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    March 22

    Raccogliere pomodori.

    Pietre, nient'altro che pietre...deliziosamente pietre.
    Prese a calci dalla vita e tanto inconcepibilmente prese a calci da altre pietre. Tutti sono capaci di dar calci e dovremmo investigarci maggiormente sul perché alcuni in particolari momenti non lo facciano, ma è come se ci importasse solo del male (piuttosto che del bene, che si dimentica presto). Dopo tanto implicito o esplicito "rollingare", noi pietre, ci sfaldiamo come ciocche di formaggio stantìo e la nostra pietra-forma viene modificata facendo in modo che non rimanga mai costante, rimane forse 'solo' riconoscibile. Ecco un altro mito sfatato: dopo la ridicola ostensione de "Volere è potere" oggi, siori e siore, crocifiggiamo il mellifluo "Ciò che non ci distrugge ci dà forza". Quando non veniamo distrutti, noi formaggi, veniamo comunque grattuggiati, impepati, sondati: non rimaniamo immutati e se da un lato l'abitudine e la comprensione del male ci forniscono l'illusione di essere più forti dall'altro subiamo marcature a fuoco che quanto più profonde sono tanto più intaccano il nostro organismo, la nostra anima (NO, non l'anima cattolica! ma l'anima che per mera definizione spiega ciò che non riusciamo a spiegare), e ci lasciano quasi senza respiro ed impauriti. Questa sarebbe la forza? Qualcuno descriverebbe forza come una cicatrice profonda che periodicamente sanguina e che ci fa piangere di notte ed a volte anche di giorno e che ci costringe a sospettare il peggio da tutti? Questa è una sconfitta, signori. L'uomo è proprio un gran paraculo: riesce a trasformare una propria défaillance in una proprietà quasi lusinghiera. Forse è solo così che si può continuare ad esistere: prendendosi gioco di se stessi. A volte inorridisco dinanzi alla capacità cinica dell'uomo di considerare 'banali' i problemi altrui.
    Capire ciò che ci circonda è impossibile.
     
    E se la mia vita fosse un'algebra formale di TITOLI? Rimanendo nell'ipotesi assiomatica del finito e pronti a riordinare il tutto tramite il nostro amico simmetrico, potrei anche iniziare a snocciolare qualche primo termine:
    "Tonni sull'orlo di una crisi di nervi": Un gruppo di amici tonni non riesce a trascorrere una serata senza sospettare arpionaggi alla schiena o senza attaccar pinna al minimo indizio di movimento altrui. Il gioco verrà vissuto con insofferenza e musi lunghi. L'epilogo risulterà carico di tensione repressa che sfocerà in un turpiloquio di bolle. 
    "Il grande sonno": Il grande uomo cade nel grande sonno e se ne appropria esclusivamente lasciando gli altri piccoli uomini nella disperazione della veglia perpetua. Fra incomprensioni e cedimenti fisici i piccoli fra i piccoli verranno dimenticati rischiando l'estinzione della specie. Si spera in un lieto fine.
    "L'ombra del dolore": Monologo incessante, estemporaneo e prevalentemente interiore di un inetto che si sveglia nel cuore della notte solo al ricordo del dolore provato precedentemente e che ora lascia spazio al torpore formicolante. Un Ulisse post-moderno che vive con accettazione ciò che i predecessori vissero con tormento.
    "La tensione del pelo": Una serata improvvisata attorno al tavolo di una anonima cucina. Fra le portate e le stoviglie accatastate ogni avventore metterà il proprio bagaglio, schietto ed ironico, a disposizione di tutti gli altri. Commedia brillante dai toni tardo malinconici.
    "Il laureando": Un ragazzo attempato a causa di vicissitudini kafkiane rimarrà sempre in procinto di giungere all'agnognata laurea ed intanto vivrà da irrealizzato il suo micro-cosmo. Si attendono speranzose rielaborazioni, pena il rifiuto della critica.
     
     
      
    Vorrei tanto scrivere qualcosa, ma non riesco...davvero, non riesco.
      
     
     
    "La simmetria, per quanto in modo ampio o stretto si voglia definirne il significato, è un'idea grazie alla quale l'uomo, nei secoli, ha tentato di comprendere e di creare ordine, bellezza e perfezione."
    ("Symmetry", Hermann Weyl) 

    Comments (1)

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    Quoto: è solo così che si può continuare ad esistere: prendendosi gioco di se stessi.
    Quoto: Vorrei tanto scrivere qualcosa, ma non riesco...davvero, non riesco.
    Ti salutai
    Mar. 24

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