogma", Marilyn Manson)
 
9 mai

Un ponte per...un cuore.

Avete mai provato a costuire un ponte che porti dritto dritto ad un cuore? (E se fosse morto, per una corda spezzata?)
Avete mai provato a costruire un ponte che porti in un mondo che forse esiste solo nella vostra immaginazione?
A volte è tanto difficile da sembrare impossibile e ciò che si è costruito crolla al minimo soffio di vento, altre volte è facile che si costruisce un nuovo pezzo senza rendersene conto. Sembra non vi siano regole, in tale costruzione (e gli attrattori strani?).
 
Primo asse.
Buio, porta, ascensore, cammina, treno, cambio treno, cammina, poi ci si riflette come davanti ad uno specchio e come davanti ad uno specchio se ci si tira indietro l'immagine scompare...e come davanti ad uno specchio non ricompare alcuna immagine se non si è disposti a fare il primo passo. Che male c'è nel fare un passo, se è quello che si vuole? Nessuno. Cammina: è un'aria nuova quella che respiro, vedo tutto nuovo e collego al vecchio. "Niiiinoooooo!"...ed è subito parco, è sole, è erba. Palla-cavalli-cani-Palla. E' il castello: è strano come qualcosa che non è mai esistita in tutta la tua vita inizia a divenire quasi una pietra miliare di ogni spostamento. Troppo sole, cammina.
"Andiamo a Mondello?"...cammina, autobus, uno sguardo che si allontana sempre fisso su unghie nere: è lo sguardo speranzoso di chi si attende una risposta (che non arriva). Strada, strada, giro-giro-tondo, strada...piazza. Odore di salmastro, tanto forte che ci si deve abituare prima di riprendere a respirare normalmente. Odore di salmastro e gabbiani, pesci, tuffi e gabbiani. Passeggiata, orecchino, stanguna travistuta e poi da Peppino (figlio dell'amore?). Consistenze dolci e salate, tese, coriacee, bianche, sapori delicati dove non me lo sarei aspettato e piccoli e croccanti scrigni, occhiuti, dorati...e come sono morbidi e cremosi e delicati. In tutta questa serena ostentazione luculliana non può passare inosservato il promontorio che repentinamente si riversa nell'azzurrissima acqua, fra il verdeggiare dei pini, delle palme ed il biancheggiare della sabbia macchiata solo da piccoli colorati puntini. Cammina, sole, a testa bassa come a Taranto ("Voi siete qui per la visita, vero? E tu sei il più piccolo...") e acqua e sabbia, muricciolo e poi gradinata ferro-misto-legno ("Because the night belongs to lover!") e mare e sole.
Cammina, 146!, autobus, strada e Federico, treno, e giù sempre più giù..più giù. Penombra e verde e testa bassa. Camminare vicini senza rendersene conto, rallenta, rimane indietro, accelera...e poi è solo il portoncino, cammina, ascensore, porta, buio.
E' stata una bella giornata, sì...una bella giornata. Il ritorno del passato, "ed è un vuoto che fa male"...gola, un po' più giù, stomaco, un po' più su. Ricordo vecchissime parole, "Non mi vuoooooole bene nessuuuuuuuunooo...", e mi ubriaco di malinconia, mi ubriaco di penombra, di celeste nostalgia. La verità non si può non accettare, soprattutto se non dipende dalle nostre forze il poterla cambiare.
E fu sera e fu mattina.
 
Secondo asse.
Sonno, aaaahhhhhhh incubi! Dormire nell'angolo di un porticato, fuori, al buio, soli e festeggiare una festa inesistente fra sangue, bruciature, incidenti e il nero pentolone bollente e poi il fuoco, la dolosità...e la serenità trovata all' improvviso, sfiorata: ma tanto non è mia, non fa per me, devo andarmene. Caffè al theo, tatoo, e merli raspanti, pappagalli sghignazzanti ed invisibili, cenotafio. Seduti su di una tomba si può parlare di tutto...non si ha paura, forse perché si spera (si sa) che chi ci ascolta può capire, può capire senza giudicare, può capire e dire che è tutto così normale...anche quello che si pensa innaturale, nascosto, esecrabile. SILENZI, confortati dal vento. Merli raspanti, anziani sobbalzanti, verde frusciante, pappagalli divertenti, cammina...ed è subito stazione. E poi un incontro ravvicinato del terzo tipo: rami secchi, ascetismo, giochi.
Poi si ritorna alla vecchia vita...ma che vecchia vita? Tutto ha cambiato colore, tutto ha cambiato luce...io sono cambiato: ma come, in un'ora? O son tornato me stesso? Il me stesso riscoperto? Sono sereno, sono tranquillo...serafico oserei dire (-.-)
E fu la notte, la notte per noi...
 
