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September 06 Punti FissiIn uno spazio euclideo ogni funzione continua che porta la palla unitaria in se stessa ha un punto fisso.
(Teorema del punto fisso di Brouwer)
September 04 ...e fu mattina: secondo giornoAprire gli occhi e ritrovarsi immersi in una luce non soffusa ma non violenta, non artificiale ma non vivifica: è come vorrei svegliarmi ogni mattina. Finamente aprire gli occhi e non pensare al "dovere", non pensare nemmeno al "piacere"...pensare assolutamente a nulla anzi, non pensare; questo è un lusso che poco spesso riesco a permettermi. Quale potrebbe esserne la causa? (La felicità). La felicità?
Manca un pezzo e la sveglia suona, cioè manca la sveglia ma il cellulare suona, cioè "un diamante è per sempre". Rotolo a destra fino al primo custode, poi a sinistra fino al secondo: sono ancora circondato; bene, anche oggi dovrò volare. Picci-picci-picci e il piede si muove a scatti, per scongiurare la solleticosa tortura ma non sortisce alcun altro effetto, come la ritmata cantilena che continua a ripetersi periodicamente. Caffè, tanti caffè, e una figura "strana", ancora tutta da decifrare. Ah, ma è tardi! Corri corri, prepara prepara, swisshhh swosshhh e si riparte con l'arca. Puffi di qua, puffi di là: ma non li troverai! Puffi di qua, puffi di là: ma dove sono chissà! Devo riconoscere che però è delizioso viaggiare su un nastro di Möbius chiamato tangenziale e rivedere le stesse facce, le stesse zampe, anche al contrario: l'unico problema è che ci vuol tempo ed il tempo è troppo spesso il nostro principale nemico (quando non è impegnato ad essere il nostro principale amico). Maxwell non avrebbe saputo trovare alcun metodo per misurare i campi elettromagnetici generati dalle quattro teste vorticanti (quanti moti relativi!), ma per fortuna (o forse perché tutto è così) si arriva sempre ad una situazione di equilibrio. Sì, credo che la natura possa essere descritta con un'unica parola: "EQUILIBRIO". Forse persino ciò che è innaturale tende sempre all'equilibrio, ma a questo dovrò pensarci più oculatamente in seguito. L'aria fresca ci investe ma la visione è desolante, man mano che s'avanza, ed ancora più desolante è riaquistare l'aria calda a mani quasi vuote. C'è il tempo (non ci sarà il tempo) ancora per un'altra ricerca, ma prima bisogna scegliere in fretta e furia che cosa vogliamo diventrare, almeno per oggi. Giornate pistacchiose, giornate mpinnacchiose: si sa, antica saggezza popolare. Ancora una volta niente di fatto e «Dovrei chiederti un favore» (tutto vergognato). Si ritorna al campo base e la piccola vedetta lombarda osserva, pianifica, scruta per ottimizzare tempi e spostamenti: all'angolo di quella chiesa a consolare i belli ed i brutti. Oh, com'è bello passeggiar con Nizy, Nizy ti sa rallegrar: anche quando è un giorno dei più neri, Nizy il sole fa spuntaaaaaar. Ed è da ciò che a volte crediamo più inutile, superfluo, che nascono le "casualità" che non si era riusciti ad agguantare con tutto l'impegno e la forza che abbiamo in corpo (ed oltre). Fu così che i nostri eroi scovarono il tempio perduto e conquistarono le loro ambite coppe: un tocco d'umanità che riempie di calore, quasi di gioia, nonostante nulla di gioioso sia accaduto. Ma allora "vivere" è questo? Per vivere non basta la nostra singola vita, ripiegata su se stessa, per vivere servono molte vite...concatenate. L'ormai "solita" (ma si può dire "solito" di un qualcosa che è nuovo, recente, incerto?) voce: «Se ti fa piacere e se non hai altro da fare».
