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27 mai

Osservazioni afone.

Nebbia (sì...nebbia) e sole (sì...sole) a far da sfondo ad un veloce sguardo al "pizzo scurzi". Pioggia, caldo, sole e nebbia istantaneamente si ritrovano ad enfatizzare un'unica visione. Croci lontane e rovi troppo immaginari, pietre che rotolano in strade scoscese e pietre da millenni immobili caratterizzano antichi rumori. Tutto è troppo strano, la quotidianità è resa ancora più strana dal fatto che non la si creda strana.
Ho avuto modo di pensare, qualche giorno fa, ad una di quelle frasi ad effetto ma stavolta trovandovi più verità di quante l'antipatia che nutro verso di esse cercava di nasconderne: è proprio vero! Nel momento in cui sei più attorniato da chiasso, fremiti ed entusiasmi, capisci quanta solitudine vi sia fra noi, creature del gelo, che non sappiamo "toccarci" gl'uni con gl'altri...al massimo solo dei lenti "sfiorarsi" ed effimeri ed opportunisti.
Così rimaniamo soli facendo finta d'esser esplosioni nel bel mezzo della caoticità...mentre è solo il tempo che esplode ed è caotico, nella sua seraficità. Ed il tempo non ci degna nemmeno di uno sguardo. Fingiamo d'esser importanti, d'aver cose importanti da fare, da dire, da pensare...e siamo solo poco importanti per ogni verso, per ogni prospettiva: sussurri che a volte danno solo fastidio e che a volte consolano ma semplicemente chi ne sente il disperato bisogno. Guardando così la vita, paradossalmente, tutto assume un'importanza soverchiante. E si ricomincia.
Si vede che oggi non ho proprio nulla da dire: produco spirali come attrattori strani. E si ricomincia.
Il futuro inizia a starmi stretto: dovrei rivolgermi di più al presente. Tutti i nodi vengono al pettine? A volte continuo a sperarlo, vanificando anni ed anni di esperienze per divenir saggi.
Non vedo più alcunché. Mi sento notevolmente peggiore e peggiorato.
 
"...e di fronte a Simone il Signore delle Mosche ghignava, infilzato sul bastone.
... :vide i denti bianchi, gli occhi velati, il sangue...e restò affascinanto riconoscendo
qualcosa di antico, d'inevitabile." (W.Golding) 
20 mai

Strade Parallele.

"Duminica jurnata di sciroccu, fora nun si po stari. Pi ffari un pocu i friscu mettu a finestra a vvanidduzza e mi vaiu a rripusari."
Che dire? Proprio appropriato...in una domenica in cui si ha come ossessione la geometria, in cui la propria strada parallela sembra essersi perduta (ma è una strada parallela contenuta in quella "originale"? In che spazio siamo? bbedda matruzza, a testa mi doli!Baaasta!!!)...
Sono abbastanza mogio, oggi. Apatico nel senso positivo del termine: tendente all' ascetico. Penso agli universi paralleli in cui ho vissuto e non riesco quasi a distinguere quale sia il più bello, il più "vero", quello più soddisfacente. Ovviamente tutto ha influenzato tutto...e rimango con un bel calderone colmo d'insegnamenti universalmente validi e dei quali ho fatto tesoro. Sono contento di ciò che sono stato. Forse è questo il segreto: alla fine esser contenti di ciò che si è stati. Quel che sarà deve sfruttare basi solide, per esser solido. Ora non voglio, però, creare fraintendimenti: sono contento di ciò che sono stato non perché appagato ma perché so che meglio non avrei potuto e saputo fare. Sono contento del mio quarto livello, sono contento del mio saper eclissare il tempo, sono contento della mia "sconclusionatezza".
Ad un'altra vita. Leland Gaunt. Ogni cerchio si chiude. Ogni cerchio rimane aperto.
 
12 mai

Strani anniversari

Penombra fra le inferriate del balcone, guardando un ormai grigio e noto cortile. Le tenebre stanno calando. Nonostante la mia proverbiale meticolosità devo stendermi sul divanone reso estroverso da estroversa signora e rimanere lì, senza pensieri...anzi, senza riuscire ad afferare nessuno fra gli zero pensieri che ronzavano nella stanza. Occhi socchiusi, silenzio, niente brezza. Solo. Poi niente ricordi, nemmeno quello di non ricordare; soltanto l'allegro fantasma d'una voce di sirena. Fu questo l'inizio.
E ci risiamo.
Tre giorni fa un ennesimo anniversario, vissuto in una giornata di sole (di quanto infingarde possan esser le giornate di sole ne avevo già parlato), vissuto come se un anniversario non fosse...come d'altronde ho vissuto i miei compleanni e tutti gli altri anniversari: tali e quali ai miei non compleanni. Conclusione: non son tagliato per le "occasioni speciali" ^_^
E' strano come episodi campali, ma campali per dire essenziali ed essenziali per dire decisivi, della nostra storia possano essere a poco a poco allontanati, rimpiccioliti, trasformati in leggere sfumature che più che dar sapore danno colore ai nostri ricordi. Forse è per questo che l'uomo riesce a sopravvivere alla realtà; è il recto della moneta. Ma sì, ne son felice, dopotutto.
E così ricordo quei momenti quasi con tenerezza, delicatezza, nonostante tutto. Ovviamente lungi dal volerli rivivere ma scontento che siano passati così in secondo piano. Tutto si riduce allora ad una parete...una pera cotta, marrone, sgonfia e raggrinzita...lampi verdi, di sfuggita...un andirivieni lontano non per le distanze ma per il modo in cui lo osservavo ed in cui esso osservava me. Idealizzo proprio tutto, anche qui momenti che mi hanno riempito di disperazione, anche qui momenti in cui piangere è stata l'unica cosa da fare (e piangere è sempre l'ultima cosa da dover fare!)
Ora mi ritrovo immerso in una nuova vita, che non mi va a genio ma per la quale e sulla quale posso operare delle scelte...che poi io scelga sempre male questo è un altro paio di maniche che non imputo ad altri se non a me stesso ;) E quando di scelte non ne ho avute? Quando ho trascorso secoli ad attendere un verdetto che non arrivava mai? Era forse meglio? Be', credo che la virtù stia, come sempre, in mezzo.
E proprio in questi giorni mi ritrovo assillato da un incombente problema: quello di dover crescere, quello di dover acquisire più dimestichezza nelle "cose della vita" (io, com'è ben noto, non son fatto per le "cose della vita"). Sembra che l'anniversario sia caduto a fagiolo (ma si spostano, gli anniversari? Almeno uno sì): il ricordo dovrebbe spingermi ad acquisire quella stabilità che sembra non esser mia. Devo far esperienza di questo tesoro, e tesoro di quest'esperienza. Devo ricordare meglio, non devo dimenticare...
del giorno in cui non sono morto.
 
