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July 25 Tragedie....anche l'ultimo granello di sabbia abbandona la mano, chiusa a formare un pugno (segno di lotta e di resistenza), e si disperde in un finito che è tanto grande da non poter fare a meno di chiamarlo infinito. E' la solita storia, la solita vecchia macilenta storia.
Ma una vita è ciclo-calcolabile? Il continuum temporale ci impone di parlare di cicli e non di salti, ma sappiamo che esistono "salti" di qualità che ci permettono di trasmigrare dall'una all'altra concezione. La domanda lecita è invece: «Esistono variabili che possano influenzare l'andamento di un ciclo dal suo interno?» Da questa risposta dipende la potenza del modello "VITA" al quale apparteniamo. Cambierebbe tutto, proprio tutto. Se i corsi e ricorsi ciclici fossero indipendenti da qualsiasi variabile interna, una volta innescati (mi risparmierò l'interrogativo "Da che cosa è stato innescato il primo ciclo?", per bontà), si potrebbe prevedere quando un qualsiasi ciclo vitale debba aver fine. Si potrebbe calcolare una vita, con tutto ciò ch'essa contiene e tutte le intersezioni che tesserà con altre vite.
No, non è diventato (questo) un blog fantascientifico (non lo è mai stato?)...ma spesso mi chiedo, e credo che voi tutti vi chiediate, perché tutto sembra ripetersi così scontatamente, con medesime modalità, analogamente, "quasi" meccanicamente. E come se non bastasse ciò, spesso subentrano idee e consapevolezze che esulano dall'esperienza pratica ma che comunque concorrono ad individuare la risoluzione di un ciclo: si tratta di calcoli inconsci che qualcosa in noi sa effettuare a nostra insaputa? Cos'è un presentimento? Cos'è quella sensazione che ti fa dire "E' così!"? Qui si può benissimo teorizzare una diramazione: o esiste qualcosa di esoterico e misterioso che non riusciamo a comprendere oppure le vite sono calcolabili. Non è riduttivo fermarsi a queste due alternative, se infatti fosse ammissibile una pseudo-calcolabilità data dall'intuizione e funzionante solo in parte allora per la parte rimanente si tornerebbe allo stesso bivio. In ogni caso ci ridurremmo a quest'interrogativo che mi sembra essere per ogni via alquanto paradossale, almeno in apparenza. Ma se proprio bisogna esagerare io propendo per entrambe le idee, coesistenti: non sono mica esclusive, anche se la loro compresenza potrebbe indurre conseguenze inimmaginabili.
Ma non è forse assurda, questa esistenza? Perché ci ostiniamo a credere che tutto ci sia dovuto, che tutto sia "normale" e ripetibile da sempre e per sempre? Per via dei cicli? Ma esperienza ci dice che siamo un errore, una singolarità; speranza vuole farci pensare che non sia così...perché non saremmo in grado di accettare la nostra valenza nulla nei confronti di ciò in cui siamo immersi. In questo mondo basta fermarsi ad osservare, ma ad osservare aprendo la mente non solo gli occhi, e si può assistere a scene d'una grandezza immane: occhi piangenti e carichi di disillusione sfiorano occhi sorridenti e carichi di speranza ma non sembrano incontrarsi, no...non si vedono. Ognuno è troppo impegnato a pensare alla propria vita che sale o scende e ci provoca gioie e dolori. Ah, non ho descritto la parte assurda della scena: gli occhi interessati è "giusto" non sappiano vedersi, perché coinvolti da cicloni buoni o cattivi ma comunque coinvolti in pensieri che lacerano o leniscono le carni e le idee; la parte assurda è che altri occhi, in stati più pacati, non si rendono conto di quello che sta accadendo. Non si rendono conto che esistono occhi che ridono e occhi che piangono, perché la vicenda è poco produttiva. Pensiamo ai nostri dolori ed alle nostre gioie e quelli altrui li vediamo scorrere come i grandi cartelli quando percorriamo un'autostrada. E a peggiorare la situazioni, spesso, interagiamo anche con altri cuori per vie traverse ma senza riuscire a vedere, a sentire, le loro gioie o i loro dolori. E infine, tanto per declamare l'iniquità di quel che siamo, spesso ci viene richiesto aiuto...veniamo messi a conoscenza di ciò che in realtà sta accandendo e nella maggior parte dei casi ci ritraiamo infastiditi, se la cosa potrebbe danneggiarci. Non comprendiamo lo stato di disgrazia nel quale si ritrova un cuore afflitto e pretendiamo di godere della nostra serenità, della nostra libertà e cominciamo ad agire con cattiveria, istinto di cattiveria, per salvaguardarci. Per fortuna esistono delle eccezioni, forse è questo che spinge a proseguire. Ma come individuarle?
