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    September 04

    ...e fu mattina: secondo giorno

    Aprire gli occhi e ritrovarsi immersi in una luce non soffusa ma non violenta, non artificiale ma non vivifica: è come vorrei svegliarmi ogni mattina. Finamente aprire gli occhi e non pensare al "dovere", non pensare nemmeno al "piacere"...pensare assolutamente a nulla anzi, non pensare; questo è un lusso che poco spesso riesco a permettermi. Quale potrebbe esserne la causa? (La felicità). La felicità?
     
    Manca un pezzo e la sveglia suona, cioè manca la sveglia ma il cellulare suona, cioè "un diamante è per sempre". Rotolo a destra fino al primo custode, poi a sinistra fino al secondo: sono ancora circondato; bene, anche oggi dovrò volare. Picci-picci-picci e il piede si muove a scatti, per scongiurare la solleticosa tortura ma non sortisce alcun altro effetto, come la ritmata cantilena che continua a ripetersi periodicamente. Caffè, tanti caffè, e una figura "strana", ancora tutta da decifrare. Ah, ma è tardi! Corri corri, prepara prepara, swisshhh swosshhh e si riparte con l'arca. Puffi di qua, puffi di là: ma non li troverai! Puffi di qua, puffi di là: ma dove sono chissà! Devo riconoscere che però è delizioso viaggiare su un nastro di Möbius chiamato tangenziale e rivedere le stesse facce, le stesse zampe, anche al contrario: l'unico problema è che ci vuol tempo ed il tempo è troppo spesso il nostro principale nemico (quando non è impegnato ad essere il nostro principale amico). Maxwell non avrebbe saputo trovare alcun metodo per misurare i campi elettromagnetici generati dalle quattro teste vorticanti (quanti moti relativi!), ma per fortuna (o forse perché tutto è così) si arriva sempre ad una situazione di equilibrio. Sì, credo che la natura possa essere descritta con un'unica parola: "EQUILIBRIO". Forse persino ciò che è innaturale tende sempre all'equilibrio, ma a questo dovrò pensarci più oculatamente in seguito. L'aria fresca ci investe ma la visione è desolante, man mano che s'avanza, ed ancora più desolante è riaquistare l'aria calda a mani quasi vuote. C'è il tempo (non ci sarà il tempo) ancora per un'altra ricerca, ma prima bisogna scegliere in fretta e furia che cosa vogliamo diventrare, almeno per oggi. Giornate pistacchiose, giornate mpinnacchiose: si sa, antica saggezza popolare. Ancora una volta niente di fatto e «Dovrei chiederti un favore» (tutto vergognato). Si ritorna al campo base e la piccola vedetta lombarda osserva, pianifica, scruta per ottimizzare tempi e spostamenti: all'angolo di quella chiesa a consolare i belli ed i brutti. Oh, com'è bello passeggiar con Nizy, Nizy ti sa rallegrar: anche quando è un giorno dei più neri, Nizy il sole fa spuntaaaaaar. Ed è da ciò che a volte crediamo più inutile, superfluo, che nascono le "casualità" che non si era riusciti ad agguantare con tutto l'impegno e la forza che abbiamo in corpo (ed oltre). Fu così che i nostri eroi scovarono il tempio perduto e conquistarono le loro ambite coppe: un tocco d'umanità che riempie di calore, quasi di gioia, nonostante nulla di gioioso sia accaduto. Ma allora "vivere" è questo? Per vivere non basta la nostra singola vita, ripiegata su se stessa, per vivere servono molte vite...concatenate. L'ormai "solita" (ma si può dire "solito" di un qualcosa che è nuovo, recente, incerto?) voce: «Se ti fa piacere e se non hai altro da fare».
    Ricerche a testa in giù, prospettive laterali e mappe che memorizzate in un mucchio di neuroni acquistano una nuova dimensione non appena si entra a far parte della mappa: la stanza è ormai il rifugio segreto che ognuno di noi custodisce all'interno della propria anima, la stanza perduta. Una mano, alzata in segno benevolo ma tanto superbiosamente da apparire tutto il contrario, non fa altro che puntarmi dall'inizio alla fine e mi segue perfino quando lascio il respiro e fino a quando lo avvisto. Poi la mano scompare. Quanto si può capire da uno sguardo, da un sibilo, da una parola, quando ci si conosce da tanto tempo e si è imparata l'affinità. La capacità più grande del voler bene è quella di saper tacere e di non far sentire all'oggetto del nostro volere che sappiamo: sarà infatti lo stesso soggetto ad accorgersene e ad esser grato del silenzio ricevuto. Io so di voler bene e so che qualcuno mi vuole bene. La