"- Come un cane! -  disse, fu come se la vergogna dovesse sopravvivergli."
("Il processo",F.Kafka)  
 
1 mai

Ricordi assassini.

Trovarsi involti da ricordi che hanno caratterizzato la propria vita è indefinibile.
Verrebbe da pensare "bello" e subito dopo si viene sommersi da una valanga di dolore misto a nostalgia. Verrebbe da pensare "brutto" e subito dopo si viene sommersi da speranza e sembra che il cuore riparta nella sua folle corsa. Verrebbe da pensare.
Ma quanto abbiamo dimenticato? Diamo così tanta importanza al presente che non ci accorgiamo della "sublimità" del nostro passato. Vi sono esperienze degne d'un altare. Riguardarsi dopo secoli è un'emozione da tener da conto, un'emozione che forse poche altre cose possono fornire. E' importante lasciar traccia di ciò che si è stati, non tanto per gli altri quanto per sè stessi. Aiuta a capirsi meglio, aiuta ad individuare il proprio carattere...aiuta a sognare, soprattutto per chi non crede nel futuro come dispensatore di sogni, per chi come me crede che sia il passato a rappresentare l'unico, vero, grande, potente, crogiòlo di sogni (il futuro è non solo incerto ma anche tendente alla distopia (perché noi lo siamo)). E' veramente la più bella età, la giovinezza, soprattutto perché la si vive non sapendo che sia la più bella ^_^ E' bella per i tormenti, è bella per le indecisioni, è bella per le paure...perché ci si può permettere di essere tormentati, indecisi, impauriti. Tali stati assumono connotazioni quasi magiche, eponimi di intere vite. In quegli istanti esiste l'infinito, esiste il mai, come esistono il sempre ed il nulla; parole che perdono di significato nel "raziocinio" dell'età adulta. Ricorderò ogni singolo batticuore vissuto, nel pianto o nel riso, da giovane...ogni folata di vento, perché ogni cosa era importante, ogni cosa sembrava mutare tutto il proprio destino. Oggi viviamo di praticità. La memoria si fa labile come labile si fa il nostro osservar gli eventi. Come potremo vivere e ricordare con la stessa intensità? Non possiamo, ecco la risposta. L'unica nota positiva? Be', ci si abitua alla morte.
L'argomento tabù, il più pauroso, quello che non permette di prender sonno nelle notti uggiose, diviene pian piano abbordabile...ci si assottiglia per prepararsi a saper abbracciare la morte.
Ma forse questo è un iter valido solo per me :) capisco che possano esistere delle casistiche speculari...ma non credo partendo dalle stesse ipotesi. Un uomo "sognatore" e "cosciente" (estremizzando potremmo riferirci a quello dostoevskijano, tanto per esagerare) non potrà che cogliere l'aspetto sognante e coscenzioso della vita.
Cosa mi sta accadendo? Vivo di attese...no, sto vivendo di fughe. Vivo da borderline, un piede nel passato ed uno nel futuro (non dico cosa ho nel presente!) senza preoccuparmi veramente nè del passato nè del futuro (il presente mi scivola addosso senza che me ne accorga). Forse mi manca l'esser più determinato, più deciso. Non ho mete, se non quella di vivere, scoprire, migliorare me stesso...e son solo un povero, sventurato naufrago che soltanto per fortuna riuscirà a farne qualcosa di buono, di sè stesso. Fortuna...ne ho già sprecata molta, senza gratitudine. Speriamo non se ne sia risentita ^_^ Mi stai ascoltando, vero? Ti sto chiedendo formalmente scusa, o Fortuna, ringraziandoti per quello che hai fatto! Ah, ehmm...non è che ti trovi nei paraggi, vero? Se potessi ripassar un attimino da qui... :P (paraculaggine acuta!)
Concluderò ricordando, ricordando un lieve sorriso, un delicato volto d'ebano, capelli come cotone (mica sempre seta posson essere!), braccia fragili che avvolgono ginocchia rannichiate, lunghe passeggiate solitarie...e poi l'ombra.
 
"Quando l'agnello aprì il quarto sigillo, udii la voce del quarto essere vivente che diceva: <<Vieni>>. Ed ecco mi apparve un cavallo verdastro. Colui che lo cavalcava aveva Morte come nome e dietro di lui veniva l'ade."
("Apocalisse",Giovanni)    
 
 
 
27 avril

Pittooore ti voglio parlaaaaare, mentre dipingi un altaaare!

"I cuori infranti si cercano e si ritrovano subito.
 I cuori infranti si piegano come due canne nel vento.
 I cuori infranti si cullano, come bambini nel sole.
 I cuori infranti si baciano come due amanti perduti.
 I cuori infranti si amano e non si lasciano più."
 
Ho scritto tutto ciò che avrei dovuto scrivere, forse di più.
 
"...e sì dissi sì voglio Sì." ("Ulisse",J.Joyce)
 
 
20 avril

La fine di un'era...

