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August 11 Sognando i miei sogniE' già troppo tardi. Tutto inizia con una mia sfrenata corsa, senza fiato.
Devo incontrarti ed io devo arrivare puntuale, non devo farti aspettare e tutte le strade sono chiuse, sbarrate, intasate; nessun autobus, niente macchina, devo solo correre veloce. L'unica via sembra essere attraverso la mia vecchia scuola media (ma non è stata veramente la mia) e aprendo la porta mi ritrovo in un guazzabuglio di corridoi labirintici e tutto sembra essere in costruzione, rotto, in fase di lavori in corso...ma tutto è deserto a parte lei, lei che ha perso la sua gioia lottando invano e guardandola schiantarsi al suolo, lei che mi abbraccia e ci perdoniamo per quel che è successo. Ma ora devo riprendere la corsa. Avrei bisogno di "Protection", perché tutto è come quello che ho visto ascoltando le note della buonanotte. Supero gli uffici e trovo la porta sbarrata, non ho altro da fare che uscire da una finestra dai vetri in frantumi. Mi ritrovo sul piccolo baratro che dà sul torrentello, percorro un po' di sterrato per poi funambolare su di un grosso tubo di cemento che mi permette di oltrepassare l'ostacolo. Ora sono in mezzo alle canne, canne immobili nel vento, e guadagno la strada ed il suo catrame. Corro ancora e sono subito davanti alla chiesa (ecco dove dovevo arrivare!): fra non molto ti vedrò uscire e staremo assieme. Stanno uscendo proprio in questo momento, tutti. Mi riposo e vengo subito attirato da alcuni schiamazzi prima sommessi, poi più acuti. "I bambini! Ha toccato i bambini!", ed un uomo barbuto e barcollante avanzava mugolando frasi sconnesse. Tutti si allontanano e una figura nota va invece controcorrente e si avvicina all'uomo. "Ma porca zozza, sempri iddu è", mi sento mormorare guardando mio fratello che inizia a fronteggiare il barbuto. Lo spinge, lo guarda coi suoi soliti occhi torvi e minacciosi. Sono un po' in tensione, ma poi vedo che si allontana, gli dà le spalle e lascia perdere: una fortuna. Ecco, sei uscito, mi vedi e sorridi. Sorrido. Ti guardo mentre ti avvicini e dietro di te vedo mio fratello, che ti segue...e l'uomo che lo ferma afferrandolo per una spalla. "Cazzo, non è ancora finita". Ti saluto, con un bacio sulla guancia e sto per dirti qualcosa...e gli occhi tornano a ciò che accade dietro alla tue spalle e le parole mi si bloccano in gola. Devo correre, devo andare! Un paio di forbici compaiono nella mano destra del farfugliante, ora alza la mano ed io sono in ritardo. Devo correre! Mio fratello compie una rotazione di novanta gradi, sotto la pressione della mano sinistra alla spalla e si ritrova due occhi annebbiati a fissarlo. Non capisce. Si alza la destra e s'abbassa, sul suo petto. Niente. "E' mio fratello, è mio fratelloooo!", sento provenire da lontano echeggiando e corro. Si alza e si riabbassa e stavolta sento un plop e vedo un rosso. Qualcuno sorregge alle spalle, ora sole, mio fratello...lo sostiene ma non fa null'altro. E' un traditore? Cosa fa? Non lo sposta? Lo ostende? Altre volte la mano s'alza e si abbassa. Arrivo, in ritardo. Do un calcio al fianco del folle e prendo fra le braccia gli occhi scuri che ricordo fin dalla mia infanzia, ora opachi, socchiusi e la testa penzolante, senza forza. Inizio a correre, non sento alcun peso o alcuna stanchezza, parlo soltanto e dico "tutto bene, tutto bene, sto correndo!" Lui prova a parlare ma vedo solo un movimento arido delle sue labbra, pallide, e muove ancora la testa a destra e a manca, debolmente, dolcemente. "Sto correndo, ce la facciamo!" Correndo, volando, per la strada vedevo tutto sfumato, confuso...gli occhi pieni di lacrime. I suoi occhi stanno per chiudersi e lì c'è l'ospedale, i suoi occhi luccicano e sono piccoli, io lo stringo e corro. Mille riflessi. Mi ha svegliato l'angoscia di veder mio fratello morire tra le mie braccia. E' la prima volta che ti ho sognato. "...tutto quello che vi era scritto era irripitebile da sempre e per sempre, perchè le stirpi condannate a cent'anni di solitudine non avevano una seconda opportunità sulla terra."
("Cent'anni di solitudine", G. G. Marquez) |
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