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November 16 Il cerchio si chiude, il cerchio si apre...<<Miiiii, non ci vado alla bottega...perché i cani di "Pippina a monchia" poi mi muzzicano!!>>
E com'era bello il ritorno; un tramonto tardo-estivo goduto a trotterellare con le buste di plastica penzolanti e oscillanti a fare il gioco di chi fosse l'ombra più lunga...o di chi fossero le più lunghe gambe dell'ombra: un gioco democratico poiché cambiando posizione a turno si vinceva tutti, avendo l'accortezza di non andare a finire sull'erba. Le nostre spedizioni erano solitamente quaternarie.
<<No, stasera non posso rimanere: sto morendo dal sonno e domani devo pure svegliarmi presto!>>
E com'era bella, la serata; sconfiggere il freddo invernale prima nella coccinella rossa a parlare parlare parlare e poi in casa giocando a tressette oppure quasi tutti riversi sul divano a guardare il film della serata per poi vedere tutto sfumare e svegliarsi che tutto era già finito: film, stufa e pure quasi la notte. Le nostre spedizioni erano solitamente quaternarie.
Io so di aver avuto quel che ho desiderato che è anche quello che ancora desidero, ma un senso di oblio (la maledizione!) non mi ha permesso di capire l'importanza di ciò che avevo. Sì, era proprio tutto al posto giusto: le modalità, i tempi, i luoghi, le facce. Peccato che l'uomo debba sempre desiderare oltremodo quel che gli manca: ho già avuto statisticamente le mie opportunità. Ora c'è solo un glorioso appiglio a quel glorioso passato; "Ma perché devo schivare con quaranta/scudo bianco?!? Truffa!".
Spesso mi fermo a ricordare, molto meno spesso per fortuna a desiderare. La frase più dura che mi sia stata rivolta è probabilmente quella che ho subito con più amarezza disincantata, come se fosse nulla, e accettando senza repliche...quel "Unni ti passasti a 'stati ora ti passi u 'nvernu". Lapidaria. Ma per fortuna si cresce e si va avanti, si superano gl'ostacoli più piccoli, si aggirano i più grandi e per certi versi si rimane vittime di quelli insormontabili. A volte provo rabbia, vivo di rabbia. Rabbia per ciò che non è stato, rabbia per ciò ch'è stato, rabbia per ciò che è e rabbia per ciò che non è (alla rabbia per ciò che non sarà e per ciò che sarà metto un dovuto bavaglio). Continuo a non capire ma in momenti come questo credo sia meglio non capire per poter arrabbiarsi a duepigreco radianti. La primavera, quest'anno, ha risvegliato il meglio di me; l'autunno ha risvegliato il peggio: Samhain apocalittico. In primavera ero colmo di sensi soffusi e soffici ora son stracolmo di non-sensi impulsivi ed impudenti. Sensazioni, devo ammettere, più vive ora che sotto i frutteti in fiore.
(Sai che sono fragile, vero?)
E torno a cantare della mela di Sodoma correndo sul Booster(Piii) o a spingere il Ciao(Si) per andare a giocare al bigliardino o a scorrazzare per strade dimenticate sull'Evolis(UFO) o per le passeggiate tranquille sul DjWorld(keso) per assaporare l'aria fresca fra ombra e luce...o sull'unico vero mostro che in un ferragosto lontano spingemmo e ci spinse a San Frareau. E torno a gridare "Dov Vito lo fa finire che mi disturba mentre gioco?!"("Ehi ragazzini, ora vi butto fuori!") e a guardare biliardi di pixel e sentire centinaia di storie nei pomeriggi tranquilli ("Ou pisano, ma tu hai un cugino a Torino che si chiama Omar?) dopo le mattinate uggiose e desolanti. E torno ad inseguire Marcantonio e Cleopatra per catturarle e metterle sott'acqua e vedere le loro terze palpebre chiudersi e riaprirsi e poi correre subito all'altalena e ad immaginare il bimbo aureocrinito (ma questa è già un'altra storia). E rimango trasognato nel trasecolare in un passato che sembra fin troppo lontano ma non irraggiungibile: da sempre ho pensato che la mia vita futura si sarebbe basata sull'assaporare i ricordi del passato, come dei jeans verdarancio e un chiodo rosso. Propoli mancato e brividi.
In tutte le estati che ho trascorso a leggere ho imparato che nessuno di noi potrà mai essere più potente del "continuo".
"Aut tace aut loquere meliora silentio" ("Autoritratto", Salvator Rosa) Comments (2)
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