navigazione è pacata (tutto è così pacato, stavolta) ed a tratti divertente. La caratteristica per la quale divergiamo è di sicuro l'immensa tranquillità che sembra essergli propria e l'immensa tensione che riesco sempre a generare (consumandomi?). Tutto sembra così semplice così, ridotto all'osso. Riconosco la strada: l'ho percorsa e ripercorsa in un'altra vita, mille fantasecoli fa, ascoltando analoghe parole. Spesso è uno strano dolore, quello di sentirsi vicini a fulcri che sono stati tanto importanti nel proprio passato e che adesso sembrano così...sfioriti. Intanto si arriva, come sempre si arriva. L'acqua scorre lenta, la voce risuona metallica, le grate tintinnano e il sole picchia...e finalmente le porte si aprono per i poveri principi del Maine. E' un mondo fuori dal mondo, quel che si cerca di ricreare con la tecnologia: l'idea di poter vivere in maniera artificiale, su un altro livello di complessità (oracolo docet). La mucchina vola e l'olio alla citronella viene asperso per infondere benedizioni profumate a calzini e mutande: fate questo in memoria di me. L'attimo di riposo fu fatale per la decisione di lasciarsi cullare da mille-e-cinquecento-euro fino ad emulare un'orientale danza orizzontale. La mucchina ri-vola e si giunge fino alle colonne d'ercole, ai confini del mondo e come spesso accade il viaggio è faticoso e dall'apparenza inconcludente, ma raramente ci si accorge che un viaggio ci cambia e ci dona delle idee che forse sarebbero state altrimenti assenti. Le tentazioni, accidia e gola, spesso si fondono assieme per regalare un amaretto (frantumaaaato per nieeeente!!!) e qualcosa di rosa-osa-osa. Non so cosa pensare, forse lo saprei, forse lo immagino ma non so come leggere, come sentire questi momenti. Il richiamo della musica è spesso forte ed una chitarra "che non suona" che suona è un'attrattiva bella da guardare ma non bella da provare...ed a nulla può servire stringere un polso e tirare come a nulla può servire strattonare un mulo se questi ha deciso che non deve più muoversi...e "nothing else matters". Due pollici e due indici virtuali possono emularne di reali, ma la mancanza di "quel" qualcosa è più che palpabile; è disarmante. L'immersione nelle tetre caverne dimenticate induce uno smarrimento che favorisce la cancellazione delle avventure precedenti e fornisce un ristoro temporaneo (ma da cosa? Dal finto mondo?). Non c'è niente di meglio, per riacquistare finzione, che immergersi nella finzione della finzione; com'è tutto cambiato, così diverso. Non si respira più il vecchio cameratismo e la grandezza dei supporti rende tutti più lontani, la ricchezza dei suoni rende tutti più sordi. Non è questo quello che ricordo del mio vecchio cantuccio ludico. Visti dal retro sembrano un po' comici (mi son reso conto che mi mancano molte prospettive!), ognuno impegnato a calpestare il tastone giusto e si sballonzola a sinistra e a destra, avanti e indietro. Salti lunghi, instabili, barcollanti e mosse non prestabilite tanto da sembrar casuali a volte battono i salti decisi, vigorosi, bassi, regolari e cadenzati: sembra tutto così strano da osservare, in realtà è la situazione ad essere strana. Cosa ci vuole? Ma un bel Leon, sgambettante e salto-rotolante: fasti di un'epoca che ormai non tornerà più. Anche questo mondo è andato avanti. La giornata così sta per finire...ma sta per finire?
    Il crepuscolo rende fastidiosa la vista di ciò che è scarsamente illuminato, sia da luci vere che da luci finte: è uno di quei momenti di transizione durante i quali gli oggetti posso assumere sembianze strane e sconosciute. Il percorso, stavolta più lineare, è farcito dalle solite note ma da un timbro nuovo, più basso, più pacato, più da abbracciare (mentre la stoffa separa). E' un attimo ritrovarsi, poi, a ricoprire la parte di spietati gangster che osservano dal loro loculo movimenti altrui. «Gli si può chiedere di cenare con noi?». «Gli di si DEVE chiedere di cenare con noi!». Ed inizia l'altra avventura, fra i meandri del pensiero. Friggi e fungheggia e taglia e lava e perdersi tante verità che nel frattempo proseguono incessantemente ad aver luogo: quante cose ci si perde, della nostra vita (crash, porc, niente). Parole, sguardi, contatti: ma che cosa sta accadendo? E' una sera molto strana. Finalmente birra. C'è a chi piace il tonno, eh? Chiudersi