Ed ora?
Credevo fosse diverso, il raggiungimento dello scopo, l'oltrepassare la meta. Pensavo dovesse lasciare non so quale sapore...non certo quello ferroso del rame misto a sangue. Atassia mista ad atarassia: queste le sensazioni che oggi mi accompagnano. Stavolta il cielo è grigio, potrei dar la colpa a lui(!) ma oggi non mi sembra una buona idea: troppo distaccato anche per dispensar colpe.
Sono contento: ho concluso una parte della mia vita, un'era della mia vita. L'ho conclusa come sarebbe dovuta concludersi ed il capire che non è poi così diversa da come sembrava essersi fermata un decennio fa mi ha lasciato un po' d'amaro in bocca. A volte le piccole cose son più importanti di quel che sembrano, a volte meno.
Ora devo solo recuperare, tornar all'equilibrio che per molti motivi ho perso...solo ora sto "scaricando" tutte le tensioni accumulate nei mesi scorsi...Vedo uno spiraglio, finalmente posso crescere. Scongeliamoci.
E' tutto nuovo da oggi in poi, come se lo fosse e come se non lo fosse mai stato. E' un'altra vita.
Un pensiero che estemporaneamente mi ha colpito: stavolta non sono morto. Allora si può passare ad altra vita anche senza morire...mmhhmm...interessante, a questo dovrò dedicare qualche pensiero.
Quando saprò di più parlerò.
 
"Dio mio! Un intero minuto di felicità! E' forse poco, sia pure in tutta la vita di un uomo?..."
("Le notti bianche",F.M.Dostoevskij)
 
15 avril

...in una splendida giornata di sole.

"Dillo pure che sei offeso da chi distrugge un entusiasmo...da chi è stanco e ormai si è arreso, da tutta la stupidità..."
Offendersi è la parte migliore di una controreazione. Quando non ci si offende più la situazione è decisamente degenerata...e non parlo d'indifferenza, come comunemente s'intende. L'indifferenza infatti presuppone l'assenza di qualsivoglia legame sentimentale, sia nel bene che nel male. Io non sono indifferente, non riuscirei ad esserlo, e vivo la differenza fra l'offendersi ed il non farlo pur rimanendo legato alle vicende. L'indifferenza è uno stato che semplifica troppo le cose: potrei mai, io, saperlo adoperare? Giaaaammaaaiii! ^_^
Quindi scivolo, gradualmente, lentamente, tormentatamente, verso uno stato di non offesa a causa della perdita della speranza. E qual è il momento migliore per perder la speranza se non quello che si vive in una splendida giornata di sole, nella quale tutto sembra perfettamente equilibrato, equilibratamente perfetto...tranne che per sé stessi? Non ci si può arrabbiare, non ci si può offendere, in giorni come questo...ed è questa la cosa più orribile. Si diventa lanugine trasportata dal vento, brezza serena e ristoratrice, benigna. Ci si deve lasciar trasportare.
Torneranno i giorni cupi di pioggia, carichi di elettricità, gravidi di malumori...ed in quelli ci si offenderà, si tornerà a dar significato a ciò che ci sta attorno, come se fosse reale. Intanto godo di quest'astensione dalle cose che mi circondano in cui tutto è finto.
La fieeeeera. Ricordi incessanti collegati alla mia adolescenza: era uno stratagemma per saltar la scuola, per star in mezzo alla gente (allora avevo il bisogno di scoprire). Poi il lavoro me la rubò, fino alla disabitudine. Ora son a casa, fra i fischi dei vigili urbani, le urla dei bambini che torturano i pesciolini nei sacchetti di plastica, gli spintoni e le urla dei ragazzotti smanicati che, com'io allora, hanno saltato una giornata canonica...son a casa, senza alcuna voglia di percorrere tunnel di carne accaldati ed accaldanti, senza voglia di esser circondato nello spazio da voci, risate ed imprecazioni. Perché? Perché non sono offeso. Perchè? Perché oggi è una splendida giornata di sole. Tutta colpa di questa splendida giornata di sole.
 
P.s. Quando sai che la colpa è solo tua diventa facile inveire contro le splendide cose che ci circondano.
7 avril

Così.

E' come cavarsi gli occhi, è come mozzarsi la lingua...è come strapparsi il cuore. La verità pretende sé stessa come vittima sacrificale. E poi ci si sente sbagliati, per aver fatto ciò che non si avrebbe voluto, per non aver fatto ciò che si avrebbe voluto. Ci si sente sbagliati e basta. Il fluire del tempo, le mutazioni che ciò comporta: preferirei una noiosa staticità e mi ritrovo sempre ad aver a che fare con "il nuovo".
Ecco cosa getta ancor di più nello sconforto: non la bramosia d'un momento ma la certezza, alzando lo sguardo, d'aver costruito qualcosa che a poco a poco s'è allontanata dal progetto originale, che ha assunto strane forme "inagguantabili". Mi spiace per la mia goffagine, mi spiace per la mia "testa dura".
Hai mai sognato, d'un bimbo aureocrinito dalla marmorea pelle elasticamente rosata, il creder d'emulare inconsciamente l'icareo volo? E se consciamente avesse anche saputo che avrebbe ricordato per tutta la vita la brezza che leggera scompigliava i lunghi capei, ed il sole filtrare in sottili e tiepidi steli dal verde soffitto oscuratore dell'abbacinante azzurreo empireo... cosa penseresti del tuo sogno? Primavera da fragole ancora troppo lontana: antisinestetica panacea d'ambrosia non scarlatta. Vorrei tornare ad essere così.
...
6 avril

"Once upon a time..."