Primi passi.
Non so se sia tutto vero, non so se sia tutto falso...so solo che ho raggiunto il limite e mi son stancato di chiedere, di chiedermi, di chiederlo. Cosa ho costruito, cosa ho distrutto? Basta. Benvenuti nel mio mondo...(mi sento un oscillatore smorzato.)
 
"Vi è solamente un problema filosofico veramente serio: quello del suicidio.
  Giudicare se la vita valga o non valga la pena di essere vissuta,
  è il quesito fondamentale della filosofia."
("Il mito di Sisifo",A.Camus)
 
"Ti ho pensato perché ho fra le mani un libro che parla di te."
4 mai

Saturday night live

Da quanto tempo non trascorrevo una serata come quella di ieri non saprei dirlo ma da quanto tempo non trascorrevo una notte come quella appena tracorsa sì: anni.
La fecola di patate ci insegna che esistono sempre almeno due aspetti di un'unica entità che sembrano in contraddizione fra loro ma che si amalgamano tranquillamente: tutto dipende dalle modalità con cui l'entità viene sollecitata. Questo riduce ancora di più il divario fra bene e male...solido e liquido. Inoltre il risotto verde ci insegna che non è cosa buona e giusta avere dei preconcetti su ciò che può o non può convivere in un unico piatto: reazioni chimiche, fisiche, determinano il risultato finale che spesso può essere sorprendetemente diverso da quello che ci si aspetta. Insomma, fecola e risotto ci insegnano che sperimentare non è un processo vano ma che può portare a risultati inattesi e qui entra in gioco la passione (ma com'è che devo sempre mettere in mezzo la passione?!?), passione che consiste nel credere di poter plasmare qualcosa di nuovo, e migliore, utilizzando pressupposti noti e presumibilmente non accostabili. Le vittime di un esperimento sbagliato? Certo, ce ne sono e ce ne saranno ma forse patate e frutti di mare vogliono insegnarci (ma quante cose ci insegnano 'ste patate?!?!) che vale la pena di provare, che vale la pena di rischiare, che a volte vale la pena di morire per un'idea che ha da sempre governato la nostra esistenza...perché non siamo qui "a viver come bruti".
Una volta scrivevo che "la normalità è una sottile membrana che separa l'assurda realtà dalla razionale fantasia" e forse avrei dovuto scrivere di "una normalità"...perché ne esistono tante. Sapete cosa vorrei? Vorrei che la mia normalità fosse quella di un cuore che rimane cuore, di occhi neri che rimangono occhi neri in cui affondare, in cui cullarsi. "...e non si lasciano più": perché TUTTI hanno un sogno, una speranza, da cantare a squarciagola lungo i marciapiedi affiancati da anonime vetture in un caos che per un attimo scompare...e nient'altro ha più importanza.

Vi siete mai chiesti cosa siano le nuvole?
 
"Con camomilla Sogni d'oro, un buon giorno inizia sempre dalla sera prima!"
(dalla confezione di "camomilla Sogni d'oro")
P.S. Ho conosciuto un altro modo per far iniziare un buon giorno dalla sera prima!
3 mai

Il sapore delle lacrime

Piangere è difficile, diventati adulti, e quando ne senti il bisogno riuscire a versare lacrime è un esercizio complicato: non basta volerlo. Casualmente poi ci si imbatte in una musica, in uno sguardo, in delle parole...e la situazione si capovolge: non ci si può più trattenere. Poi addirittura si cerca di smettere ma senza alcun risultato; i singhiozzi entrano in risonanza e tutto diventa un sussulto, tutto il mondo inizia a traballare, a diventare acqueo. Riaffiorano vecchie parole:
X: "Devi imparare ad essere la cosa più importante per te stesso!".
L: "Ma se non è così perché dovrei imparare?".
X: "Perché così starai meglio.".
L: "Io preferisco esser come voglio che stare bene." (il solito testardo, eh?!)
Il pensiero predominante è "Perché? Perché ciò che desideriamo scivola fra le mani come sabbia scossa dal vento?". Poi tutto si placa ed arriva il sonno, con la testa leggera, fiaccata. Maledetta la nostalgia del futuro! Non ho più sentito il sapore delle lacrime.
 
"Era una notte meravigliosa, una notte come forse ce ne possono essere soltanto quando siamo giovani."
("Le notti bianche",F.M.Dostoevskij)