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7 août Geometrie caotiche.Non so se esistano il caso o il caos ma a quanto pare amano nascondersi molto bene ai miei occhi. Io raccolgo informazioni, sono un cuore in Atlantide ed è dunque naturale che mi schieri contro la maldicenza che vuole vedere il tutto come caotico e contro quella che vuole vedere il tutto come ordinato; raccolgo informazioni che forse non userò mai.
- "Quando hai imparato a volare?" - "Ieri."
...e tintinnando, con piccoli rumori sordi e acuti, ci si solleva dalla verde distesa che sembrava far parte del nostro corpo. Verdi chiome e verdi pendii disegnano distanze che si riuscivano solo ad immaginare; dolci declivi e simmetriche curvature cullano le ali che portano via il fiato. "Traiettorie impercettibili, codici di geometrie esistenziali" ma esistono dunque gruppi di trasformazioni che possano definire una metrica anche per chi vola a rincorrere i desiderii? Ciò che sembra legato all'assenza di regole contiene regole? E poi via, sulla scia di filari di marroni formiche cornute che aumentano il passo per sfuggire all'ombra. Ed arriva l'azzurro, il glauco del mare che non esiste quando siamo "reali" e del cielo che invece ci schiaccia senza alcuna consapevolezza...ed un fiume nel fiume (ecco che ritorna il treequattordiciequindicienove...) con colori cangianti dal rosa all'invisibile per poi tornare all'azzurro. Ed infine nel bianco, nel morbido bianco, quando ormai si è persa ogni speranza di poter respirare o di poter comprendere o di poter dare un senso a ciò che cerchiamo di fare ogni giorno.
"Quando Dio vuole punirti...esaudisce un tuo desiderio."
Quando meno te l'aspetti senti una strana sensazione al petto, come se dentro non ci fosse più nulla, e la bocca si schiude e gli occhi vedono rifrangendo e le orecchie non ascoltano più se non quello che già conoscono. Forse è la nostalgia, stavolta vera e pura e cristallina nostalgia del passato. Ci si ritrova un po' ringiovaniti e con la voglia di liberarsi dalle catene che la realtà ci sistema addosso. Forse questa sensazione aumenterà d'ampiezza col trascorrere del tempo fino allo sfociare in quei gesti considerati di follia di chi comincia a seguire la "libertà", qualunque essa sia. E' un bene prezioso, la libertà, trascurato da noi che ce l'abbiamo. Un'omologia ARMONICA non potrà certo esser la risposta ad ogni problema, prima o poi dovrò pur alzarmi e guardare la vita con cipiglio d'affronto e dirle: "Non mi fai paura, tu farai quello che ti dirò io...e se non vorrai farlo e io non potrò costringerti allora ti renderò pan per focaccia!" e poi tornerò a dormire, consumato da tale sforzo; ma qualcosa cambierà di nuovo.
Non posso rinunciare a ciò che sono stato; ogni sogno, ogni speranza, ogni paura, ogni problema è ancora qui con me. Nessun individuo è una persona qualunque, ognuno ha bisogno di protocolli per essere raggiunto. Ognuno di noi custodisce un immenso e la cosa più tragicomica è che ognuno scioccamente crede di essere il solo depositario di tale tesoro. Da bambino guardavo i balconi di case sconosciute e mi girava la testa al pensiero degli intrecci di vita che si svolgevano dietro quelle imposte...vita ignara di me. Credo che questo faccia apprezzare le storie, storie vere o storie finte (ne esistono?), che vengono raccontate anche da chi non conosciamo: ci regalano parte del loro universo. Ma c'è sempre poco tempo, non è vero? C'è sempre troppo poco tempo per raccogliere informazioni e poter così scongiurare il caos. Ma il tempo, un giorno, farà una brutta fine...parola di luca.
"Dare un senso alla vita può condurre a follia
ma una vita senza senso è la tortura
dell'inquietudine e del vano desiderio -
è una barca che anela al mare eppure lo teme."
("Antologia di Spoon River - George Gray",E.L.Masters)
31 juillet Il caldo dà alla testa, figuriamoci la fisica!L'odore del rosmarino appena strappato al sole ha una forza pungente, quasi da lacrime, ed è un'esperienza strana quella di socchiudere gli occhi e lasciarsi trasportare, correndo, da esili gambe in campi di liquerìzia assolati...se ne sente il profumo (è forse questa la causa delle lacrime?). Chiudere la boccia di vetro mi riporta alla relegata realtà del presente.
Ah, dovevo parlare di oscillatori armonici! Certo, la mia nuova ossessione! Dove vai se non sei ossessionato da un oscillatore oggigiorno? Ma da nessuna parte, son certo! Ricetta per trascorrere un anno in nostra compagnia: cominciare con una bella corda vibrante all'arrabbiata, continuare poi con un gustoso oscillatore forzato (eulerizzandolo a piacere) e concludere con una bella sfilza di dolci pendoli smorzo-forzandoli quanto basta. "- Oscilliamo che il peso non c'è, peso che fai? - Vi smoooorzo!"
(E' finito l'incubo? Ah sì? Posso smetterla allora di sognare queste cose? Allora va bene...ora mi calmo...)
Credevo fosse finita.
Dopo aver contribuito con la mia adeguata dose d'oscillazioni mi son ritrovato a rilassarmi cartoneggiando e nel bel mezzo della tranquillità non mi si presenta davanti agli occhi una bella tavola sefirotica? Innocua, direte voi, nulla che oscilli! Tanto che nessun dubbio mi sfiorò lasciandomi però solo una voglia di ripescare il libro che mi illustrò per la prima volta l'albero. Fino a poco fa ho cercato di trattare con noncuranza il titolo del suddetto -_- ma proprio accanto alla rappresentazione dei dieci attributi divini ritrovo il non troppo innocuo incipit...il nulla affatto innocuo incipit...il diabolico incipit! Nel leggere la parola "dualità" ho cominciato a sudar freddo (chi ha seguito le lezioni brigagliesche può ben comprendermi e commiserarmi) e così ho capito che l'incubo non è ancora finito, ahimé. Sarò ancora LORO preda.
"Tutto" è gruppo simmetrico, "tutto" è oscillatore armonico...chissà chissà se relazionando mi ritroverò ad avere a che fare con gruppi di oscillatori armonici simmetrici...(sento che è giunta la mia ora...ecco...è passata. Ma tornerà, lo sento.)
In mezzo a "luca" che non esistono, scarafaggi che non esistono (a parte quelli della cucina della casa palermitana che esistono eccome!), starei ore ed ore ad osservare i due pavoni fronteggiarsi e i due leoni a specchiarsi simmetrici rispetto all'albero vecchio di mille anni...ci starei un'intera vita, magari appoggiando (con vena muñoziana) un orecchio al muro per sentirli paupulare o ruggire (e gli alberi che verso fanno?).
Guardarsi e sorridere, trovando così un'invisibile complicità atavica, è simile a respirare l'odore del rosmarino...fa lacrimare: ci si ricorda di quando si correva felici sulle esili gambe dei sogni e delle speranze, quando ogni singulto dell'anima era un problema insormontabile e solo quello sembrava aver senso. Il chiudersi della porta di vetro mi riporta alla relegata realtà del presente.