AAAAAHHHHHHWWWWWWWWW!!!!!
Che pace: tutto intorno a me non dico che sia silente, o tranquillo, ma scivola...scorre via come se appartenesse ad un altro mondo, senza intersezioni col mio. Osservo con distacco,  con serenità. "Passerà anche questa stazione, senza far male. Passerà questa pioggia sottile, come passa il dolore. Ma dov'è, dov'è il mio cuore? Ma dove è finito il mio cuore?" Be', meglio di lui nessuno, no? :) Non amo le sue estremizzazioni ma a volte cosa è meglio di estremizzare per far capire? Comprendiamo solo le maniere forti, noi esseri umani.
Fra un'isola di luce ed un'isola d'ombra trascorro le mie giornate velocemente, vagando per isole che non di ombra e non di luce sono, eteree. Mi spiace per coloro che si "aspettano" qualcosa da me: al momento non posso far altro che aspettare io stesso. Non vorrei fosse inteso come: "ho dovuto subire ed ora subite voi", no. ^_^ Vorrei fosse inteso come "sono stanco, sono stremato, ora voglio soltanto viver di mezzi sorrisi e parole accennate", niente più profondità o coinvolgimenti. Passerà.
Ma ogni cosa è quiete, dopo la tempesta? Forse sì, se paragonata al fragore impetuoso del fortunale anche una pioggerellina è quiete...non è detto debba esserci sole. Ma chi minchia staiu ricennu!?!?!?! HAHAHAhAhahahah.
Bene, riprendiamo coscienza del concetto di rispettabilità. Son le "zerinol" che mi fanno 'st'effetto! Mi sento come se vedessi l'aria e tutto diventasse troppo pesante anche solo per esser preso in considerazione (figuriamoci affrontato!). E poi c'è l'elefante rosa, il Rosafante, che mi tiene compagnia in questi momenti! ;) Ehhhyyyy Roooosafante!!!!! MI PIACI! ;) Io voglio diventare Barney Gamble! BBUUUURRRRPPPP!
Un abbraccio affettuoso a coloro che fingeranno di non notare il mio non essere me stesso.
 
"Un campo è privo di ideali propri" - Sono un "campo"?!!?!? :-/
 
P.s. Ah, domanda: Esiste pensiero senza immagine? (per le risposte specificare cosa s'intenda per pensiero e per immagine...per "esiste" e "senza" ci metteremo d'accordo! HAHAahAHhahA)
28 mars

...de rerum natura.

Questa ciclicità mi uccide.
Tutto è impreciso e si ritorna a condizioni iniziali senza seguir un ben distinto periodo. Invidio la stabilità. Riesco a trarre conclusioni esatte, ad applicarle per "subito" dopo giungere nuovamente all'errore esegetico...e si ricomincia. La cosa più orripilante è che i lassi di tempo caratterizzanti questi percorsi non sono costanti, dando così l'impressione di aver ottenuti dei risultati mentre ancora si è in una fase di passaggio. So cosa devo fare...so cosa dovrei fare...so cosa vorrei fare...so cosa vorrei: ecco tornato nuovamente all'errore. Non è giusto ciò che vorrei, è giusto ciò che devo fare. E si riparte, come il pendolo, a riprender velocità verso l'altra parte del mondo, smorzarla via via che si procede oltre l'infinito per poi bloccarsi, dover tornar indietro. Un solo punto fijo: il nihil.
E' inutile tutto ciò: mi vien da ridere ^_^ HAHAHahahahAHAAHahaa! Ridicolo! Ah, ma già lo sapevo, sì che lo sapevo! E' parte di quell'assurdità che mi contraddistingue. Ma non ci si abitua mai alla propria assurdità: forse è questo il segreto che la rende ogni volta viva e frizzante. Il solito "uroboro": il doversi (figura a me carissima fin dall'epoca delle dolci sinestesie cromatiche) estrarre (e salvare) da un vortice usando solo le proprie mani e braccia per sollevarsi, acciuffandosi per i capelli (e la cosa diventa ancora più inquietante se si pensa al fatto che di capelli me ne restan ormai ombre!). Magritte docet.
Stasera guardavo, alla tv, un'intervista a Giorgio Albertazzi da parte di Chiambretti. Che sensazioni. Ricordi. Insegnamenti. Sinceramente ricordo con più affetto e dedizione scene ed episodi della mia vita che riguardano...me, i miei pensieri, i miei stati d'animo. Perché allora incedo clamorosamente a declamare l'importanza degli altri nella mia vita? Perché? Perché sono importanti. Sì, gli altri mi hanno reso, nel bene e nel male, ciò che sono...ma a volte non basta. Apolidia: hai vinto tu, hai ragione. Costruiamo il muro.
Ho sempre "preso un po' in giro" le cosiddette "scienze storiche", per partito preso...per rigorosità. Ma so che a causa della nostra "fissità mentale" è possibile che lo studio della storia diventi scienza. Sarà che mi riferisco ai "corsi e ricorsi storici" "vichiani"...sarà che mi riferisco alla mia vita. Ho vissuto periodi d'una analogia strabiliante fra loro. Per questo il mio pensiero va, al di là di tutto il perbenismo, a Barbara ed a Linda. Nel mio piccolo, senza clamori, per ricordare che qualcosa cambia ma non tutto. Per ricordare che...punto.
Le alghe nere son tornate, sì tornate, col loro carico di genunità, di superiorità. L'aureocrinito c'è ancora? E' morto o relegato in chissà quale spazio? Non so più cos'abbia importanza. Forse niente ne ha ^_^ e qualcuno potrebbe dire tutto. Ho solo voglia di...punto.
 
"Quae medicamenta non curant, ferrum curat. Quae ferrum non curat, ignis curat."
("L'adolescente",F.M.Dostoevskij)  
24 mars

Ma torniamo a "noi".

Devo studiaaaaaaaaare!!!! ^_^ L'esame di algebra s'appresta. E' una tappa molto importante, è un riuscire a sconfiggere se stessi, l'idea che di se stessi ci si è fatta. Mah...iò a viu pigghiata, come si suol dire in quel della linguadoca, o scuru o scuru e petri petri! Vedremo. Del senno di poi ne saran piene le fosse, come al solito.
Ed ora basta, serenamente torniamo a quella poliedricità che ci contraddistingue, senza piagnistei e senza tumuli da dover rivisitare.
"...e nel momento in cui tutto finisce...niente finisce..."  