in un guscio, e tutto il resto fuori, non ha prezzo: cinque parlanti, mariti e mogli, cognati, cugini e...nessuno. Ridere, ridere, ridere ancora. Tutto ha una fine e questa fine la vediamo sempre arrivare discreta e incessante, ma a volte è proprio prorompente e indesiderata. Tutti in subbuglio a prepararsi per l'addio. «Prendi questo». «No». Ed osservare il punto bianco penzolare da un'altezza che non avrebbe nemmeno osare immaginare e continuare ad osservare il dondolio per infinito tempo (pochissimi secondi) come se tutto dovesse bloccarsi per sempre in quella ricerca di un equilibrio negato. Perché? Non nascondo, ora, il desiderio di dire semplicemente «sì», ma non ho nascosto l'idea di sentirmi inadeguato. Non ho fatto troppe storie. L'abbraccio finale, l'ultimo abbraccio, mi ha riempito di idee che non ricordavo da tempo. E' stato deciso, forte, caloroso, dolce. Ho pensato che forse tutta questa storia non è poi tutta sbagliata, che nonostante si possa perdere fiducia in alcuni casi e speranza per il futuro alla fine l'idea della quantità rimane l'idea regina, anche quando si è convinti non sia così. Ma se qualcuno sorride a te, un domani ancora c'è...e come per i teoremi da dimostrare, non potremo mai sapere a priori quando o se riceveremo un sorriso. La discesa fu buia e rumorosa e per una seconda volta ho rivisto l'amuleto sul palmo della mia mano, tesa verso un'idea, a reclamare la mia inutilità. Ma la cosa era stata fatta, sapevo già non si sarebbe tornati indietro. Ho potuto solo replicare con un candido ed ormai avvilito grazie (ma quanto era contento). Benedetti(ni) gli affamati, perché saranno nutriti. La via, scura, grigia, quasi lugubre, ma sempre affascinante all'inverosimile mi ha accolto per un'ultima vista. Ho rivisto un luca che poco pensieroso e rassegnato s'inerpicava per raggiungere una stanza non sua, per ricominciare una nuova nottata. 132. Un altro ultimo abbraccio e mpinnacchiu per salutare la fine di due giorni all'insegna di...all'insegna di...e che ne so! Sto ancora cercando di capire, di decifrare, di ascoltare. Tutto scorre e tutto muore: vorrei possedere la capacità di dissimulare i calcoli temporali, io che di calcoli non voglio sentirne parlare. 132.
    L'ora della partenza si fa più vibrante, ora che si è innescato un meccanismo non reversibile. Anche stavolta si è tutti fuori a stringersi e a promettere di ritrovarsi presto, prestissimo. Perché a volte accade che strani bacini d'attrazione prendano vita a partire da singoli ed isolati punti e che le onde generate da tali bacini possano sembrare imprevedibili, ma risultano invece aggraziate, regolari e cariche di forza e passione. Ma cosa accade? Esistono intersezioni, in tali situazioni? Ci si avvolge, freneticamente e come in una ghirlanda brillante, sfiorandosi e sussurrandosi mutuamente parole e sospiri o ci si lega fino a formare cappi che non possono essere sciolti se non con bruschi strappi? Non credo possa esistere una risposta e se esiste di certo ha bisogno di tempo per poter prender vita. Nel frattempo è necessario non dimenticare, ma come si potrebbe dimenticare?! Non c'è cosa più bella, più lieve e più luminosa di quando ci si ritrova "vicini", forse casualmente, senza alcun valido motivo, ma si riesce ad assaporare l'altrui respiro e camminare in sintonia come tenendosi per mano...nonostante non sia possibile farlo. E' così misteriosa, la vita.
    "Essere nel cuore", una locuzione tanto comune quanto difficile da eviscerare per raccoglierne il significato più intrinseco. Ma a volte è semplicemente giusta, senza motivazioni né spiegazioni, a volte è l'unica espressione che si può utilizzare essendo sicuri di non aver sbagliato. Quando si ha qualcuno nel cuore o si è nel cuore di qualcuno lo si sente, semplicemente. Non esprimo mai desideri, quasi mai (o meglio, ne esprimo sempre e soltanto uno), ma stavolta voglio farlo: desidero che si possa avere pazienza e voglia d'aspettare una prossima volta. Dulcissime.
    «Cummari, tu po' fari tutti cosi!».
     

    "Con il cuore pieno di ardenti fantasie, di cui ho il comando,
    con una lancia ardente e su un cavallo d'aria,
    vado errando per solitudini immense."
    (Canzone di "Angelo il folle", da "Terre Desolate" acquistato al mercatino) 
     

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