Chi è il vero adulto? Credo che il vero adulto sia chi riesce a comprendere tali meccanismi, chi riesce a comprendere, chi sbaglia e sa di averlo fatto anche se non sa come rimediare al proprio errore. Chi è il vero bambino? Il vero bambino è colui che crede di avere sempre agito nel bene, di non sbagliare mai, schiacciando così l'altrui punto di vista. Siamo tutti un po' adulti e un po' bambini...dipende dalle situazioni, dalle persone coinvolte nelle situazioni. Ma alla fine, l'adulto si riconosce per la capacità di continuare a "comprendere" il bambino: il viceversa è impossibile. Certo che se la vita fosse ciclo-calcolabile...invece ci restano solo intuizioni alle quali vogliamo o non vogliamo credere, e definizioni alle quali ci aggrappiamo forse per semplificare la nostra vita, la nostra mente.
Vedo la luce. La linea retta e abbacinante di luce conduce verso un punto che si trova nel mezzo di ogni cosa. E' un'immagine liberatoria. Come è liberatorio lasciarsi cullare dal nulla, dal vuoto, e sentirsi nel nulla, nel vuoto. Guardare un'altra linea, stavolta orizzontale, e vedere foschia e grigie ombre e tutto un colore bluastro che sembra esser diventato il re del mondo, e poi chiudere gli occhi e lasciarsi cullare dalla corrente impetuosa, vorticosa, smaniosa di spingerci verso un punto di equilibrio stabile: è quasi come cadere. Invece? Invece riaprendo gli occhi ci si accorge di esser stati dei punti fissi, l'unico punto fisso in tutto il multiverso, svincolato da ogni cosa, da ogni dove, da ogni quando. Perfino aprire e chiudere i propri occhi può mutare tanto irrimediabilmente il mondo che ci circonda...figuriamoci quando tutto è visto da occhi diversi: se ne può venire a capo solo con sentimento e comprensione, altrimenti non si convergerà mai. Affinità elettive? Dove, come, quando?
Vorrei che tutto fosse trasparente, come l'acqua di un sogno, come l'acqua di un paradiso, tanto da poter vedere non solo pensieri e piedi ma anche le ombre. Piccoli corpuscoli grigi scivolare fra le bianche apparizioni che ben presto diventeranno multicolore, come scampoli d'arcobaleno, e presto creerano il dubbio negli occhi osservanti se si tratti di dolce realtà o mera fantasia. Fatto sta che percepiamo ciò che vediamo...ed entra nei nostri pensieri imponendosi come verità: l'adulto sa che si tratta soltanto di una verità, il bambino crede sia la sola.
Fa rabbia, provo rabbia, al pensiero di quanto si possa non intuire, non vedere, gli altri. Certo, non tutti, perché sarebbe davvero impossibile...ma almeno coloro che ci stanno accanto. Provo rimorso al solo pensiero di non essere riuscito a farlo e devo accontentarmi della mia inutilità. Fa rabbia sapere che esistono occhi che non cambieranno mai idea perché troppo convinti di saper e poter fare sempre la cosa giusta, la cosa migliore per tutti (non voglio assolutamente pensare che si sappia sia una cosa tanto dolorosa, preferisco mettere in conto l'incoscienza).
Tutto ciò mi ha sempre fatto pensare a quanto io possa essere "sbagliato", a quanto possa aver sbagliato...ed è un dolore che riesco a superare solo cercando di migliorarmi, di essere più "giusto"...ma non credo ci riuscirò mai.
Tutto ciò che scrivo, tutto ci che dico, sembra talmente inutile...alla fine. Non serve a cambiare, non serve a capire, non serve a riavere quel che si è perso...e non serve neanche a farsene una ragione. Forse serve solo a far sublimare quel peso che giace fisso in fondo allo stomaco e che non permette l'equilibrio tanto desiderato. Per fortuna ho una pessima opinione di me e per fortuna so di avere ben poco da meritare...così, presto, Chronos divorerà anche i miei pensieri, predendosi i miei dolci sogni. Sì, è la solita storia, la solita vecchia macilenta storia.
"Vivere, vivere, vivere...non è più vivere. Lei ti ha plagiato, ti ha preso anche la dignità.
Fingere, fingere, fingere...non sai più fingere. Senza di lei ti manca l'aria." ("Per Elisa", Alice/Battiato)
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