"Fu allora che vidi il Pendolo.
La sfera, mobile all'estremità di un lungo filo fissato alla volta del coro, descriveva le sue ampie oscillazioni con isocrona maestà.
Io sapevo - ma chiunque avrebbe dovuto avvertire nell'incanto di quel placido respiro - che il periodo era regolato dal rapporto tra la radice quadrata della lunghezza del filo e quel numero π che, irrazionale alle menti sublunari, per divina ragione lega necessariamente la circonferenza al diametro di tutti i cerchi possibili - così che il tempo di quel vagare di una sfera dall'uno all'altro polo era effetto di una arcana cospirazione tra le più intemporali delle misure, l'unità del punto di sospensione, la dualità di una astratta dimensione, la natura ternaria di π, il tetragono segreto della radice, la perfezione del cerchio."
("Il pendolo di Foucault",Umberto Eco)
- Ancora devo ben investigare sui segreti della dualità, ora voglio solo dormire - 24 juin Muzzuni day.
("Il Sabba delle streghe", Francisco Goya) www.youtube.com/watch?v=s_0GekZl7YA "Le fiamme crepitarono alte, la notte diventò chiara come il giorno, le lingue di fuoco si unirono in un'unica vampata che salì nel cielo non ancora buio, altissima. Si videro i capelli della strega che svanivano nella luce e la sua bocca che s'apriva in un grido senza suono. La veste rossa si dissolse, il corpo si scurì e si raggrinzì, gli occhi diventarono bianchi, Antonia non fu più." 22 juin Interstizio d'estate.A strisce, guardare il mondo. Un mondo colorato, sudato, abbagliante...ma guardarlo discretamente, un po' sì e un po' no. E nel proprio cantuccio c'è ombra, ombra che ristora, ombra che però non può nulla contro i tormenti delle stratificazioni ISO|OSI inoizacifitarts. E' un mondo nuovo, questo, un mondo di calcestruzzi color grigiastro e sprazzi di verde.
Poi ci si trasferisce, a guardare un altro mondo (per intero stavolta). Ma è un mondo rumoroso, ciarliero, ed allora ci si rifugia nella terra di nessuno, per trovar pace, appoggiati ad un albero che ci ricorda bimbi e a farsi muzzicare dalle formiche - rosse nere, nere nere, rosse rosse, grandi e piccole - e ad evitare gl'atolli di luce che si creano sulle pagine bianche e abbaglianti. E' un mondo vecchio, questo, un mondo di cielo color verde e sprazzi di grigiastro.
Poi ci si trasferisce, a guardare un altro mondo. Finalmente ci si riposa, ci si diverte e si vivono ancestrali avventure nel mondo che ci si è creati per evadere da quello che si vede come reale. Il divano, i tabelloni, il caffè: ogni elemento è essenziale e "l'aria si permea di una strana sacralità". Prismi a base esagonale che creano semplici tassellazioni euclidee...ma le colorazioni? Ricerchiamo una risposta abbagliante. E' un mondo sereno, questo, un mondo in miniatura ma pur sempre infinito.
Poi ci si trasferisce, a guardare un altro mondo. Si gusta il momento delle rievocazioni: una corsa verso luoghi desueti e luci che sfrecciano sincronizzate. La fuga verso la penombra è accompagnata da un rumore "sgretoloso" e poi è un frastuono silenzionso. E' tutto buio e muto, ad un certo momento. Si fondono assieme diverse vite già vissute e poi ecco lo scorpione (e il popone?) ed il cianciòlo astrale. Due stelle cadenti s'intersecano: quale occasione migliore per un finto tanabata? Dopo il rosso arriva l'abbagliante luna a rendere insignificati le luci che avevano la pretesa di abbagliare. E' un mondo ritrovato, questo, un mondo immerso nell'immenso che non sappiamo ancora sia finito o infinito.
Poi ci si trasferisce, a guardare un altro mondo. A strisce, guardare il mondo. Un mondo stavolta senza colori, buio e di abbagliante ora c'è solo quello che si vuole vedere.
"Le cose più importanti sono le più difficili da dire, perché le parole le rimpiccioliscono.
E' difficile far in modo che un estraneo provi interesse per le cose belle della tua vita."
("Stagioni diverse"-"L'autunno dell'innocenza; Il corpo (Stand by me)",Stephen King) 3 juin Non ci sono.Ho la testa in aria (finalmente!, da buona creatura delle nuvole) ultimamente. Non ho più modo nè tempo per pensare alla materialità che mi circonda, alla vita che mi circonda. A volte "la vita è sogno", altre volte "è un mondo difficile e vita incerta" e per qualcuno "la vita è bella". Io non riesco a trovare una costante, almeno in un intervallo temparale, che possa farmi esprimere un giudizio a tal proposito. La vita è tutto ciò che ho scritto, semplicemente. (FOCU!) I ricordi si affollano nella mia piccola mente e sgomitando cercano di arrivare al fulcro della loro esistenza: regalare sapori e colori. Mi ritrovo a fissare una tenda dai riflessi violacei, nella penombra, e a desiderare di poter non andare più via. Mi ritrovo a guardare in due occhi limpidi per cercare di fissare il momento per il maggior tempo possibile. Mi ritrovo a singhiozzare, come un bambino, senza riuscire a smettere, sempre pronto a ricominciare...a causa di una valanga di sensazioni che non lasciano scampo. Mi ritrovo a chiedermi se sia giusto tutto ciò...e mi chiedo se sia giusta la voglia d'immortalità che lo circonda. Intanto non posso far altro che assaporare la morbida penombra, l'umida estasi, il superno testi-ehm-mone e sfiorare l'idea che possano non esistere idee. (FOCU!) Scrivevo, post fa, che in alcuni momenti si può aver coscienza dell'infinito in cui siamo immersi...e ritenevo quello stato apoteotico. Be', è una fortuna che d'imparare non si finisca mai :) Esistono diverse traiettorie, parallele, per descrivere l'evoluzione di un sistema dinamico dipendenti dal modello nella forma ma dalle condizioni iniziali nella posizione. Ho accarezzato altri stati sublimi e stavolta indovinate?! Non ho avuto modo di vedere alcunché, non sono riuscito a capire nè a comprendere ciò che avevo d'innanzi. Era buio, poi sospiri, poi volo ed infine energia risonante pronta a culminare nella massima espressione del nulla. Non ho trovato modo nè tempo per pensare ad altro. (FOCU!) Mezzo involtino primavera, mezza porzione di riso, mezza di maiale...la sintesi di un'armonica accoppiata. Una montagna di polpettine, fritte, in agrodolce...la sintesi di una colossale scorpacciata. La pizza, alpimiera o salupina, a far piangere di commozione (leggesi 'nduja). Il viaggio culinario al "pompin" con la crocchettona e poi i tortelloni al limone e panna e la sorpresa rovinata dalla mia "impiccionaggine" condita con fragole e zucchero e rum. Gelato, mega-super-iper-panino (e la cotoletta?) e l'immancabile insalatona balsamica e la pasta col pomodoro...e i crostini 'ndujosi. (FOCU!) Tornare in luoghi che sembravano dimenticati è di una potenza inaudita. Nonostante prima fosse notte e poi giorno ho respirato gli stessi colori, ho vissuto la stessa enorme sensazione di serenità, di felicità...una di quelle sensazioni che sembrano da sempre vivere nel proprio animo e che si vorrebbe possano continuare a vivere senza tempo. Ma ora mi accorgo che forse non sono i luoghi o i tempi ad influenzare tali stati dell'animo: sono forse le persone? Nel mio caso non può essere altrimenti: l'unico punto fisso l'ho individuato e farò di tutto per non farlo allontanare più dalla mia vista. Vaffanculo pure il passato! (FOCU!) Le parole in alcuni casi diventano stantìe, inflazionate, e non riescono ad esprimere pienamente il loro significato. Non siamo perfetti, sbagliamo ed è giusto che si paghi per i propri errori, amiamo ed è giusto che ci sia riconosciuto ciò che abbiamo fatto. Tutto ci sembra così veloce, repentino...ma non è che risultato lento e pervicace di anni ed anni di...vita. 5-nana-otto(ko). "Era triste, come se nel frattempo avesse conosciuto la cattiveria del mondo, di fronte alla quale ogni cattiveria propria diviene inutile e assurda." ("Il castello", F.Kafka) 24 mai Quando il tempo morì.Un albero di gelsi con le sue gemme rossastre intatte (che mai più vedrà bambini urlare arrampicandosi sulle sue fronde), la voce della prima finta cicala, il fruscìo dell'erba ondeggiante; di che colore è il vento? Forse ha il sapore di una fragola rubata alla terra, per caso. Comunque sia ogni calda immagine ricorda una notte insonne, trascorsa nel bisogno di dormire e nell'impossibilità di farlo...nel desiderio che non giungesse mai l'alba.