Ricerche a testa in giù, prospettive laterali e mappe che memorizzate in un mucchio di neuroni acquistano una nuova dimensione non appena si entra a far parte della mappa: la stanza è ormai il rifugio segreto che ognuno di noi custodisce all'interno della propria anima, la stanza perduta. Una mano, alzata in segno benevolo ma tanto superbiosamente da apparire tutto il contrario, non fa altro che puntarmi dall'inizio alla fine e mi segue perfino quando lascio il respiro e fino a quando lo avvisto. Poi la mano scompare. Quanto si può capire da uno sguardo, da un sibilo, da una parola, quando ci si conosce da tanto tempo e si è imparata l'affinità. La capacità più grande del voler bene è quella di saper tacere e di non far sentire all'oggetto del nostro volere che sappiamo: sarà infatti lo stesso soggetto ad accorgersene e ad esser grato del silenzio ricevuto. Io so di voler bene e so che qualcuno mi vuole bene. La navigazione è pacata (tutto è così pacato, stavolta) ed a tratti divertente. La caratteristica per la quale divergiamo è di sicuro l'immensa tranquillità che sembra essergli propria e l'immensa tensione che riesco sempre a generare (consumandomi?). Tutto sembra così semplice così, ridotto all'osso. Riconosco la strada: l'ho percorsa e ripercorsa in un'altra vita, mille fantasecoli fa, ascoltando analoghe parole. Spesso è uno strano dolore, quello di sentirsi vicini a fulcri che sono stati tanto importanti nel proprio passato e che adesso sembrano così...sfioriti. Intanto si arriva, come sempre si arriva. L'acqua scorre lenta, la voce risuona metallica, le grate tintinnano e il sole picchia...e finalmente le porte si aprono per i poveri principi del Maine. E' un mondo fuori dal mondo, quel che si cerca di ricreare con la tecnologia: l'idea di poter vivere in maniera artificiale, su un altro livello di complessità (oracolo docet). La mucchina vola e l'olio alla citronella viene asperso per infondere benedizioni profumate a calzini e mutande: fate questo in memoria di me. L'attimo di riposo fu fatale per la decisione di lasciarsi cullare da mille-e-cinquecento-euro fino ad emulare un'orientale danza orizzontale. La mucchina ri-vola e si giunge fino alle colonne d'ercole, ai confini del mondo e come spesso accade il viaggio è faticoso e dall'apparenza inconcludente, ma raramente ci si accorge che un viaggio ci cambia e ci dona delle idee che forse sarebbero state altrimenti assenti. Le tentazioni, accidia e gola, spesso si fondono assieme per regalare un amaretto (frantumaaaato per nieeeente!!!) e qualcosa di rosa-osa-osa. Non so cosa pensare, forse lo saprei, forse lo immagino ma non so come leggere, come sentire questi momenti. Il richiamo della musica è spesso forte ed una chitarra "che non suona" che suona è un'attrattiva bella da guardare ma non bella da provare...ed a nulla può servire stringere un polso e tirare come a nulla può servire strattonare un mulo se questi ha deciso che non deve più muoversi...e "nothing else matters". Due pollici e due indici virtuali possono emularne di reali, ma la mancanza di "quel" qualcosa è più che palpabile; è disarmante. L'immersione nelle tetre caverne dimenticate induce uno smarrimento che favorisce la cancellazione delle avventure precedenti e fornisce un ristoro temporaneo (ma da cosa? Dal finto mondo?). Non c'è niente di meglio, per riacquistare finzione, che immergersi nella finzione della finzione; com'è tutto cambiato, così diverso. Non si respira più il vecchio cameratismo e la grandezza dei supporti rende tutti più lontani, la ricchezza dei suoni rende tutti più sordi. Non è questo quello che ricordo del mio vecchio cantuccio ludico. Visti dal retro sembrano un po' comici (mi son reso conto che mi mancano molte prospettive!), ognuno impegnato a calpestare il tastone giusto e si sballonzola a sinistra e a destra, avanti e indietro. Salti lunghi, instabili, barcollanti e mosse non prestabilite tanto da sembrar casuali a volte battono i salti decisi, vigorosi, bassi, regolari e cadenzati: sembra tutto così strano da osservare, in realtà è la situazione ad essere strana. Cosa ci vuole? Ma un bel Leon, sgambettante e salto-rotolante: fasti di un'epoca che ormai non tornerà più. Anche questo mondo è andato avanti. La giornata così sta per finire...ma sta per finire?
