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May 24 Inferenze Temporali.Non mi capita spesso di camminare ciondolante, lentamente e guardando il cielo.
Solitamente il mio passo è svelto, l'andatura felina (se proprio escludiamo la stazza) e lo sguardo fisso a terra (entro un raggio alquanto ristretto): è la camminata che contraddistingue un "io" che riesce ancora a pensare, a sentire sopportabile il peso che grava sulla sua testa (nella sua testa). Quando invece mi reputo computabilmente incapace di sopportare oltre, nei rari casi nei quali perdo di vista il faro del raziocinio terreno, allora inizio a camminare ciondolante, lentamente e guardando il cielo. Spesso guardo i balconi, le inferriate che coronano le parti alte di alcuni alti palazzi o gli occhi che dal loro Olimpo scrutano il piatto andirivieni degli sconosciuti, ma quasi mai mi rivolgo al cielo. E' meta irraggiungibile e che non va bene per chi invece ha prospettive di alzata relegata al primo semi-quadrante. Guardare il cielo e ciondolare è come gridare ad alta voce: "rrutta pi rrutta, rrumpemula tutta!", è come non aver più alcuna direzione privilegiata ed imminente...ad allora va bene essere anche ciondolanti. Ma questo è solo un inizio: quando mi trovo in tale stato mi capita di ricordare in maniera alquanto evocativa e questo non fa altro che incrementare la voglia di immergermi negli altri, ahimé. "Stai pigghiannu un palo 'n piettu!"; a volte capita.
E mi ritrovo a camminar fra viali cipressati e schematicità lugubri, a perdermi in meandri verdi e marroni, ad aspettare solitario il far della sera per avere libero accesso alla scopertà della verità. Ma non sono più solo, al crepuscolo, e non vago più confusamente per ritrovar l'antro...ora sono in buona compagnia, la sola con la quale riesco a sentirmi bene. Mangiamo in una Cadash-locanda e le mele a caro prezzo mi fanno infuriare tanto da farmi sentire ingabbiato in un istinto che non mi riconosco e che infine mi porta a fuggire sul far del mattino. Ed ora sono accompagnato da qualcuno che amo senza riserva alcuna: piccola, gracile e graziosa. Una corsa ferrata ci porta a cadere, rialzarci, correre, buttarci a terra (il mio corpo sul suo per proteggerla) e poi trovare l'accesso ad una verde e luminosa isola sconosciuta. Primo granello di sabbia.
Accade poi che, attraverso un vetro, si vedano due anime boccheggiare come muti pesci, forse solo per via della separazione "ben temperata"...ma ad un più attento e prolungato (e così morbosamente impiccione) sguardo si capisce che siffatte "intuite" parole mai sarebbero state seriamente pronunciate: devono quindi accontentarsi d'essere solo boccheggiate...ma questo può essere già molto per chi, come me, sa. Una strizzatina d'occhio accompagna l'ultima trafila di sussurri quasi d'obbligo per celebrare una tale separazione, ed è quasi scontato osservare poi lo stato trasognato e quasi del tutto onirico dei giorni trascorsi assieme, appassionatamente. Secondo granello di sabbia.
Ed ancora capita di rimanere attratti dal disco color arancio che d'improvviso viene proiettato su una iper-superficie amorfa e di capire che ciò che guardiamo e che tende all'infinito lo concepiamo nella dimensione immediatamente inferiore a quella nella quale vediamo. Non esiste alcuna entità sensibile capace di calcolare univocamente la distanza tra una mano ed il sole, come non esiste alcuna forma di vista che possa scoprire cosa sia realmente esistente e cosa non lo sia. Quel disco esiste soltanto come rappresentazione ed è proprio per questo bello, unico ed emozionante. Terzo, quarto, ..., n-esimo granello di sabbia.
Misurare il tempo utilizzando una clessidra di Klein contenente un numero finito di granelli di sabbia, guidato da un flusso turbolento e viscoso, è forse l'unico modo per poter spiegare il nostro rapporto con il Tempo, mantenere inalterate le relazioni che intercorrono tra cause ed effetti. Acquisiamo la capacità di spiegare ciò che accade grazie a ciò che è accaduto in passato, grazie alla fissità mentale di cui godiamo e che tutt'altro che paradossalmente ci mantiene fissati ancor di più ad essa. 'Riconoscere' vuol dire aver vissuto, anche quando ormai si crede d'aver dimenticato. Ecco, ora ho capito cosa pensavo da bimbo quando mi ponevo la domanda "cosa rispondo se qualcuno mi chiede cosa voglio fare da grande?": pensavo di fare il 'riconoscitore'.
"La convinzione, a quanto pare, è un lusso che si può permettere chi non è coinvolto." |
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