Un fremito perenne, un singulto continuo...paura, desiderio, consapevolezza. Sensazioni che tuttora sono difficili da descrivere, da consolidare, ed in un attimo si comprendono miriadi di pensieri che senza significato avevano affollato la mente, anni or sono. A volte tutto è così facile, a volte tutto è così difficile...si sfiora l'assurdità (e quindi la realtà delle cose).
La mattinata mi ha regalato tutto questo, suggellando le emozioni della scorsa notte...e così via, ricorsivamente. L''inizio di tutto in un lontano 5 marzo del 2003, guardando una finestra (quella di fronte) e non riuscendo a capire l'importanza delle cose. Pensieri contrastanti mi devastano. Non è giusto, non lo è. La vita non è giusta. Forse questa è la prima volta che provo davvero rammarico, rimorso per un mio errore dettato dalla paura, dall'inettitudine...dalla non conoscenza. Ho sbagliato io. Ed ora mi ritrovo faccia a faccia con il mio essere strano. E' davvero una desueta sensazione. Riconosco ancora uno sguardo innamorato?
Ritrovarsi in dormi-veglia, occhi chiusi, a desiderare calore...a sentire insinuarsi, liquidi, improbabili pensieri...e poi si realizza quel che sta accadendo e ci si apre verso emozioni mai provate. Periodiche oscillazioni di un sistema dinamico in perfetto equilibrio tanto che potrebbe durare un'intera vita (autovalori complessi allora!). E' la prima volta! E' la prima volta! E' la prima volta.
Stavolta ho paura...ho paura perché riconosco che non è la solita emozione da fuoco di paglia. Stavolta ho paura perché sembra una cosa diversa...che non ha nome e che vive da sempre e per sempre. E' una paura che è in realtà un moto della coscienza, ed è una paura che ha già perso la sua lotta contro la voglia di dare e l'istinto di avere. Non posso far altro che assecondare la mia volontà, i miei desiderii, e sperare che non ci siano segreti pronti a saltar fuori dai loro neri anfratti per afferrarmi l'anima, trascinandola via.
Chiedo soltanto un po' di temperanza...e che Kronos, stavolta, possa esser lui divorato da coloro che ha generato! Così sarò hachi per sempre (ed io che avevo giurato di non usare mai più la locuzione "per sempre"). Ti supplico.
"Cosa vuoi di più dalla vita?" - "Un lucano!"
"Ti amo e ti amerò...tu sei il mio sogno...tu sei tutto...e con te voglio invecchiare, con nessun altro! =,o( E non è mai troppo tardi..fidati di me...e di te..."
(sms ricevuti il 31 dicembre 2003)
{Lo rispediresti ancora una volta?}
17 mai Le mie romanticherie 2: l'inizio della fine.Passeggiando per le strade di Palermo, ho già provato, si fanno strani pensieri. Ma non sono solo pensieri: si fanno anche strani incontri.
La gente per strada non sorride o se sorride è pazza o se sorride lo fa per un sorriso falso e di circostanza. Forse la gente per strada è se stessa. No, non è vero neanche questo...qualcuno in grado e con la voglia di sorridere ci sarà pure ma comunque per strada non lo fa, se non vuole esser preso per pazzo o per ipocrita. Perché? Perché siamo incattiviti dalla dignità di persone civili che dobbiamo vestire e dimentichiamo che la civiltà non consiste nell'apparire sempre ligi ed impeccabili ma anche nel saper sorridere. Ah, ma questo sono io...mi stavo solo guardando nel riflesso della vetrina che separa i passanti da quel gioco che si chiama scrittura. Sono io che non sorrido. Il mio sorriso non mi piace ed è la cosa più spontanea che sguiscia dai primordi del mio essere...e cerco di trattenerlo. Perché? Perché non mi piac(e-cio). Uno strano pensiero.
Poi, all'uscita, mi ferma chiedendomi del perché non sono mai stato in Africa. Cosa devo rispondergli? 1) Siamo in Africa; 2) Mi piacerebbe; 3) Non ho soldi nè tempo. Scarto il cinismo e la diplomazia e mi dirigo verso la nuda e cruda verità (la terza possibilità, per chiarire con i cinici e i diplomatici). "Sei giovane! Sei giovaneeeeeee!!!". Uno strano incontro.
All'individuo, nella folla, piace apparire per quello che non è? O non gli piace apparire per quello che è? Questo credo non riuscirò mai a capirlo. Quando dico che la vita è difficile mi rispondono che siamo noi a renderla difficile e solitamente risponde così chi la rende troppo facile. Abbiamo tutti ragione? Cosa ci spinge ad essere troppo buoni e comprensivi con determinate persone e troppo cattivi e menefreghisti con altre? Vero è che i "belli" possono permettersi tutto ma nel mio piccolo so che non è solo una questione di fisicità. Ah sì, è questione di punti deboli! Eppure me lo avevano sempre detto di non mostrare i miei...ma io non imparo mai. Stavolta lo strano pensiero è troppo variegato per poter anche solo a capire di che pensiero si tratti, la conclusione è che non capisco gli altri...e questa non è una novità.