Il crepuscolo rende fastidiosa la vista di ciò che è scarsamente illuminato, sia da luci vere che da luci finte: è uno di quei momenti di transizione durante i quali gli oggetti posso assumere sembianze strane e sconosciute. Il percorso, stavolta più lineare, è farcito dalle solite note ma da un timbro nuovo, più basso, più pacato, più da abbracciare (mentre la stoffa separa). E' un attimo ritrovarsi, poi, a ricoprire la parte di spietati gangster che osservano dal loro loculo movimenti altrui. «Gli si può chiedere di cenare con noi?». «Gli di si DEVE chiedere di cenare con noi!». Ed inizia l'altra avventura, fra i meandri del pensiero. Friggi e fungheggia e taglia e lava e perdersi tante verità che nel frattempo proseguono incessantemente ad aver luogo: quante cose ci si perde, della nostra vita (crash, porc, niente). Parole, sguardi, contatti: ma che cosa sta accadendo? E' una sera molto strana. Finalmente birra. C'è a chi piace il tonno, eh? Chiudersi in un guscio, e tutto il resto fuori, non ha prezzo: cinque parlanti, mariti e mogli, cognati, cugini e...nessuno. Ridere, ridere, ridere ancora. Tutto ha una fine e questa fine la vediamo sempre arrivare discreta e incessante, ma a volte è proprio prorompente e indesiderata. Tutti in subbuglio a prepararsi per l'addio. «Prendi questo». «No». Ed osservare il punto bianco penzolare da un'altezza che non avrebbe nemmeno osare immaginare e continuare ad osservare il dondolio per infinito tempo (pochissimi secondi) come se tutto dovesse bloccarsi per sempre in quella ricerca di un equilibrio negato. Perché? Non nascondo, ora, il desiderio di dire semplicemente «sì», ma non ho nascosto l'idea di sentirmi inadeguato. Non ho fatto troppe storie. L'abbraccio finale, l'ultimo abbraccio, mi ha riempito di idee che non ricordavo da tempo. E' stato deciso, forte, caloroso, dolce. Ho pensato che forse tutta questa storia non è poi tutta sbagliata, che nonostante si possa perdere fiducia in alcuni casi e speranza per il futuro alla fine l'idea della quantità rimane l'idea regina, anche quando si è convinti non sia così. Ma se qualcuno sorride a te, un domani ancora c'è...e come per i teoremi da dimostrare, non potremo mai sapere a priori quando o se riceveremo un sorriso. La discesa fu buia e rumorosa e per una seconda volta ho rivisto l'amuleto sul palmo della mia mano, tesa verso un'idea, a reclamare la mia inutilità. Ma la cosa era stata fatta, sapevo già non si sarebbe tornati indietro. Ho potuto solo replicare con un candido ed ormai avvilito grazie (ma quanto era contento). Benedetti(ni) gli affamati, perché saranno nutriti. La via, scura, grigia, quasi lugubre, ma sempre affascinante all'inverosimile mi ha accolto per un'ultima vista. Ho rivisto un luca che poco pensieroso e rassegnato s'inerpicava per raggiungere una stanza non sua, per ricominciare una nuova nottata. 132. Un altro ultimo abbraccio e mpinnacchiu per salutare la fine di due giorni all'insegna di...all'insegna di...e che ne so! Sto ancora cercando di capire, di decifrare, di ascoltare. Tutto scorre e tutto muore: vorrei possedere la capacità di dissimulare i calcoli temporali, io che di calcoli non voglio sentirne parlare. 132.
L'ora della partenza si fa più vibrante, ora che si è innescato un meccanismo non reversibile. Anche stavolta si è tutti fuori a stringersi e a promettere di ritrovarsi presto, prestissimo. Perché a volte accade che strani bacini d'attrazione prendano vita a partire da singoli ed isolati punti e che le onde generate da tali bacini possano sembrare imprevedibili, ma risultano invece aggraziate, regolari e cariche di forza e passione. Ma cosa accade? Esistono intersezioni, in tali situazioni? Ci si avvolge, freneticamente e come in una ghirlanda brillante, sfiorandosi e sussurrandosi mutuamente parole e sospiri o ci si lega fino a formare cappi che non possono essere sciolti se non con bruschi strappi? Non credo possa esistere una risposta e se esiste di certo ha bisogno di tempo per poter prender vita. Nel frattempo è necessario non dimenticare, ma come si potrebbe dimenticare?! Non c'è cosa più bella, più lieve e più luminosa di quando ci si ritrova "vicini", forse casualmente, senza alcun valido motivo, ma si riesce ad assaporare l'altrui respiro e camminare in sintonia come tenendosi per mano...nonostante non sia possibile farlo. E' così misteriosa, la vita.