"Memorie di una testa tagliata"

" 'Ste cose non si imparano con la teoria. Mi capiterà di perder la testa: non è successo con te, capiterà con qualcun altro, me lo auguro e so che te lo auguri. Se capita, allora capirò finalmene come ti senti e si chiuderà il cerchio.". Ragazzi, chiunque voi siate, spero solo che la persona di cui siete (stati?) follemente innamorati (e che sembrava ricambiare) non vi dica o scriva mai tali parole. Fanno male, bruciano, soprattutto se siete "sensibili" e si sa che lo siete, soprattutto se per questo amore avete e avreste fatto molto...soprattutto se ancora non potete far altro che pensarla. E' triste, il mondo, se visto da questa prospettiva...ma forse il mondo è triste e basta. Nella maggior parte dei casi chi accusa di egocentrismo, gode di egocentrismo...chi accusa gli altri di voler sempre ragione, vuole sempre ragione. E' uno strano meccanismo di autodifesa? La "discrezione", l'arte del discernere decantata dal Guicciardini , è rara, non è umana. Viviamo in guazzabugli umettati di collanti fetidi che non ci permettono di andar oltre, ci costringono a rimaner saldi, appiccicati, alla nostra vita...come se fosse realmente importante. Credo che esista qualcosa in più. Non credo molto nelle religioni, non credo molto nell'etica, ma credo che ogni puntino che compone questo universo sia importante. Non possiamo esser buoni con tutti: è un'utopia...ma non esser cattivi con chi è stato buono con noi? Anche questa credo sia un'utopia. Io non ci sono riuscito, con me non ci sono riusciti. Forse è vero, il cerchio deve chiudersi...e che allora si chiuda. Non ho, purtroppo, il carattere per dire: "ma si, ne verranno altri, di amori...arriverà...sarò felice, prima o poi...": no, non fa proprio per me. Ogni cosa che ho perduto mi rimane come un peso nell'animo e non posso esser felice d'averla perduta. Non credo nella bellezza del futuro, da questo forse la mia nostalgia. Ragazzi...cambiare perchè la vita ci cambia non è giusto. Cambiare, se si può, perchè si capiscono gli errori va già meglio. Ma intanto a volte siamo troppo deboli per rendercene conto...e si cambia. Esistono moltissime verità e non si può capirle tutte: fisicamente non ce la facciamo. Mi guardo e mi vedo pessimo. Sono conscio di tutti i miei difetti, degli errori che commetto. Non sono giusto. Non so cosa volere. Dovrei solo volermi un po' più di bene, forse.
Forse sono io il primo a permettere che non mi si voglia bene.
 
"La sua voce era d'una straordinaria tristezza. Pura d'ogni sostanza corporea, d'ogni passione, attraversava il mondo solitaria, senza risposta, rompendosi contro le rocce." ("La camera di Jacob",V.Woolf)  
17 mars

Il cerchio si riapre.

L'infinito ha inizio o fine? Può aprirsi o chiudersi? Be', la risposta non credo sia banale. Esistono diversi tipi di infiniti, di diversi gradi, circoscritti o meno...Ci penserò.
Intanto so che un altro nuovo infinito si è aperto (certe cose le si percepisce anche se non le si riesce a spiegare) e mi ritrovo contento...a ridere della genuinità che son riuscito a conservare nonostante tutto. ^_^
Sono stato buono, sono stato cattivo: intenso al di là di tutto (ecco, questo vorrei riuscire a mitigarlo...un "cicinino") e non credo riuscirò a cambiarmi nonostante mi metta sempre in discussione e ci provi pedissequamente. Rimarrò cattivo e buono...intensamente :)
La cosa che spero di imparare è a "non disilludermi" dopo aver dato e non aver ricevuto: è normale che sia così. Devo acquisir distacco dalle cose di questo mondo: divenir asceta HAHAahhahahahahahahah ma soprattutto imparare a dire "no". Vitea: perchè mi salvi sempre? Così mi rendi tuo debitore a vita. Per questo ti "adoro" ^_^
Grazie.
10 mars

...via alle danze.

E va bene...mi avete come "amico"!...ma chi ha mai detto che la vita è facile?!?
(Citazione GENIALA, tributo a "The beautiful thing")
9 mars

Riaprir di nuovo gl'occhi.

...e ci si risveglia con una nuova concezione del mondo. Quando accade ciò sicuramente s'è andati a sbatter la testa contro un muro (solitamente le rivelazioni per virtù di spiriti più o meno santi son rare se non oniriche). Non è vero che tutto ciò che non ci uccide ci dà forza, o meglio possiam dire che è SOLO il recto della moneta. Il verso consiste nel fatto che ciò che non ci uccide ci ha comunque fatto male. Sul "cuore" (per quello che metaforicamente intendiamo per esso) di ogni uomo vi sono cicatrici come crepe nella roccia: prima o poi ciò che non ci ha ucciso renderà impraticabile il cammino su di esso. Ci distrugge a poco a poco...tante cose ci prendono a poco a poco...Sono felice, sono triste. Sto attraversando momenti di lunaticità improponibili. Cerco di essere più egocentrico...e mi vien detto che son egocentrico...mentre soffro per non esserlo stato. Beffarda la vita, no? :)
Per fortuna ogni frase detta da chi non ci conosce lascia il tempo che trova: ognuno può dire ciò che vuole, a quanto pare (e solitamente è egocentrico chi lo fa senza pensare alle ripercussioni che potrà avere).
Mi sveglierò, domani, con la solita angoscia? Forse smorzata, forse ancora più forte? Mah. So solo che finiti siamo e, prima o poi, la successione stabilizzarsi dovrà. La successione delle mattine in cui ci si risveglia con un nodo alla gola. Si, l'indifferenza mi fa paura. Se fossi egocentrico non me ne fregherebbe 'na cippa. Vorrei esser egocentrico. Ehy!!! Ma sto parlando di me!!! Forse son sulla buona strada :pPp
Mah, spero presto di poter ridere di tutto ciò che ho scritto, di poter ridere pensando alle stupidaggini che ho "vissuto". Dopotutto domani...è un altro giorno (e parta la musichetta "vespasiana" :P).
Sono ferito, sono incredulo ma sto cercando di reagire come meglio so: anche con lucida stupidità, se necessario. E spero, in una situazione diversa, di poter "Riaprir di nuovo gl'occhi".
 
"I professori sanno tutto, ma non tutto."
 ("Memoria delle mie puttane tristi",G.G.Marquez)
3 mars

Cosa sono?