Passeggiando, peripateticamente (sono un uomo, quindi nessuna battutaccia! Si stava filosofeggiando (dato che mi dicono lo faccio sempre (che cazzate abnormi è in grado di sparare la gente!) e non lo faccio quasi mai) e anche parlando del faceto), sotto i filari dei platani ed era uno dei rari momenti nei quali si perde la concezione del traffico che ti scorre accanto e quella delle luci ma non delle signore imbellettate che ti passano accanto, <<Ma ciueVto che sono stata a vedeVe l'Anna Bolena caVa...entusiasmOnmnmnte>>, ed ecco che a testa china, in abito grigio chiaro, capelluto e bianco-barbuto, braccia annodate sulla schiena mi passa accanto un pezzo di passato che credevo fosse già esauritosi. "Se un alieno starnutisce su Marte questo posacenenere cade dal tavolo!". Ho provato davvero voglia di inseguirlo e come raramente ho fatto mi son fermato e voltato a guardare indietro...ma ero troppo preso dal ricordo che non ho visto più nulla. Una delle visioni biciclopidi o vocianti che mi perseguitano in questo periodo? No, era lì. Passato.
Oggi abbiamo imparato che (morale della giornata come alla fine di ogni puntata di He-man) :
Io non sorrido quando vorrei e come vorrei.
Mi è venuta voglia di andare in Africa.
Tutto è più difficile di quanto si pensi.
La ca[u]s(u)alità regala brutte e belle sorprese.
Mi piacerebbe saper vivere di caos. Cercare, costringere, forzare i propri desideri è inutile: quello che rimane è la genuinità della passione, la trasparenza della volontà...e questo rimarrà con o senza ricompense.
"Pigghiti 'sti sordi, accussì non ti dimentichi di me."
("diario di Luca-agosto 1994", Zzà Rosaria in lacrime)
12 mai ...when the dreaming ends....per lasciarci soltanto una voglia di pioggia, scriveva. E poi la pioggia arriva, quasi a consacrare il desiderio trascendente.
J) E' un sabato trascorso a guardar la Dora fluire, senza più treni.
R) E' un "dolkerkko" scritto su di un ficus, mai visto di notte.
E) E' un pacco con i propri regalini restituito, un costume mai usato.
C) E' una giornata d'autunno trascorsa in acqua, liberamente.
R) E' una vigilia di natale con la consapevolezza che non si compreranno più giocattoli.
A) E' un profumo annusato, un allontanarsi lento dall'adolescenza.
N) E' in un letto caldo e impersonale, abbracciati, a provare sensazioni senza nome.
F) E' in una stanza buia, immersi nell'odore acre di farmaci.
Quando il sognare ha fine, forse, è come lo è stato per la prima volta...circondato da un'ingenuità disarmante.
E' su di un divano, di notte, a guardare riflessi bagnati e a non capire ciò che si prova.
Poi tutto si ripeterà, per chi crescendo non cresce.
Per fortuna, quando il sognare ha fine, sappiamo che ci aspettano sempre degli altri sogni.
"You cannot sedate all the things you hate!"
("Dogma", Marilyn Manson)
9 mai Un ponte per...un cuore.Avete mai provato a costuire un ponte che porti dritto dritto ad un cuore? (E se fosse morto, per una corda spezzata?)
Avete mai provato a costruire un ponte che porti in un mondo che forse esiste solo nella vostra immaginazione?
A volte è tanto difficile da sembrare impossibile e ciò che si è costruito crolla al minimo soffio di vento, altre volte è facile che si costruisce un nuovo pezzo senza rendersene conto. Sembra non vi siano regole, in tale costruzione (e gli attrattori strani?).
Primo asse.
Buio, porta, ascensore, cammina, treno, cambio treno, cammina, poi ci si riflette come davanti ad uno specchio e come davanti ad uno specchio se ci si tira indietro l'immagine scompare...e come davanti ad uno specchio non ricompare alcuna immagine se non si è disposti a fare il primo passo. Che male c'è nel fare un passo, se è quello che si vuole? Nessuno. Cammina: è un'aria nuova quella che respiro, vedo tutto nuovo e collego al vecchio. "Niiiinoooooo!"...ed è subito parco, è sole, è erba. Palla-cavalli-cani-Palla. E' il castello: è strano come qualcosa che non è mai esistita in tutta la tua vita inizia a divenire quasi una pietra miliare di ogni spostamento. Troppo sole, cammina.
"Andiamo a Mondello?"...cammina, autobus, uno sguardo che si allontana sempre fisso su unghie nere: è lo sguardo speranzoso di chi si attende una risposta (che non arriva). Strada, strada, giro-giro-tondo, strada...piazza. Odore di salmastro, tanto forte che ci si deve abituare prima di riprendere a respirare normalmente. Odore di salmastro e gabbiani, pesci, tuffi e gabbiani. Passeggiata, orecchino, stanguna travistuta e poi da Peppino (figlio dell'amore?). Consistenze dolci e salate, tese, coriacee, bianche, sapori delicati dove non me lo sarei aspettato e piccoli e croccanti scrigni, occhiuti, dorati...e come sono morbidi e cremosi e delicati. In tutta questa serena ostentazione luculliana non può passare inosservato il promontorio che repentinamente si riversa nell'azzurrissima acqua, fra il verdeggiare dei pini, delle palme ed il biancheggiare della sabbia macchiata solo da piccoli colorati puntini. Cammina, sole, a testa bassa come a Taranto ("Voi siete qui per la visita, vero? E tu sei il più piccolo...") e acqua e sabbia, muricciolo e poi gradinata ferro-misto-legno ("Because the night belongs to lover!") e mare e sole.
Cammina, 146!, autobus, strada e Federico, treno, e giù sempre più giù..più giù. Penombra e verde e testa bassa. Camminare vicini senza rendersene conto, rallenta, rimane indietro, accelera...e poi è solo il portoncino, cammina, ascensore, porta, buio.
E' stata una bella giornata, sì...una bella giornata. Il ritorno del passato, "ed è un vuoto che fa male"...gola, un po' più giù, stomaco, un po' più su. Ricordo vecchissime parole, "Non mi vuoooooole bene nessuuuuuuuunooo...", e mi ubriaco di malinconia, mi ubriaco di penombra, di celeste nostalgia. La verità non si può non accettare, soprattutto se non dipende dalle nostre forze il poterla cambiare.
E fu sera e fu mattina.
Secondo asse.
Sonno, aaaahhhhhhh incubi! Dormire nell'angolo di un porticato, fuori, al buio, soli e festeggiare una festa inesistente fra sangue, bruciature, incidenti e il nero pentolone bollente e poi il fuoco, la dolosità...e la serenità trovata all' improvviso, sfiorata: ma tanto non è mia, non fa per me, devo andarmene. Caffè al theo, tatoo, e merli raspanti, pappagalli sghignazzanti ed invisibili, cenotafio. Seduti su di una tomba si può parlare di tutto...non si ha paura, forse perché si spera (si sa) che chi ci ascolta può capire, può capire senza giudicare, può capire e dire che è tutto così normale...anche quello che si pensa innaturale, nascosto, esecrabile. SILENZI, confortati dal vento. Merli raspanti, anziani sobbalzanti, verde frusciante, pappagalli divertenti, cammina...ed è subito stazione. E poi un incontro ravvicinato del terzo tipo: rami secchi, ascetismo, giochi.