"Essere nel cuore", una locuzione tanto comune quanto difficile da eviscerare per raccoglierne il significato più intrinseco. Ma a volte è semplicemente giusta, senza motivazioni né spiegazioni, a volte è l'unica espressione che si può utilizzare essendo sicuri di non aver sbagliato. Quando si ha qualcuno nel cuore o si è nel cuore di qualcuno lo si sente, semplicemente. Non esprimo mai desideri, quasi mai (o meglio, ne esprimo sempre e soltanto uno), ma stavolta voglio farlo: desidero che si possa avere pazienza e voglia d'aspettare una prossima volta. Dulcissime.
«Cummari, tu po' fari tutti cosi!».
con una lancia ardente e su un cavallo d'aria,
vado errando per solitudini immense."
(Canzone di "Angelo il folle", da "Terre Desolate" acquistato al mercatino)
September 03 Primo giorno: fu sera...A volte, quando guardo il mondo, mi chiedo che cosa possa esserci oltre ciò che vediamo...in che cosa siamo immersi? Molti hanno fornito risposte a tali domande, risposte fra le più svariate tirando in ballo dalla scienza alla religione. "Non si deve, nella scienza, prestar fede senza dimostrazione a ciò che è dimostrabile", sì...ma come potremo mai sapere a priori che cosa è dimostrabile oppure no? Beato Gödel, ora pro nobis.
"Oggi voglio non essere me stesso, voglio essere calmo e rilassato e l'ultima cosa che farò sarà quella di creare problemi", sentirsi pronunciare queste parole (quasi con stanchezza strascicata) come provenienti dall'oltretomba è una strana sensazione, una di quelle che ti fanno sentire grande, finalmente diverso. Che cosa c'è di strano?! Picciò! Io sono luca, io me li invento i problemi! Ecco perché "i due giorni" sono cominciati già in modo inusuale prima ancora di salire in macchina. "Dimmi ancora quanto pesa la tua maschera di cera, tanto poi tu lo sai si scioglierà come fosse neve al sol, mentre tutto scorre". Fermi ad aspettare. «E' lei!». «No, i capelli sono ricci e poi lei è più bassa!». Sì, non c'è dubbio, è lei...che con un semplice gesto della mano riesce a fermare un autobus in partenza. E' confortante sapere che certe cose non cambieranno mai, nonostante possano cambiare acconciatura o altezza. "U suli ora trasi 'ntru mari e fannu l'amuri: un c'è cosa cchiù granni". E' un bel contrasto, quello del cielo plumbeo e quello dei pistacchi smeraldini: è un bel contrasto guardare un colore e mangiarne un altro, soprattutto se sono colori preferiti, soprattutto se i suoni che accompagnano questi colori sono quelli che non si sentivano da tanto tempo. Mi sembra di essere a casa, nonostante la stanza sia diversa, i mobili diversi, le bottiglie di jack diverse e i materassini uguali. "I've got a picture in my room (in my room). I will return there I presume (should be soon)". E poi scarpinare, per strade vecchie viste da prospettive nuove, da altezze nuove, per giungere ad una stanchezza da folla...ad un'ebrezza da respiri (tutti come sottofondi, dieci, cento, mille respiri che coprono perfino le voci delle automobili che scorrazzano). Poi una fragola che sono vere fragole di bosco e un limone che è vero limone, tutto farcito dall'Escher più iperbolico che abbia mai visto, e poi il rientro, l'inerpicata attraverso una nuova prospettiva stesicorea, al carcere. "You could be my unintended, choice to live my life extended". Fase preparatoria, l'unica sera, la grande sera. Tenerissimo e nuvole in terra dal sapore aggressivo, dolce, acquolinoso: puppetti, cipuddata e 'nsalata. La cosa più porca è gustare, sentire, il grasso sciogliersi liberando un'anima verde e sentirlo sfrigolare a qualche metro di distanza, «Pronto! Servizio! Presto! Involtino in più!», e