Domanda alquanto spinosa, ne converrete. Qualcuno rispose "tutto", qualche altro "niente" od ancora "il saltimbanco dell'anima mia"...mistero insoluto insomma. Ma d'altronde non credo possa esistere una risposta generalizzata. Forse dovremmo lanciarci in una discesa infinita verso la personalizzazione.
Cosa sono? Lascio poco spazio, agli altri, per conoscermi. Solitamente preferisco esser schivo, riservato...e molti, credo, m'individuino come "pieno di me" (argomento già accenato). Altre volte, invece, perdo completamente la concezione della mia individualità, dove per "completamente" ne intendo il senso letterale. Raramente capita ch'io perda ogni ritegno, ogni sostegno, ogni contegno, ogni pudore. Ed allora rendo tutto me stesso trasparente, per quel bambino che sono, per quel sognatore, per quell'idealista. Il caro Fëdor sosteneva che "un idealista che ha sbattutto la testa contro la realtà è sempre il più incline a supporre qualunque infamia", ed io credo sia in parte una buona motivazione ma, non solo non è l'unica, a volte è fallace. Nonostante abbia sbattuto più volte la testa (ma pure fegato, milza, costole, braccia...) la mia voglia di idealismo rimane invariata. Credo solo momentaneamente d'aver perso ogni amore per il futuro, ogni fiducia, ma irrimediabilmente giunge sempre un nuovo avvenimento a rimetter in discussione i miei risultati: son in perenne agognare l'infinito. Una condizione che porta a sofferenza, indubbiamente, ma alla quale non solo ancora non saprei rinunciare ma dopotutto alla quale non vorrei rinunciare. Mi piace questa mia dicotomia, questo equilibrio formato dall'alternanza di estremi...anche se a dir il vero spesso ho desiderato un equilibrio delicato, soffice, indolore. Mi piace donare me stesso ma solo a chi quell'istinto che si chiama "amore" (e qui le diverse sue forme entrano in gioco) m'indica con i suoi sussurri melliflui. Non scelgo, in questi casi, mi lascio trasportare dall'irrazionale; ne son felice. Il dubbio, il dover scegliere, invece è per me fonte di dissidi. Preferisco verità, belle o brutte ma purchè verità..anche se di seconda mano, riciclate, raffazzonate...Vorrei sempre poter agire di conseguenza ad una certezza. Si, confesso: ciò che speravo nell'intervento precedente è  un'utopia, per me. Saper gestire il dubbio, voler il dubbio, è un'atrocità senza fine per la mia mente. Ho capito di non riuscirci. Sarà che mi sento una nullità, una componente infinitesima di quello che chiamiamo mondo. Da piccolo credevo che lo scopo della vita fosse quello di lasciar traccia di se, sotto qualunque forma. Ora so che quelli eran sogni d'adolescente. Lo scopo della vita a quanto pare è divertirsi, investire per vivere bene, per costruire. Non riuscirò mai. Non so costruire, non so vivere bene...non so divertirmi. Posso, si, a volte far il buffone, ma chi dei miei amici non mi ha visto con un mesto sorriso smorzato, con quello sguardo rivolto verso il basso a cercare ciò che ho perduto, a non aver il coraggio di guardare avanti. Molti. E pochi mi han visto pure piangere, e per cosa? Per un amore rubato, per un labile attimo di felicità, per quello che sono. Ecco cosa sono. Un pensiero nostalgico al passato, uno nostalgico al futuro e l'incapacità di viver il presente. Maschere: quante maschere bisgna indossare nella propria vita, affinché coloro che non ci conoscono vedano solo un sorriso, lieto, una vita serena, calma, forse addirittura felice. Dietro si nasconde l'abisso. Vorrei esser davvero più pacato, meno istintivo quando sono istintivo e meno razionale quando son razionale. Vorrei dar felicità a chi voglio bene, a coloro i quali voglio mi stiano accanto. Purtroppo nella maggior parte dei casi non dono altro che malumori. Per questo forse ho imparato ad esser più tollerante con gli altri: perché spero gli altri possano esserlo con me, ché mi diano una seconda opportunità. I miei sogni non crolleranno mai e sarò sempre pronto a tormentarmi per realizzarli. Non esiste regolarità, stravolgo la mia vita in ogni modo nel tentativo di raggiungere ciò che desidero ma contemporaneamente mi abbatto facilmente dinanzi agli ostacoli che mi si presentano. Sono un mostro, ecco cosa sono. Una chimera, impossibile composizione, uno specchio rotto riflettente immagini impossibili. Sono solo io, ecco cosa sono. Un omino che difficilmente riuscirà a capirsi e a correggersi. Vivrò di sogni, di realtà. Vorrei imparar a viver di me ed intanto vivo per coloro che amo.
Non so cosa sono, ecco cosa sono.           
17 février

Capricci del destino.

Ho sempre e fortemente creduto in quelle bizzarrie dinanzi alle quali la ragione sovente deve inchinarsi. Le ho sempre amate, a tal punto da ignorarle! Tanto intenso il sentimento quanto il non sopportare la loro mancanza. Però, come spesso accade, vince il non sopportare...e proseguiamo quella vita che crediamo ci sia stata cucita addosso. Ma a volte, di qualche capriccio, s'odon le veloci e quasi dissonanti note, allegre e decise. Non si può far altro che seguir il loro tema, ballando, dimenticando la non sopportazione, dimenticando l'amore. Ci si ritrova a volteggiare senza alcun significativo ritmo: si vede il mondo per come il capriccio impone...e nulla più.
Storie immortali che continuano a ripetersi con la cadenza disarmoniosa del caos, per fingersi mortali, per fingersi non dovute. Non possiamo capire al di là di ciò che ci è scibile, banalmente, così chiamiamo capricci ciò che non ci è permesso capire e capriccioso chi non ci permette di farlo. Alla fine parlando dell'egemonia dei capricci del destino giungo quindi a chiedermi se ve ne siano o se siano "veri" quelli che intendiamo tali: l'antitesi. Domanda stupida che non avrà mai alcuna risposta che non sia stupida. Qual è allora il modo migliore d'affrontarli (reali o immaginari che siano)? Da buon uomo assurdo la risposta dovrebbe esser semplice: viverli.
Di morti, rinascite, l'uomo ne sopporta già parecchie perchè non sopportarne altre? Purtroppo siam ben lungi dall'esser sistemi ideali: ci logoriamo. A poco a poco diventiamo incapaci di viver i capricci che ritroviamo a sbarrarci il cammino...e si diventa adulti. La mia speranza è quella di poter ancora una volta almeno aver il dubbio, anche se poi il dubbio è fattore esegetico dello stesso logorio, nel trattare con il mondo. Dubbio che spero sempre di riuscir a vivere nel modo più genuino possibile senza coercizioni di sorta.
Ma è giunta l'ora d'andar oltre. Fermiamoci.
Ringrazio.         
6 février