Poi si ritorna alla vecchia vita...ma che vecchia vita? Tutto ha cambiato colore, tutto ha cambiato luce...io sono cambiato: ma come, in un'ora? O son tornato me stesso? Il me stesso riscoperto? Sono sereno, sono tranquillo...serafico oserei dire (-.-)
E fu la notte, la notte per noi...
Primi passi.
Non so se sia tutto vero, non so se sia tutto falso...so solo che ho raggiunto il limite e mi son stancato di chiedere, di chiedermi, di chiederlo. Cosa ho costruito, cosa ho distrutto? Basta. Benvenuti nel mio mondo...(mi sento un oscillatore smorzato.)
"Vi è solamente un problema filosofico veramente serio: quello del suicidio.
Giudicare se la vita valga o non valga la pena di essere vissuta,
è il quesito fondamentale della filosofia."
("Il mito di Sisifo",A.Camus)
"Ti ho pensato perché ho fra le mani un libro che parla di te." 4 mai Saturday night liveDa quanto tempo non trascorrevo una serata come quella di ieri non saprei dirlo ma da quanto tempo non trascorrevo una notte come quella appena tracorsa sì: anni.
La fecola di patate ci insegna che esistono sempre almeno due aspetti di un'unica entità che sembrano in contraddizione fra loro ma che si amalgamano tranquillamente: tutto dipende dalle modalità con cui l'entità viene sollecitata. Questo riduce ancora di più il divario fra bene e male...solido e liquido. Inoltre il risotto verde ci insegna che non è cosa buona e giusta avere dei preconcetti su ciò che può o non può convivere in un unico piatto: reazioni chimiche, fisiche, determinano il risultato finale che spesso può essere sorprendetemente diverso da quello che ci si aspetta. Insomma, fecola e risotto ci insegnano che sperimentare non è un processo vano ma che può portare a risultati inattesi e qui entra in gioco la passione (ma com'è che devo sempre mettere in mezzo la passione?!?), passione che consiste nel credere di poter plasmare qualcosa di nuovo, e migliore, utilizzando pressupposti noti e presumibilmente non accostabili. Le vittime di un esperimento sbagliato? Certo, ce ne sono e ce ne saranno ma forse patate e frutti di mare vogliono insegnarci (ma quante cose ci insegnano 'ste patate?!?!) che vale la pena di provare, che vale la pena di rischiare, che a volte vale la pena di morire per un'idea che ha da sempre governato la nostra esistenza...perché non siamo qui "a viver come bruti". Una volta scrivevo che "la normalità è una sottile membrana che separa l'assurda realtà dalla razionale fantasia" e forse avrei dovuto scrivere di "una normalità"...perché ne esistono tante. Sapete cosa vorrei? Vorrei che la mia normalità fosse quella di un cuore che rimane cuore, di occhi neri che rimangono occhi neri in cui affondare, in cui cullarsi. "...e non si lasciano più": perché TUTTI hanno un sogno, una speranza, da cantare a squarciagola lungo i marciapiedi affiancati da anonime vetture in un caos che per un attimo scompare...e nient'altro ha più importanza. Vi siete mai chiesti cosa siano le nuvole? "Con camomilla Sogni d'oro, un buon giorno inizia sempre dalla sera prima!"
(dalla confezione di "camomilla Sogni d'oro") P.S. Ho conosciuto un altro modo per far iniziare un buon giorno dalla sera prima! 3 mai Il sapore delle lacrimePiangere è difficile, diventati adulti, e quando ne senti il bisogno riuscire a versare lacrime è un esercizio complicato: non basta volerlo. Casualmente poi ci si imbatte in una musica, in uno sguardo, in delle parole...e la situazione si capovolge: non ci si può più trattenere. Poi addirittura si cerca di smettere ma senza alcun risultato; i singhiozzi entrano in risonanza e tutto diventa un sussulto, tutto il mondo inizia a traballare, a diventare acqueo. Riaffiorano vecchie parole:
X: "Devi imparare ad essere la cosa più importante per te stesso!".
L: "Ma se non è così perché dovrei imparare?".
X: "Perché così starai meglio.".
L: "Io preferisco esser come voglio che stare bene." (il solito testardo, eh?!)
Il pensiero predominante è "Perché? Perché ciò che desideriamo scivola fra le mani come sabbia scossa dal vento?". Poi tutto si placa ed arriva il sonno, con la testa leggera, fiaccata. Maledetta la nostalgia del futuro! Non ho più sentito il sapore delle lacrime.
"Era una notte meravigliosa, una notte come forse ce ne possono essere soltanto quando siamo giovani."
("Le notti bianche",F.M.Dostoevskij) 30 avril N-dimensionalità.Mi son sempre chiesto come si possa immaginare una quarta dimensione spaziale (flatlandia docet) ed ovviamente a parte qualche piccolo risultato (immaginato induttivamente) lo sforzo è sempre stato vano o visionario.
Ma cosa accade ascoltando della musica (end aaaaaaaaiiiii, uilllllll oluaisssssss lov iuuuuuuuuuuuuu), su di un letto, ad occhi chiusi, accarezzando superfici continue in coordinate sferiche (e Dini?)...cosa accade? Accade che non ci si capisce più nulla. Le tre dimensioni canoniche collassano, il tempo collassa e ci si accorge che esistono solo punti di riferimento che non si riconoscono, punti impropri che cambiano continuamente configurazione. Tutto diventa così strano.
Ma intanto, riacquistando personalità, SO di continuare a vivere, a respirare, nel mondo che ricordavo fino a tre secondi prima. E' cambiato solo il riferimento oppure è questa una visione delle altre dimensioni in cui siamo immersi (senza accorgercene)? Ma anche la metrica viene stravolta e si scorgono in lontananza vecchi e stantii assi che ricordano xyzt ma è come se fossero stati accartocciati o implosi a causa di forze maggiori. Perché? Perché esistono sensazioni alle quali mai potremo dare un nome: potremo solo ricordarle e cercare di spiegarle...e sarà difficile (e sono strani o tristi dolori).
Così non ci si accorge del tempo che passa, dei raggi del sole che mutano la propria inclinazione, delle rotazioni che aperiodicamente stropicciano la vecchia trapunta...e si finisce che è già tardi subito dopo aver iniziato, iniziato una dolce e serafica maratona di battiti cardiaci ad occhi chiusi: batte più forte il mio, poi il suo, poi di nuovo il mio...
Sì, esistono altre dimensioni e noi possiamo solo percepirle, raramente, quando non siamo impegnati nella ricerca; è come quando qualcuno ti parla, dandoti dei consigli, e ti si sblocca qualcosa in qualche parte del cervello (dire cosa e in che parte ancora ci è impossibile) e ci si ferma a riflettere vedendo tutto sotto una nuova luce. Così credo abbiano percepito gl'infiniti, gl'infinitesimi...li hanno proprio visti, con i loro occhi, con le loro sensazioni.