sentire la felicità che sale e sale perché è come se si fosse vissuti così da mille e ancora mille anni. Io adoro sentirmi a mio agio: sono un abitudinario. "Mama, now I'm coming home: I'm not all you wished of me". Infine basta rotolare per il ferro di cavallo più lungo che io abbia mai visto per giungere (ma perché non ricordo nulla?) al fulcro degli appuntamenti del lunedì. Mare di respiri, gente, ma stavolta ci sono più abituato e il posto 'muroso' mi rende tranquillo, sicuro e la fortuna aiuta non sempre gli audaci. Amico numero uno. Spezzatinu chi vola, vinu ch'abballa e menta che straborda. Osservo tutto con un po' di distanza fra me e il mondo, sgusciare in mezzo alla folla è una virtù divina...soprattutto se è per lasciarsela alle spalle. "Un minuto, resta un minuto per poterti dire...". «Dove sei?». «Ci stiamo spostando». «Ci vediamo in piazza Massimo». Ed arrivati lì: «Sono al centro dove c'è la fontana». E da lì iniziò il gioco per trovare l'incognita (die coss), il cosmopolitan giusto che era sbagliato e il negroni sbagliato che era giusto...ed il ritorno alle quattro rose, quelle vellutate, quelle che mi hanno riscaldato da sempre, per quanto io riesca a ricordare. Ovviamente alla fine il complotto dell'acino d'uva, con la varicella, ha messo a repentaglio la mia vita...ma son sopravvissuto, come sempre. Senza meta. "Say you're the best they've ever seen, You should have never trust in Hollywood". Passeggiamo che il lupo non c'è, lupo che fai? Amico numero due (alle spalle). Rivedere 'sagata' con quella strana atmosfera, vecchia ma inedita, mi ha messo molta malinconia. Forse rimpianto, forse soltanto semplice voglia di passato o forse nuova voglia di un nuovo futuro. Chissà. E allora voliamo su di una stella, passannu di l'acchi, ma soltanto per bere e non per sognare. E così fra uno stregone ed un mago si sorseggiano pensieri, si ingollano pezzi di emozioni e si respirano sguardi. Un melograno è già maturo e fa venire voglia di provare. «E pattìu mpinacchiu!». Non ridevo così da non so quanto tempo. "Somewhere, between the sacred silence and sleep. Disorder, disorder, disorder". Il percorso a ritroso non è stato così difficile come ce lo attendavamo, forse perché quando si è vissuti fuori dal tempo tutto sembra più facile, sembra diverso: perfino il buio della notte non riesce ad appiccicarsi agli occhi. U liottru 'nni taliava, unu a manca e l'autri a latina, alluntanarisi 'nta notti. Nessuno sguardo indietro, forse per non dover rendersi conto di dover dimenticare. Sarebbe stato un pensiero inconcepibile da cogliere. Le scale. "Ti pozzu offriri sulu 'na cantata: sulu sta vuci mi detti la vita". «Siamo arrivati». E cominciò il tetris, la sistemanza, il giocare a traballare su terreni accidentati e mobili e gonfiabili, cadere e scattare foto, e ridere. Luci nel buio della notte, occhi felini che tutto riuscivano a vedere, persino il nero brillante di quello che è il contrario di un pigiamone castigato. E tutti e quattro assieme, a ridere e a fare ssshhhhhh e poi a ridere, a fotografare mutandoni e poi a rotolarsi sulle nuvole per potersi ancora una volta stringere e rubare, assieme alle immagini, anche l'anima.
E' strano come spesso oggetti che vivono nelle dimensioni che riusciamo a percepire possano essere modificati soltanto dalle dimensioni che invece non percepiamo. Così accadono cose inspiegabili, passaggi sbagliati e improbabili dovuti esclusivamente ad una manipolazione incredibile del tempo e dello spazio che ci circonda. Il sonno arrivò lento ma di soppiatto, non lasciando presagire alcunché. |
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