Menecmo, Abel e Galois: un'eterna oscura ghirlanda.

"Menecmo, chi era costui?"; potrei benissimo iniziar così, appropriandomi della celeberrima domanda manzoniana. Matematici, tutti e tre dei matematici. Voglio ricordarli perchè sono stati importanti nella mia formazione caratteriale; vite sulle quali riflettere.
Menecmo, quasi del tutto sconosciuto, fu il primo greco a concepire le coniche, queste curve strane che esulavano da costruzioni con riga e compasso e con le quali riuscì a risolvere impropriamente il problema della duplicazione dell'altare cubico di Apollo a Delo. Ma cosa accadde? Che tutto ristagnò fino a quando Apollonio (il "da Perga") scrisse il suo trattato sull'argomento, attingendo da Menecmo ed approfondendo (glielo riconosco), ma quasi scalzando l'importanza del suo predecessore. Povero Menecmo! Sua l'intuizione e di altri la gloria. Per fortuna la "storia" ogni tanto rende giustizia.
Molto più recenti son le storie di Abel e Galois. Il primo morto di trascurata malattia a ventisette anni, dicendo nell'indigenza forse esagererei ma non navigava certo in buone acque. Alcuni suoi lavori furono riconosciuti ma ciò che gli darà poi lustro fu "dimenticato" o perso sotto cartacce nello studio dell'impegnatissimo Cauchy. Morì
senza sapere quale sarebbe stata la sua importanza nella "vita" della matematica e senza realizzare il suo sogno. Infine Galois, famoso anche per il suo "mitologico" sovversivismo, morì a soli vent'anni in duello. Assieme ad Abel (sventuratamente contemporanei) fondarono le basi dell'algebra moderna...il risultato: giudicati incomprensibili. I suoi lavori furono  scartati da quasi tutti i famosi matematici del tempo, a mo' di farneticazioni. Solo più tardi, dopo la sua "premeditata" morte, si vide ciò che la genialità aveva cercato invano di mostrare. Solo tre esempi di "non giustizia" simili a tanti altri, purtroppo, che mi hanno permesso di intristirmi, di arrabbiarmi, di vedere tutto non da egocentrico. Manca solo un saluto a Turing la cui "fine", fornita da una mela avvelenata come in una fiaba, è troppo "romantica" e triste per esser discussa con lucidità, almeno per ora.
Ah, dovrei anche studiare...dovrei. A volte tutto sembra perder il proprio significato; mi barcameno fra il credere ed il non credere senza saper scegliere e giungendo alla conclusione che cercherò sempre di fare ciò che mi piace e che mi fa star bene ma non al di là dei sogni e non al di là delle contingenze materiali, al limite direi...sull'orlo del precipizio. Libertà vincolata, quindi, ma nel più ampio raggio possibile. Il mio futuro è più incerto che mai, mentre il sole continuerà come sempre a splender alto su di noi.
 
Riflessione del giorno :
Quando inizi a far le cose meglio dei tuoi genitori e ti ritrovi a rimproverarli per come le han fatte
male...be', allora si è giunti al giro di boa.
26 janvier

Divulgazione

Sì, sì...ci sono. Riesco a scrivere dopo annose lotte con la mia coscienza: ieri ho studiato un po' e l'ho messa a zittire :p Innanzitutto vorrei darvi un consiglio: non fidatevi mai di ciò che scrivo; neanch'io mi fido di me! Son talmente provocatore, disfattista e consolatore che in queste tre vesti potrei dirne di tutti i colori ;)
Innanzitutto è d'uopo una rettifica (già! Con un solo intervento scritto!!! Luca fai proprio schifo
:p) : forse ho difeso troppo gli "amici"...dicendo che anche noi spesso non siamo corretti nei loro confronti. Ciò rimane innegabilmente vero ma è altrettanto vero che il "male" esiste indipendentemente dalle nostre azioni (analogamente il bene...anche se credo sia più raro) quindi esistono siuramente degli "amici" infingardi e felloni (pi ddilla pulita!) senza che noi lo si sia. Come al solito "la verità non sta in un sol sogno ma in molti sogni" e così posso solo affermare di aver scritto ciò che ho scritto parteggiando per l'autocritica senza cercare di scadere però nel buonismo nè nell'egoismo, anche se poi lo faccio sempre. Gli estremismi a quanto pare non riesco ancora a concepirli come "giusti": mi ci vorrà una digi-evoluzione?!?! Mah! Non sono senz'altro fatto per raggiungere "grandi
cose", io...sono un meeeeedio-maaan ;)
Cosa aggiungere? Ah sì, sto regredendo!!! Discorso importante, questo.
Dopo aver ripreso gl'agognati studi mi sento di nuovo giovane...ma non mi sento di nuovo giovane!
(Roberto si, sto copiando...ma avevo detto l'avrei fatto! Troppo bella.)
Credete vi sia qualche contraddizione? Be', come darvi torto! ;) Ciò che mi va di dire è che
ovviamente il mio stile di vita è senz'altro regredito (temporalmente) a causa dell'ambiente e delle possibilità che ora ho dinanzi ma allo stesso tempo mi accorgo e so che non sto vivendo tutto come se "giovane" lo fossi realmente: più responsabilità, meno istintività, più lungimiranza...insomma una serie di spostamenti opportuni tanto da rendermi detestabile sia ai più giovani di me, sia ai coetanei e sia a quelli più grandi...chi resta?!? Ah, il sempiterno...vabbè, lui mi vuol sempre bene
(Mario, evidentemente non parlo di te!!!)
Mi sento un po' un pesce su marte (su cui al massimo c'è qualche rimasuglio di ghiaccio). Ma più che continuare non posso far altro, d'altronde si tratta di un mio sogno: affrontare qualche piccolo contrattempo che volete che sia! ^_^
Vorrei proporre, a scopo divulgativo, degli interrogativi (tralasciando la proposta fatta agli esami di programmazione di correlare l'immortalità dell'anima ai puntatori: questa me la riservo per la pensione) che nel corso della mia vita sono stati importanti ed uno in particolare è stato, è e sarà importante per molti individui...e perchè no, per tutti.
La Congettura (NON HO MAI DETTO TEOREMA!!! Chi può intendere intenda) di Goldbach (quella "in piccolo", diciamo, senza che Einstein se la prenda): dimostrare che ogni numero pari è somma di due numeri primi (non univocamente determinati). (Ou, quante parentesi!) Sinceramente credo che divulgare sia il primo essenziale passo verso la risoluzione. Gente si è arrovellata su questa congettura, per dimostrarla, e magari c'è chi ha le potenzialità per districarla e non la conosce! Questo per la matematica è un dolore insopportabile.
Il secondo interrogativo è illustrato nell'immagine allegata. Attendo speranzoso risposte :p
Con questo saluto, sapendo di non esser un buon ospite, e rimando ad ulteriori pensieri la nostra chiacchierata (ma sto parlando da solo o sbaglio? HAahahhAhah).
A bientot.
24 janvier