Io non voglio tornare a vedere come prima, io voglio vivere in un altro mondo, con altre regole, fatto di altre priorità...un mondo in cui le voglie, le regole e le priorità di questo mondo siano ipotizzabili solo tramite strane visioni...magari in una macchina, a bere un "corvo", a guardar le luci gialle che illuminano desuetamente la costa (ut-veeeeeg-gio, ut-veg-gioooo). Forse per ottenere tutto ciò non bisogna cercare un nuovo mondo, forse basta solo costruirsene uno tutto personale in questo. Cosa mi importa di quel che fanno gli altri? Ma ci vuol fortuna, tanta pazienza, sciroppo di lampone e un filo d'incoscienza...
- "...Iè chi mmi nni futti a mmia."
("Le buttane",A.Grimaldi) 25 avril I miei primi trent'anni.E' come se dovessi ricominciare ad imparare tutto.
Be', sì...dopo che ci si abbandona ritrovarsi è difficile (questo lo supponevo) ma non credevo fosse come scoprirsi per la prima volta. E' una sensazione disarmante...per me, poi, che non sono tagliato per le praticità è a dir poco snervante. Cosa è difficile?
E' diventato difficile rivolgersi ad un coetaneo senza balbettare (e solo per avvisarlo che la lezione è stata spostata) e sentire la propria eco blaterare confusamente. E' diventato difficile cercare una persona dal micro-secondo piano (due metri di superficie sorvegliati da telecamera ed attorniati da porte "aliciane" ed inapribili) ai vasti e temibili scantinati (luci al neon, rumori soffusi, linoleum ghignante che sembra volerti masticare le scarpe). E' diventato difficile abbracciare qualcuno e far finta che sia una cosa ovvia, che tutti sanno fare (e poi si vede nero e non si ricorda nemmeno quello che si è pensato). E' diventato difficile camminare lungo il buio corridoio (e il frastuono ed i lampi multicolore che accecano e depistano) e sentire brulichii sommessi provenire dal fondo...no, questo difficile lo è sempre stato. E' diventato difficile fare tutto ciò che non ho fatto per lungo tempo: è come affrontare percorsi della memoria avendo perso gli attrezzi per la scalata (la memoria è molto ripida e con pareti a strapiombo) ed ogni volta bisogna ricostruirseli, riprocurarseli (ed ogni mezzo a quanto pare è buono)...e qualcuno ha pure il coraggio di dire che fa bene!, ci mantiene mentalmente giovani e serve a creare nuove connessioni neuronali! E' difficile, io questo so.
Ma allora, se è tutto così "nuovo", cosa avrò mai imparato dai miei primi trent'anni?! Mmhhmm...qualcosa l'ho imparata anch'io.
Ho imparato che le parole sono armi potenti ed in quanto tali possono aiutarci come utensili o possono esser usate contro di noi; possono ingannarci o possono semplicemente volar via senza alcun significato. Ho anche imparato che "comprendere" è una cosa che pochi fanno e che l'egoismo è il segreto della nostra spensieratezza, e che giocare ad indossare panni altrui è un passatempo del quale pochi conoscono l'esistenza. Ho imparato che il mondo è proprio come lo vedi o come lo vuoi vedere: il concetto assolutistico di "verità" va a farsi friggere SE vengono applicate le leggi che giacciono scalpitanti nei meandri del nostro essere. Ho imparato ad essere paziente ed ho imparato ad osservare con più pacatezza.
"Ciao. Sai per caso se è qui la lezione di inglese per i matematici?"
"Sì, ma nell'aula ci sono i ragazzi di informatica. Intanto osservo."
"..."
"Ah, io sono Luca."
"Io Rosa."
Ho imparato a sorridere più spesso ed ho imparato che la "passione" è una belva da evitare se poi non ci si vuole pentire delle proprie azioni, o parole (per le omissioni non ci si può pentire...se si è preda di timidezza). Ho imparato che se vogliamo non siamo soli ed ho imparato che se vogliamo siamo soli (poi esiste anche un'altra, vera, solitudine).
Ho imparato che non si impara mai tutto e quel che si è imparato si può dimenticare.
(Però è un po' bello, avere dei "primi" trent'anni.)
"E tu che, con gli occhi di un altro colore,
mi dici le stesse parole d'amore...
fra un mese, fra un anno, scordate le avrai;
amore che vieni da me fuggirai."
("Amore che vieni, amore che vai.",F.De Andrè) 19 avril Quando cambia il vento.Non si può far altro che aspettare, quando cambia il vento...soprattutto se il vento che arriva è quello di scirocco. In una giornata assolata, fulgida e splendente ed oltremodo calda è un vero toccasana saper attendere; seduti su di una pietra (messa lì dolosamente, con premeditazione) a guardare l'acqua che scorre, veloce, fredda, l'unica entità vibrante capace di sopravvivere nell'indolente quiete di un mezzogiorno quasi estivo. L'unica cosa invece che in tale situazione riesce a distogliere lo sguardo, fisso sui riflessi verdastri, è il velo maculato di luce che si stende sulla mulattiera. Quando si ha molto da guardare vicino a noi non ci viene nemmeno in mente di gettar lo sguardo laggiù, nella vallata, e poi risalir su per il monte. Tanto che importa? Il vento è cambiato! E' un piccolo promemoria per non farci dimenticare che con il vento passa il tempo e cambia tutto il resto, per fortuna. A volte ci si ritrova a passeggiare per sentieri fin troppo battuti tanto da sembrar abitudinari...e lo sono veramente: infatti ogni vicolo (ogni sanpietrino) nasconde un volto che subito dopo appare, a ricordare una fisionomia che si credeva perduta...ed allora ci si ricorda che è cambiato il vento. Ecco, del vento mi piacciono i turbini, la sua non linearità nello scorrere: fluttua in tutte le direzioni, regolato da chissà quale ricordo ed è sempre pronto a rincorrersi, a modersi la coda, cosicché in ultima analisi la fine è quella cosa che precede l'inizio. Avete mai pensato a quanti muratori mangiano godendosi la libertà di star seduti a terra? E' una cosa molto triste ritrovarsi non affezionati a luoghi troppo cambiati per rimanere amati...ma intanto il vento cambia. Non ho mai saputo cosa volessi fare, con precisione, cosa aspettarmi dal mio futuro; "cosa vuoi fare da grande?" Voglio avere il tempo e la libertà di sedermi a terra, su di una pietra, sull'erba, su un tronco cavo assalito dalle formiche, sotto il sole, coperto da un albero o da un continuo rumore di canne smosse dal vento, a guardare l'acqua che scorre, o il cielo che rimane fermo o le fronde che ondeggiano...e chiudere gli occhi, sonnecchiando, sapendo che il vento che cambia non potrà più influenzare ciò che sto facendo. Ascoltare le cicale o i grilli frinire o ascoltare il silenzio, caldo e odoroso. Quando si decide di aspettare, il vento non può far altro che cambiare...e che importa se è quello di scirocco?... "E' ora di andare. L'uomo in nero fuggì nel deserto e il pistolero lo seguì." ("La torre nera",S.King) 10 avril Rabbiose ComplicAzioni.Non c'è che dire: siamo complicati.
