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September 03 Primo giorno: fu sera...A volte, quando guardo il mondo, mi chiedo che cosa possa esserci oltre ciò che vediamo...in che cosa siamo immersi? Molti hanno fornito risposte a tali domande, risposte fra le più svariate tirando in ballo dalla scienza alla religione. "Non si deve, nella scienza, prestar fede senza dimostrazione a ciò che è dimostrabile", sì...ma come potremo mai sapere a priori che cosa è dimostrabile oppure no? Beato Gödel, ora pro nobis.
"Oggi voglio non essere me stesso, voglio essere calmo e rilassato e l'ultima cosa che farò sarà quella di creare problemi", sentirsi pronunciare queste parole (quasi con stanchezza strascicata) come provenienti dall'oltretomba è una strana sensazione, una di quelle che ti fanno sentire grande, finalmente diverso. Che cosa c'è di strano?! Picciò! Io sono luca, io me li invento i problemi! Ecco perché "i due giorni" sono cominciati già in modo inusuale prima ancora di salire in macchina. "Dimmi ancora quanto pesa la tua maschera di cera, tanto poi tu lo sai si scioglierà come fosse neve al sol, mentre tutto scorre". Fermi ad aspettare. «E' lei!». «No, i capelli sono ricci e poi lei è più bassa!». Sì, non c'è dubbio, è lei...che con un semplice gesto della mano riesce a fermare un autobus in partenza. E' confortante sapere che certe cose non cambieranno mai, nonostante possano cambiare acconciatura o altezza. "U suli ora trasi 'ntru mari e fannu l'amuri: un c'è cosa cchiù granni". E' un bel contrasto, quello del cielo plumbeo e quello dei pistacchi smeraldini: è un bel contrasto guardare un colore e mangiarne un altro, soprattutto se sono colori preferiti, soprattutto se i suoni che accompagnano questi colori sono quelli che non si sentivano da tanto tempo. Mi sembra di essere a casa, nonostante la stanza sia diversa, i mobili diversi, le bottiglie di jack diverse e i materassini uguali. "I've got a picture in my room (in my room). I will return there I presume (should be soon)". E poi scarpinare, per strade vecchie viste da prospettive nuove, da altezze nuove, per giungere ad una stanchezza da folla...ad un'ebrezza da respiri (tutti come sottofondi, dieci, cento, mille respiri che coprono perfino le voci delle automobili che scorrazzano). Poi una fragola che sono vere fragole di bosco e un limone che è vero limone, tutto farcito dall'Escher più iperbolico che abbia mai visto, e poi il rientro, l'inerpicata attraverso una nuova prospettiva stesicorea, al carcere. "You could be my unintended, choice to live my life extended". Fase preparatoria, l'unica sera, la grande sera. Tenerissimo e nuvole in terra dal sapore aggressivo, dolce, acquolinoso: puppetti, cipuddata e 'nsalata. La cosa più porca è gustare, sentire, il grasso sciogliersi liberando un'anima verde e sentirlo sfrigolare a qualche metro di distanza, «Pronto! Servizio! Presto! Involtino in più!», e sentire la felicità che sale e sale perché è come se si fosse vissuti così da mille e ancora mille anni. Io adoro sentirmi a mio agio: sono un abitudinario. "Mama, now I'm coming home: I'm not all you wished of me". Infine basta rotolare per il ferro di cavallo più lungo che io abbia mai visto per giungere (ma perché non ricordo nulla?) al fulcro degli appuntamenti del lunedì. Mare di respiri, gente, ma stavolta ci sono più abituato e il posto 'muroso' mi rende tranquillo, sicuro e la fortuna aiuta non sempre gli audaci. Amico numero uno. Spezzatinu chi vola, vinu ch'abballa e menta che straborda. Osservo tutto con un po' di distanza fra me e il mondo, sgusciare in mezzo alla folla è una virtù divina...soprattutto se è per lasciarsela alle spalle. "Un minuto, resta un minuto per poterti dire...". «Dove sei?». «Ci stiamo spostando». «Ci vediamo in piazza Massimo». Ed arrivati lì: «Sono al centro dove c'è la fontana». E da lì iniziò il gioco per trovare l'incognita (die coss), il cosmopolitan giusto che era sbagliato e il negroni sbagliato che era giusto...ed il ritorno alle quattro rose, quelle vellutate, quelle che mi hanno riscaldato da sempre, per quanto io riesca a ricordare. Ovviamente alla fine il complotto dell'acino d'uva, con la varicella, ha messo a repentaglio la mia vita...ma son sopravvissuto, come sempre. Senza meta. "Say you're the best they've ever seen, You should have never trust in Hollywood". Passeggiamo che il lupo non c'è, lupo che fai? Amico numero due (alle spalle). Rivedere 'sagata' con quella strana atmosfera, vecchia ma inedita, mi ha messo molta malinconia. Forse rimpianto, forse soltanto semplice voglia di passato o forse nuova voglia di un nuovo futuro. Chissà. E allora voliamo su di una stella, passannu di l'acchi, ma soltanto per bere e non per sognare. E così fra uno stregone ed un mago si sorseggiano pensieri, si ingollano pezzi di emozioni e si respirano sguardi. Un melograno è già maturo e fa venire voglia di provare. «E pattìu mpinacchiu!». Non ridevo così da non so quanto tempo. "Somewhere, between the sacred silence and sleep. Disorder, disorder, disorder". Il percorso a ritroso non è stato così difficile come ce lo attendavamo, forse perché quando si è vissuti fuori dal tempo tutto sembra più facile, sembra diverso: perfino il buio della notte non riesce ad appiccicarsi agli occhi. U liottru 'nni taliava, unu a manca e l'autri a latina, alluntanarisi 'nta notti. Nessuno sguardo indietro, forse per non dover rendersi conto di dover dimenticare. Sarebbe stato un pensiero inconcepibile da cogliere. Le scale. "Ti pozzu offriri sulu 'na cantata: sulu sta vuci mi detti la vita". «Siamo arrivati». E cominciò il tetris, la sistemanza, il giocare a traballare su terreni accidentati e mobili e gonfiabili, cadere e scattare foto, e ridere. Luci nel buio della notte, occhi felini che tutto riuscivano a vedere, persino il nero brillante di quello che è il contrario di un pigiamone castigato. E tutti e quattro assieme, a ridere e a fare ssshhhhhh e poi a ridere, a fotografare mutandoni e poi a rotolarsi sulle nuvole per potersi ancora una volta stringere e rubare, assieme alle immagini, anche l'anima.
E' strano come spesso oggetti che vivono nelle dimensioni che riusciamo a percepire possano essere modificati soltanto dalle dimensioni che invece non percepiamo. Così accadono cose inspiegabili, passaggi sbagliati e improbabili dovuti esclusivamente ad una manipolazione incredibile del tempo e dello spazio che ci circonda. Il sonno arrivò lento ma di soppiatto, non lasciando presagire alcunché. TrackbacksThe trackback URL for this entry is: http://blacklibrarian.spaces.live.com/blog/cns!A37ADEB7C8468B8C!603.trak Weblogs that reference this entry
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