Completa indecisione.

Avrei intenzione di parlare dello spasimo che mi ha portato a scriver su queste "pagine", spasimo lungo qualche lustro fra indecisioni e solita accidia, ma non posso farlo: iniziare così sarebbe un colpo amabilmente barbino. Non so far altro che annoiare, quando sentimentalmente scrivo, e come per magia vorrei sempre parlar degli argomenti più noiosi...
Invidia (e siamo al secondo peccato capitale) solitamente non mi colpisce: riesco a sorprendermi ancora delle infinitesimali meravigliosità che conquisto spesso tardivamente (e sono un tardone incallito, io!)...Ma forse stavolta trattasi proprio di invidia, voglia di possedere anch'io una piccola vita "webbatica".
Chi mi conosce (?) sa che non adoro espormi, anzi adoro implodere, e scrivere un diario vuol dire principalmente esporsi...ed infatti non sarà questo un diario. E sempre chi mi conosce (??) sa che non amo dir cose che non mi rappresentino, anzi son un "pasionario" verso i miei ideali...ed infatti non sarà questa una vetrina in cui imbastire un'immagine che voglio dar di me e che non mi rappresenta. Insomma, la questione è veramente ardua: dovrei creare un "ibrido grottesco" (magic the gathering docet :p) fra realtà ed utopia. Troppa fatica!
...bene...credo d'esser giunto ad una decisione: manterrò la mia indecisione. Si.
Non mentirò scrivendo ma mentirò non scrivendo; mi sembra un accordo abbastanza diplomatico.
Poi ogni tanto penso: "...e per tutti il dolore degli altri è dolore a metà..." e rimango esterrefatto, si, ci impegniamo a parlare di noi, a raccontarci, ad esprimere le nostre gioie ed i nostri dolori. Ma se è vero che i dolori degli altri son a metà (e già qui mi pare vi sia un'iperbole ottimistica), le gioie...a quanto vengono convertite?  A questo punto credo proprio che l'inflazione sia decisamente più pesante.
Per fortuna spesso questi miei pensieri vengono contraddetti e quindi gettar qua e là un po' di paroline non credo sia un reato o una completa perdita di tempo. Ed ecco che vien fuori la mia consapevolezza ottimistica che cerca di obnubilare il mio sempre vivido realismo (a chi lo chiama pessimismo ho qualcosa da dire in privato) nonostante proprio in questi giorni non faccia altro che leggere opinioni di miei "conoscenti" lamentanti la mancanza di amicizia, l'onnipresenza di cattiveria e la potenza dell'egoismo: insomma il trionfo del male.
Gli "amici" tradiscono, vero è; gli amici rinnegano, innegabile; gli amici dimenticano, pragmatico. Ma forse abbiam dimenticato che gli "amici" son uomini in carne e ossa: di miracoli non se ne possono fare. E spesso mi vien da pensare, con un sorriso sulla labbra, cosa noi invece facciamo per gli amici. Io diffiderei da chi dice "Ho dato tutto, non ho ottenuto nulla"; è certo una frase d'effetto, nulla da eccepire alla sua folcloristica valenza, ma di sicuro lascia il tempo che trova. Capire che anche gli altri devono essere capiti è difficile...e forse impossibile ricordarlo sempre. Con questa premessa dichiaro di essere un "pezzo di fango" :) Spero che chi vorrà almeno tentare di comprendere le mie bizze, la mia attuale scontrosità, la mia innata capacità di sparire nel nulla senza nemmeno batter ciglio, possa capire e distinguere ciò che di cattivo faccio e che cattivo non intendo da ciò che non faccio e che cattivo invece è.
Con questo mi son confuso anch'io  credo sia ora di porre fine  queste scempiaggini: d'altronde qualcosa ho scritto...mi accontento di poco (il poco traditore è, peggio degli amici :p s'insinua, si stabilisce prima con noncuranza poi con semplicità ed infine ti prende...a poco a poco.)
E' notte.
 
P.S.
Ah, quasi dimenticavo il proemio...meglio tardi che mai: la mia musa mi perdonerà, lo fa sempre.
"Niente occhi stanotte, solo un ghignante sorriso innaturale. Non più madre, forse concubina. Lacrime di sangue solo rinviate, materni sorrisi solo da attendere. Lei ci sarà...fin quando avrà senso cercarla."