Non conosciamo noi stessi e crediamo di conoscerci. Crediamo, siamo sicuri, di conoscere e capire gli altri (quei piccoli satelliti che ci gravitano attorno) senza riuscire a concepire la mutua satallitarietà. Il più delle volte sprechiamo i nostri pensieri, la nostra "virtute", per gloriarci di chissà quale misero risultato...senza guardare all'universo, senza guardare al multiverso. Siamo piccoli.
Non c'è che dire: siamo complicati.
Conosciamo noi stessi e crediamo di non conoscerci. Crediamo, siamo sicuri, di non conoscere e non capire gli altri (quei grandi pianeti attorno ai quali gravitiamo) senza riuscire a concepire la mutua satallitarietà. Il più delle volte sprechiamo i nostri pensieri, la nostra "dannazione", per nascondere chissà quale grandioso risultato...senza guardare all'universo, senza guardare al multiverso. Siamo piccoli.
Il risultato è che siamo piccoli...anche quando ci si sente e ci si comporta da semplici. Il risultato è che rimaniamo inevitabilmente avvinghiati ai nostri occhi. Agiamo o non agiamo in preda a paure o ad istinti. Qualcuno mi smentirà dicendo che molti pensano...ma pensieri di che tipo, di che meta-livello? Pensare a compilare il modulo per il tfr è un pensiero che giunge all'essenza di ciò che siamo e di ciò che vogliamo? Pensare a cibare l'anima giunge al nocciolo dell'esistenza? Eppure tutto ciò "bisogna" farlo, eppure è giusto farlo. Come per un gioco che non ha alcuna soluzione tutto potrebbe essere lineare, facile, giusto. Ma di questo ne avevamo già parlato senza giungere ad alcuna conclusione (ci sarebbe?). Quindi tutto è giusto o tutto è sbagliato, dipende da lor signori.
Ah, la verità? La verità è che ci si stanca. Vi è mai capitato di guardarvi attorno e di pensare ingenuamente all'inutilità delle azioni che quotidianamente si compiono? Perché comprare la macchina che ha una buona tenuta di strada? Perché leggere questo blog? Perché sento questi rumori provenire dalla "finestra a vanidduzza"? Un brusio continuo e caotico, un andirivieni cadenzato di puntini neri. A guardare tutto dall'esterno, da un'altra prospettiva, è 'na gran fregatura! Ma come esimersi dal rimaner fregati? Il giorno dopo ci si sveglia non ricordandosi di queste domande e si procede come se nulla fosse...come se fosse normale acquistare macchine, leggere blog ed ascoltare rumori alla finestra. Forse la cosa più bella è ascoltare i rumori...per poi poter ricordare meglio i silenzii, quelli al chiar di luna, quelli accompagnati dall' idrorimuginio sul bagnasciuga.
Ah, la vera verità? La vera verità è che ogni cosa ha un senso, perché viviamo di tentativi ed ogni "buon" tentativo ci avvicina a ciò che siamo o ci allontana da ciò che non siamo. Ultimamente mi è capitato di riflettere sull'abominevole diversità di uno stesso avvenimento visto da occhi adolescenziali o da occhi d'adulto. Non esistono ,credo, visioni corrette: tutte le interpretazioni vanno giustificate in funzione del tempo...e la magia DEVE essere conservata intatta, con immutata dignità e chi crede in questa dignità non può che rimanere deluso dall'osservare quanta cecità vi sia in questo mondo generato dai demonii che siamo.
Non c'è proprio nulla da dire. 28 mars Quattro.Ed è così giunto l'ennesimo lunedì dell'angelo; mai così sereno.
Il resto? Bla-bLa-blA-BLa-BlA-BLA-bla-bLA.
"Ci ucciiiiiiido!" (una delle tante volte, luca)
15 mars "ImPaZzImEnTI"Vedo cose che non dovrei vedere (perché forse non ci sono). Non sento cose che dovrei sentire (perché forse ci sono).
Sento cose che non dovrei sentire (perché forse non ci sono). Non vedo cose che dovrei vedere (perché forse ci sono).
Sono stanco, io mi ricordavo di tutto, io ricordavo volti di quando ero bambino (io ricordo ancora i volti di quando ero bambino) ma ora ho difficoltà a ricordare i volti che ho visto qualche anno fa, qualche giorno fa...chi ho visto qualche ora fa?
Sensazioni strane, ammalianti, immerse in atmosfere stantìe ristagnanti di tenue color seppia; sensazioni che lasciano adito a ben poca immaginazione, a ben poche speranze. Inizio a sentire la finitezza neuronale, la tocco con mano. Rigiro tutto come se fosse un cubo di Rubik con 3x3x3x2 colori distinti ed ogni mossa è la soluzione ed gni mossa non è la soluzione. Non è poi una sensazione tanto spiacevole, a ripensarci meglio. D'altronde è frustrante non trovare la soluzione se questa c'è...ma, quando questa non c'è, è bello continuare indefinitivamente ed uniformemente a moltiplicare, a sommare..finché tutto si azzera.
Quando mi guardo non mi riconosco, perché non sono quello che vorrei essere. "When a boy is still a worm it's hard to learn the number seven". Tutto sembra semplificarsi, ma dunque esiste o no quest'equilibrio cosmico? Questa sorta di nemesi benigna/maligna abraxasiana è reale o immaginaria? Nel linguaggio che stravolge tutto vi è un solo caso di coincidenza fra tali entità, come al solito il valore nullo. Esiste o non esiste il valore nullo? Non vedere è vedere qualcosa? Non sentire è sentire qualcosa?
Un punto singolare che trova tutti d'accordo, un punto di convergenza di ogni visione, di ogni semantica, di ogni sintassi...no, non di ogni cosa, ad onor del vero. Guardiamo tanto all'infinito, cerchiamo di esplorarne i misteri e spesso così non guardiamo allo zero, la vera fonte della nostra ricchezza. Ed allora forse è un bene che io non senta e non veda quello che c'è o senta e veda quel che non c'è: è un omaggio all'esistenza del nullo. Sì, esiste. Se non esistesse sareste tutti pazzi a farvi così tanto influenzare da qualcosa che non esiste.
Sì, siete tutti pazzi...anche se esiste.
Ora sto bene. No, non per avervi detto che siete pazzi ma forse per aver detto che sono io pazzo. Non l'ho detto? Ne siete sicuri? Io se fossi in voi rileggerei. No, ma che dico...neanche al peggior nemico proporrei questa sbobba. Boh, sto meglio. Almeno a qualcosa i blog servono, sono terapeutici...perché scrivere è terapeutico (ma scrivere a ruota libera, come se fosse parlare (e parlare è terapeutico) e così passa la bua)...ecco sta scemando...sta scemando...
Bene, è finita. Ora posso tornare a caricarmi di nuovi tormenti (tanto la gente giù al piano cosa ne sa?).
Ho voglia di una giornata assolata trascorsa ad infilare fili d'erba frusciante nei formicai...e veder nugoli neri febbricitanti salire a fiotti su per le mia gambe e braccia. Io la otterrò, tale giornata.
"Vi pari chi su i compiuter? Quattru flip-flop!"
(Lezione di elettronica,S.Merendino)
9 mars Implosioni esplosive.Mai come in questi giorni ho avuto tanta voglia di urlare.
Non un urlo di spavento nè un urlo di felicità. Non un urlo di disperazione nè un urlo di incredulità.
Forse un urlo liberatorio...ma ancora devo ben pensarci.
Costretto, imballato, strizzato e oppresso. Un urlo come a voler dire "BASTA!".
Chissà cosa ne direbbero gli altri...chissà cosa ne direbbero. Il luca che sta sempre attento a non esplodere e che poi ogni tanto esplode pacatamente (ed è un bene), il luca che tenta sempre di implodere e ci riesce...e l'esplosione?
A volte mi sento urlare, mi guardo attorno e capisco che nessun altro mi ha sentito...perché forse non ho urlato (ma con tutta l'indifferenza che c'è si può mai dire?). L'altro giorno mi son sentito urlare ma ho subito capito che ero in silenzio e mi son chiesto come facessero gli altri a tacere, a non disperarsi. Una sola volta, anni ed anni or sono, ho urlato e non è stato un bene...ho dovuto ripiegare, fanciullescamente. Chi eccede non è visto di buon occhio, ecco forse perché mi piacerebbe (e mi son abituato a) vivere nei non eccessi.
Forse abituandomi a sentirmi urlare potrei distruggere la possibilità di urlare davvero...così da imparare ad esplodere implodendo.
"O madre, o madre Notte,
che mi generasti a castigo di ciechi e veggenti,
ascolta: il figlio di Latona
annulla il mio prestigio
strappandomi questa lepre spaurita,
unica vittima valida
a espiare la morte materna."
(Eschilo,"Eumenidi")
1 mars Occhi chirghisi.Non c'è che dire, i miei venerdì son diventati diversi.
La solita routine che andava avanti ormai da più di un anno è stata interrotta, bruscamente mutata, dolcemente appesantita. Mi sono così ritrovato a contatto con nuovi mondi, nuove necessità (sempre caotiche ad onor del vero) e per di più nella penombra.
"Un viaggio strano come questo io non l'ho mai fatto e sai perché?"
No, non lo so più...cioè lo sapevo cinque minuti fa ma ora non più. E' quasi divertente cambiare idea (passioni) così velocemente, così drasticamente. Avevo intenzione di parlare di occhi chirghisi, di labbra piatte, di strabismi di Venere ed invece mi ritrovo a non parlarne. Credo sia indice che il vaccino funzioni (anche se non me ne rendo conto ad alto livello, funziona) e quindi ora è più facile guarire dalle mie divagazioni: sì, è stato bello, è stato emozionante, è stato dolce, è stato adolescenziale...ma solo finché è durato. Poi abbiamo altro da fare che pensare ad occhi chirghisi, a labra piatte, a strabismi di Venere...
Mentre le valigie di Damocle pendevano sulle nostre teste, in bilico, mi stupivo come sempre della enorme varietà di teste che possono sedere accanto sui consunti (questa ai miei tempi "jollyani" era la parolaccia più ambita e temuta!) sedili di un vagone riadattato chissà a quali e quante traiettorie. Ed una frase riecheggia nella mia capoccia: "La felicità non ci è dovuta", pronunciata con una pacatezza sovrannaturale, dalla mia voce, in una macchina...e seguita da una fragorosa risata. Non so come sia andata a finire la storia. E non so neanche come sia andata a finire la storia degli occhi chirghisi, delle labbra piatte, degli strabismi di Venere. Era già notte.
C'è poco tempo e sono già in ritardo (a proposito voglio leggere per bene le storie di Alice: ora credo d'esser pronto ad imparare).
Raccogliere informazioni, raccogliere conoscenza, serve sempre anche se quando lo facciamo non si sa per quali usi impiegheremo il frutto della nostra raccolta ed allora "Buona notte prìncipi del Maine, re della Nuova Inghilterra."
E poi che male c'è a pensare ancora alla possibilità di riparlare con quegli occhi chirghisi, con quelle labbra piatte, con quegli strabismi di Venere? Nessun male, credo (e nessun bene, so).
Ci sono parole e parole. Parole che diciamo e scriviamo perché le pensiamo, parole che diciamo e scriviamo perché vorremmo inconsciamente auto-convincerci della loro veridicità e poi ci sono le bugie, cioè parole che diciamo e scriviamo perché vorremmo consciamente fossero vere (così mi capita).
Ah, ma come minchia si caratterizzano veramente degli occhi chirghisi?
"Keine gegenstaende aus dem fenster werfen."
(Ferrovie dello stato, anonimo)
23 février Immersioni canoniche invernali.E' un fiore che sboccia.
Il più grande e simmetrico narciso io abbia mai visto, la più delicata e pallida rosa, il più rosso e vellutato geranio, il più coriaceo e multicolore bocca di leone...la più familiare e nostalgica voce io abbia mai sentito. Si vive di tumulti, si vive mangiando il tempo, si vive credendo di vivere. Ma fermarsi...quanto costa fermarsi? E tornare indietro? E' un lusso che pochi possono permettersi; no, anzi, che pochi vogliono permettersi. Io provo la voglia, il bisogno di atavicità, di ancestralità: vado avanti nella speranza di tornare indietro. Ma che dico? L'ho fatto! Son tornato indietro! A rivisitare polverosi cassetti certosinamente conservati, a respirare aria che avevo soltanto immaginato. Ho scoperto che è possibile colmare la nostalgia del futuro; quando? Nel futuro ovviamente...ma solo a condizione di tornare nel passato. Qualcuno obietterà che non è la stessa cosa: sacrosanta verità; ma d'altronde non è mai la stessa cosa, neanche quand'è la stessa cosa. Stasera ho voglia di cicli, ho voglia di chiusure e si vede, si sente. Vivo come le formichine nella famosa litografia escheriana dell'infinito moebiusiano; io sono una di quelle formichine e vivo e rivivo il mio nastro. Sì, hai ragione: sono poco costruito...perché perder tempo a costruirsi? Perché perder tempo a creare immagini somiglianti di sè stessi? Già gli altri creano un'immagine di tutto ciò che vedono, storpiata dai loro sensi, annebbiata dai loro pensieri: perché aiutarli? Tanto crederanno solo a ciò che vedono. E' un fuoco che muore (ignis, sit mecum). Ne ho visti di tutti i colori, in tutte le stagioni, piangendo, ridendo, amando, sognando, disperandomi. Il fuoco mi ha sempre accompagnato col suo rosso, il suo verde, il suo azzurro ed il suo giallo, il suo viola...fino a diventare nero. Il nero dei tizzoni, dei corvi, di alcune anime e di alcuni cuori. A volte vorrei abbracciare il mondo, quando perdo le mie inibizioni, vorrei amarlo. Poi tutto torna alla normalità e non posso far altro (che locuzione luchiana!) che averne timore, allontanandomene.
"In your eyes forsaken me In your thoughts forsaken me In your heart forsaken me." ("Chop suey",System of a down) |
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